Redazione

Nell’Eden fu piantato l’albero della conoscenza del bene e del male. Perché un solo albero? Il bene e il male affondono le radici e pescano nello stesso terreno, risalgono il tronco nei vasi della stessa linfa. Una conoscenza intrecciata, un groviglio di scelte nelle quali distinguere con affanno il giusto dall’errore. Di qui la responsabilità di scegliere, ricordando l’antico precetto del Talmud: non fare agli altri quello che non vuoi che venga fatto a te.

di Erri De Luca

In Eden fu piantato l’albero della conoscenza di bene e di male. Il suo frutto fu subito allucinogeno, fece spalancare gli occhi di Eva e del suo compagno. Effetti collaterali: sapersi nudi e volersi coprire. La conoscenza di bene e male produce pudore. Essa manca in tempi spudorati.

Ma prima ancora di violare il divieto di assaggio, sorprende che quell’albero sia uno. Non poteva piantarne due, magari ai capi opposti del giardino, non poteva offrire due varietà botaniche a sottolineare la differenza tra il bene e il male? Il bene non poteva essere un cedro e il male un cespuglio di spine? No. L’albero della conoscenza è uno solo. Il bene e il male affondano radici e pescano nello stesso terreno, risalgono il tronco nei vasi della stessa linfa.

Hai voluto la conoscenza? Bene, essa è intrecciata, un groviglio di scelte nelle quali distinguere con affanno il giusto dall’errore. Ma si è discendenti di quel primo assaggio proprio per questo, per doversi accollare la responsabilità di scegliere. Perciò il giardino fu improvvisamente stretto, una riserva indiana. Insieme agli occhi dei due, fu spalancato il mondo. La libertà comincia con un cancello chiuso alle spalle. La libertà lì conquistata è un atto di sbaraglio.

Certo, esiste il decalogo, in cui sono fissati a maggioranza i divieti. Ma sono innumerevoli i casi in cui è un dovere trasgredirli. Fabrizio De André canta: «Ci hanno insegnato la meraviglia verso la gente che ruba il pane/ ora sappiamo che è un delitto non rubare quando si ha fame». Sono parole di amen/verità.

Quelli che sanno di preciso cos’è il male e il bene, quelli che l’insegnano, nella loro vita sbagliano almeno quanto tutti gli altri. Pretendere di conoscere, non protegge dalla caduta a oltranza negli errori. Conoscere il bene e il male è impresa da ultimi istanti di una vita, un soprassalto di lucidità in punto di congedo. Il peggio è accorgersi che quanto credemmo un tempo opera giusta fu invece un involontario contributo al peggio. Il peggio è doversi rimangiare un presupposto bene.

Queste righe cercano di sabotare prediche e predicatori. Non fare agli altri quello che non vuoi che venga fatto a te. In questa antica frase del Talmud c’è tutto quello che serve sapere circa il bene e il male.

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