Da oltre vent’anni un’associazione bressese opera a favore di popolazioni poverissime in Cile, Bolivia, Repubblica Domenicana e Uganda. Dal 2013 aiuta anche i rifugiati politici in Italia nel loro percorso di inserimento sociale

di Cristina CONTI

Dona un sorriso
Il Consiglio direttivo dell'associazione: da sinistra Liliana Mosconi (segretaria), Marco Quattrin (vice presidente), Giulio Fortunio (consigliere e responsabile del settore “rifugiati”), Roberto Calmi (presidente), Antonio Portioli (consigliere), Gabriella Cittadini (consigliere), Danilo De Regis (tesoriere)

Un aiuto concreto per i poveri. Prima in America Latina e poi anche in Italia. È l’associazione “Dona un sorriso”, nata a Bresso nel 1998. «I nostri fiori all’occhiello sono trasparenza e credibilità. Questo ci ha dato la spinta e ci ha permesso di raggiungere ottimi risultati – spiega il presidente Roberto Calmi -. Crediamo in quello che facciamo e le donazioni che raccogliamo sono devolute interamente agli organismi con cui collaboriamo».

Il primo progetto è nato in Cile. Un missionario inizia a occuparsi di ragazzi di strada e un gruppo di volontari lo aiuta raccogliendo fondi. «Con la legge sul volontariato ci siamo costituiti come associazione e da lì in poi abbiamo iniziato a interessarci anche di altri progetti – racconta Calmi -. Per cinque anni ho collaborato con la Caritas ambrosiana e sono stato membro del Consiglio di amministrazione della Fondazione Caritas: questo mi ha dato modo di conoscere altre realtà significative».

E tante sono quelle che “Dona un sorriso” aiuta oggi. Innanzitutto in Bolivia, dove dal 2012 collabora con un organismo che aiuta i Quechua e gli Aymara, gruppi etnici poverissimi che vivono sull’altopiano boliviano. «Sosteniamo le scuole e con pochi spiccioli facciamo mangiare i bambini che le frequentano», precisa il presidente: la diffusa denutrizione, infatti, è una delle conseguenze della povertà. Ma un aiuto importante arriva anche agli anziani, che vivono per strada e passano la giornata raccogliendo cianfrusaglie. «Una signora si occupa di queste persone in un centro di ricovero e le conosce tutte per nome. Grazie al nostro aiuto dà loro olio, riso, sapone, generi di prima necessità…», aggiunge Calmi.

Nella Repubblica Domenicana, invece, il problema più grave è la violenza familiare. Qui donne e bambini sono spesso maltrattati. Dal 2002 l’associazione si occupa di intervenire a loro favore attraverso un organismo che segue i casi più gravi a Santo Domingo e a Santiago Los Caballeros. «Ci sarebbe piaciuto fare qualcosa anche ad Haiti, ma quella è una realtà molto difficile e complessa e non ci siamo riusciti», commenta Calmi.

In Uganda dal 2008 l’aiuto dell’associazione è indirizzato a un ospedale gestito completamente da suore ugandesi. Inizialmente era un centro per la riabilitazione per chi tornava dalla guerra civile, oggi ha un bacino di utenza di 600 mila persone, tra le quali anche malati di Aids.

Dal 2013 l’azione di “Dona un sorriso” si è estesa anche all’Italia. Qui l’intervento riguarda in modo particolare i rifugiati politici, persone che scappano dal loro Paese perché perseguitate, alla ricerca di un futuro migliore. «Abbiamo a disposizione alcuni alloggi – spiega Calmi -. Due sono dati gratuitamente dal Comune e questo va sottolineato, perché si tratta di un intervento molto significativo, che prescinde dal colore politico di volta in volta uscito dalle elezioni». Un altro alloggio viene invece messo a disposizione da una parrocchia. In tutto sono 11 le persone ospitate. Un’équipe coordinata da un responsabile si occupa di loro durante la permanenza. «Integrazione, lavoro, studio dell’italiano sono le principali attività che portiamo avanti con queste persone – conclude il presidente -. Il nostro obiettivo, infatti, è quello di tenerli da noi per un anno, un anno e mezzo, e poi, una volta usciti, metterli in grado di cavarsela da soli nel nostro Paese».

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