Nella XI sessione, dedicata alle attenzioni da attivare in vista delle elezioni e sostenuta anche dal contributo di uno studioso come Paolo Magri, i consiglieri hanno progettato modalità concrete per sollecitare la riflessione nei rispettivi territori. L’Arcivescovo: i cristiani chiamati a contribuire a rendere l’Europa migliore

di Rita ANNUNZIATA

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Nell’XI sessione del Consiglio pastorale diocesano, svoltasi nello scorso fine settimana a Villa Sacro Cuore di Triuggio, al centro dei lavori sono stati l’Europa e il suo destino: il voto di maggio come opportunità per costruire la casa comune europea. Un tema – il primo affrontato quest’anno dal Cpd – di grande attualità, che ha rappresentato un momento di profonda riflessione per tutti i consiglieri: «Responsabilità ecclesiale e pastorale di fronte alla mutata situazione politica italiana; quali attenzioni pastorali in vista delle prossime elezioni europee».

Una sessione originale

Nel discorso che tradizionalmente chiude i lavori l’Arcivescovo ha esordito sottolineando come questa sessione abbia avuto un carattere di originalità rispetto alle tradizionali riunioni del Consiglio. Questa volta i consiglieri non hanno svolto solo la funzione di “consigliare e/o suggerire” soluzioni o strade pastorali da percorrere, ma la Commissione preparatoria ha attivato un meccanismo che li ha resi parte attiva, spingendoli a chiedersi: cosa potremmo fare noi, che responsabilità abbiamo personalmente? Questo è stato possibile attuando un metodo operativo che ha visto i consiglieri dividersi in gruppi di lavoro per realizzare casi concreti, con la possibilità di confrontarsi e mettersi in gioco personalmente, per esempio pensando alla realizzazione di una conferenza nella propria parrocchia o in un luogo “civico”, oppure alla programmazione di un incontro nella scuola o in università, a una cena al Refettorio Ambrosiano o alla mensa dei poveri, ma anche alla realizzazione di una mostra o di un volantino esplicativo.

La scelta di attivare i consiglieri è scaturita dalla constatazione maturata nella VII sessione (novembre 2017) dedicata al tema politico-amministrativo in vista delle elezioni del 2018, che metteva in evidenza diverse potenzialità accanto a tante fatiche a livello pastorale nel proporre, attivare dinamiche, dialogare sui temi politici. Provare a ideare possibili azioni ha permesso di focalizzare meglio le ragioni delle fatiche, l’individuazione di punti di forza, criteri e criticità sui quali il dibattito si è poi concentrato.

Questa sessione ha voluto così stimolare i membri del Consiglio a dare un loro contributo, come cristiani, nell’interpretare il tempo presente, nel promuovere una politica che riesca a costruire luoghi e occasioni in cui confrontarsi e riflettere soprattutto con consapevolezza sull’Europa: un’Europa che ha bisogno di speranza per avere un futuro, come ha detto papa Francesco. Temi, questi, che vanno oltre l’aspetto pastorale, poiché coinvolgono questioni fondamentali per la vita sociale di tutti.

Il contributo di Paolo Magri

Sabato il Consiglio è stato sollecitato anche dall’intervento di un esperto europeista, il dottor Paolo Magri (direttore dell’Ispi e membro del Comitato scientifico dei Dialoghi di vita buona), il quale ha accompagnato l’assemblea a conoscere un po’ più da vicino quest’Europa che si è scoperto essere troppo proiettata su se stessa e dimentica del mondo che intorno a lei si sta trasformando, con la triste prospettiva di morire per asfissia.

Nei numerosi interventi sull’argomento, susseguitisi nella mattinata di domenica, è emersa chiaramente la responsabilità dei cristiani chiamati a essere una presenza feconda e propositiva e a contribuire a rendere l’Europa migliore, come ha detto l’Arcivescovo nel suo intervento. Più volte è stato sottolineato che la comunità cristiana è in un momento fecondo per essere ascoltata, può essere fonte di ispirazione per quei valori e contenuti veri in cui crede e promotrice di percorsi attivi che facciano bene all’Europa. Le elezioni si stanno avvicinando e sempre più urgente si fa l’esigenza di un dibattito franco, aperto approfondito sull’Unione europea di oggi e sulle prospettive future. «Abbiamo la responsabilità di mostrare come la comunità cristiana può essere “buona per tutti”», ha detto l’Arcivescovo. La domanda è: come cristiani possiamo fare la differenza?

Da ricordare, in conclusione, un passaggio del recente messaggio della Comece (Commissione degli episcopati dell’Unione europea) per le prossime elezioni: «Votare in queste elezioni significa anche assumersi la responsabilità per il ruolo unico dell’Europa a livello globale. Il bene comune è più grande dell’Europa».

 

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