Un'esperienza intensa, quella della Quattro giorni per sacerdoti che hanno recentemente assunto nuovi incarichi, svoltasi nei giorni scorsi al Centro pastorale di Seveso. Ne parla il Vicario per la Formazione permanente monsignor Luigi Stucchi

di Ylenia SPINELLI

Monsignor Luigi Stucchi
Monsignor Luigi Stucchi

Non una ricetta bella e pronta per lo svolgimento del proprio ministero, ma un’occasione di confronto e una ventata di fiducia per riprendere il cammino, mettendo a fuoco il proprio compito nella missione della Chiesa. Questo, in sintesi, il significato della “Quattro giorni nuovi incarichi”, svoltasi dal 7 al 10 gennaio al Centro Pastorale Ambrosiano di Seveso. L’iniziativa, promossa dalla Formazione permanente del clero, ha coinvolto una ventina di sacerdoti che nei mesi scorsi hanno ricevuto nuovi incarichi come parroci o responsabili di Comunità pastorali. «Sono state giornate intense, in cui si è respirato un clima fraterno di condivisione, ascolto e preghiera, grazie al quale rimettersi in gioco dentro la proposta pastorale “Il campo è il mondo. Vie incontro all’umano», racconta soddisfatto monsignor Luigi Stucchi, vicario per la Formazione permanente.

Con l’aiuto di tanti validi relatori, i sacerdoti riuniti a Seveso si sono interrogati su come assumere responsabilità nuove, camminando come presbiteri uniti al Vescovo, in modo da testimoniare la fraternità, vivere le relazioni e la pastorale d’insieme con altre figure inserite nella comunità, a partire dai laici. «Non sono stati trattati temi nuovi – tiene a precisare monsignor Stucchi -, ma era importante trovarsi a riflettere e pregare insieme in un momento di passaggio e di assunzione di nuove responsabilità».

La Quattro giorni si è aperta con la testimonianza di tre confratelli alla guida di grandi Comunità pastorali, che hanno raccontato come hanno vissuto il momento del passaggio al nuovo incarico, hanno confidato come sono cresciuti umanamente e spiritualmente e hanno aiutato a mettere a fuoco le modalità concrete per esercitare il ministero, riordinando le priorità dentro i ritmi quotidiani e le trasformazioni che la comunità sta sperimentando in ciascuna realtà. «Per quanto le esperienze di Chiesa raccontate da chi è più maturo nel cammino di responsabilità di una Comunità siano molto distanti dal mio vissuto – spiega don Roberto Dimarno, parroco di tre Comunità nel Decanato di Appiano Gentile -, ho colto il desiderio di vivere il proprio servizio ecclesiale come un dono».

Si è poi passati a uno sguardo di fede con l’intervento del Vicario generale, monsignor Mario Delpini, che ha posto un interrogativo: essere dentro una riforma che tocca da vicino l’esercizio del ministero è una fatica o una grazia in più, quella di essere testimoni e protagonisti di un cambiamento profondo nella missione della Chiesa? «Il Vicario ci ha invitato a essere uomini capaci di amare – sottolinea padre Massimo Proscia, dei Missionari Clarettiani, arrivato da tre mesi nella nostra Diocesi -: amare la Chiesa prima di tutto, amarci tra noi presbiteri e trasmettere questo amore nelle nostre comunità».

Lo sguardo è andato successivamente al contesto ecclesiale in cui i sacerdoti sono chiamati a iniziare il nuovo ministero, «una Chiesa matura – spiega don Alberto Galimberti -, dove preti e laici vivano la corresponsabilità nell’annuncio del Vangelo e della testimonianza cristiana». Su questo hanno insistito in modo particolare la dottoressa Paola Bignardi, monsignor Gianni Zappa, assistente diocesano di Azione Cattolica, e Valentina Soncini, presidente diocesana di Ac.

Il confronto ha poi toccato le priorità della nuova evangelizzazione e dello stile testimoniale chiesto ai credenti e alla Chiesa di oggi, con i contributi dei Vicari episcopali monsignor Pierantonio Tremolada, monsignor Luca Bressan e monsignor Bruno Marinoni, approfondendo poi anche alcuni settori pastorali di grande attualità come l’iniziazione cristiana, la pastorale giovanile e quella dei migranti.

«Mi auguro che i sacerdoti che hanno partecipato a questa Quattro giorni tornino nelle loro comunità impegnandosi a favorire forme di corresponsabilità – conclude Stucchi -, promuovendo la presenza di un laicato adulto e consapevole. Ma soprattutto che sappiano diffondere la gioia della fede, facendo vivere una stagione di vera evangelizzazione».

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