C’è chi fin da bambino voleva fare il prete, anche se poi ha maturato la decisione di entrare in Seminario durante gli anni universitari e chi, dopo i primi anni a Seveso, ha sentito il bisogno di una pausa di riflessione per poi rimettersi alla sequela di Gesù

di Ylenia SPINELLI

Ogni anno presentare la classe dei futuri preti è una bella responsabilità, perché dietro i nomi e i volti del loro tableau, da tempo esposto fuori dalle chiese ambrosiane, si nascondono storie, esperienze, gioie e delusioni… In altre parole, vite pronte a rimettersi in discussione e a spendersi, con tutte le umane debolezze, per Gesù e la sua Chiesa. La loro presentazione ufficiale davanti al clero ambrosiano è avvenuta, come consuetudine, durante la Festa dei fiori in Seminario.

Quella dei preti 2018 è una classe che sorprende per la diversità dei carismi e per la gioia contagiosa. Non per nulla il motto con il quale hanno scelto di farsi accompagnare nel cammino verso il presbiterato è il versetto di Luca 15,24, «E cominciarono a far festa». Tratta dalla parabola del Padre misericordioso, per i futuri preti questa citazione esprime il corale desiderio di corrispondere all’invito che il Padre rivolge ai suoi servi dopo il ritorno del figlio minore: gioire per l’immensa misericordia. E la “festa” dei candidati ha coinvolto anche papa Francesco, incontrato personalmente in occasione del tradizionale pellegrinaggio a Roma, poche settimane prima dell’ordinazione.

Il Santo Padre ha invitato i futuri preti a essere «pastori dal volto gioioso, senza rigidità», capaci di ascolto, soprattutto con i giovani e con quanti vivono delusioni. Papa Francesco ha inoltre suggerito di imparare ad affrontare le crisi condividendone il peso con i fratelli presbiteri e con i laici, perché solo così si manifesta realmente la potenza della grazia di Dio che è amore misericordioso.

L’immagine che accompagna il motto (il “Trio angelico” di Arcabas) intensifica lo spirito festoso che i candidati auspicano per il loro ministero. I tre messaggeri celesti sono immersi nelle loro gioiose melodie per la nascita di Gesù; inoltre le differenze nelle posture e nelle ali dei tre angeli permettono di apprezzare ancora meglio l’insieme. «Si coglie la compresenza di stili differenti che animano la festa – spiegano i candidati -, segno che questa adesione alla gioia del cielo domanda la presenza di tutti e si arricchisce del contributo di ciascuno».

Allo stesso modo la vivacità di questa classe, composta da persone nate tra il 1972 e il 1993, è data dalla diversità di carismi. Francesco Agostani ha una grande esperienza educativa, maturata come direttore laico in oratorio; lo stesso vale per Alessandro Bernasconi. Simone Riva possiede una profonda sensibilità missionaria, cresciuta nei tre anni presso il seminario in Perù. Accanto a filosofi, ingegneri e architetti, c’è chi ha avuto esperienze lavorative in ambito legale, agronomo e non solo. C’è chi sin da bambino voleva fare il prete, anche se poi ha maturato la decisione di entrare in Seminario durante gli anni universitari e chi, dopo i primi anni a Seveso, ha sentito il bisogno di una pausa di riflessione per poi rimettersi alla sequela di Gesù.

Cinque del Pime

Sabato in Duomo saranno ordinati anche cinque sacerdoti del Pontificio Istituto Missioni Estere. Si tratta di Bala Raju Mareboiana (India), Paul Sunil Babu Jangam (India), Subba Rao Giddi (India), Prasanth Kumar Gunja (India) e Patience Kalkama Keuf Keuf (Camerun).
Infine sarà ordinato anche Mark M. Ntrakwah, appartenente alla Congregazione Benedettina di Santa Maria di Monte Oliveto.

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