L’esperienza pastorale vissuta durante la pandemia e gli insegnamenti che se ne possono trarre per il percorso futuro al centro dell’ultima sessione del Consiglio presbiterale

di suor Anna MEGLI

preti e pandemia

La XVI sessione del Consiglio presbiterale diocesano, tenuta martedì 16 giugno nell’inedita forma di video-conferenza, si è interrogata sul tema «Condivisione delle esperienze dei presbiteri nel tempo della pandemia alla luce della fede».

Forse per la prima volta i consiglieri, stimolati dall’Arcivescovo, più che consigliarlo su proposte pastorali concrete, hanno testimoniato – sulla scorta del documento preparatorio messo a punto dall’Équipe diocesana per la Formazione permanente del clero – quali risonanze di fede ha avuto in loro il tempo difficile di pandemia, la cui fase più acuta ci siamo lasciati alle spalle.

Proprio l’Arcivescovo, introducendo la sessione, ha indicato come dal Consiglio si aspettasse soprattutto la condivisione di un’esperienza, più che suggerimenti pastorali, anche se questi non possono non fare tesoro della prima. Importante, ha sottolineato, era far emergere una lettura sapienziale di ciò che ciascun presbitero ha vissuto, a livello sia personale, sia del presbiterio entro cui era inserito: questo per poter fornirgli un aiuto atto a caratterizzare il cammino per il prossimo anno pastorale, che non si riduca solo a una serie di iniziative concrete, sebbene indispensabili.

L’Arcivescovo ha dedicato un pensiero affettuoso a don Diego Pirovano, tragicamente morto quasi due mesi fa, che ha ricoperto ruoli ministeriali importanti in Diocesi e che per questo Consiglio ha svolto il compito di segretario con precisione e amabilità.

I consiglieri hanno arricchito la mattinata con numerosi interventi, portando contributi personali ed esperienze pastorali e mettendo in luce in particolare l’attenzione rivolta alle comunità loro affidate sia nell’ambito liturgico, sia con iniziative diverse nell’ambito dell’ascolto e della carità. Nonostante sia stata una sessione più breve del solito, il coinvolgimento personale è stato intenso e le testimonianze offerte sono state per tutti occasione di edificazione, che ha rivelato, una volta di più, la ricchezza del presbiterio ambrosiano.

L’Arcivescovo ha concluso invitando i confratelli a continuare ad ascoltare, ad ascoltarsi e a fare qualche passo, qualche proposta, qualche esperimento per una pratica di vita cristiana come ci viene suggerita da questa situazione, ricordando a noi stessi e ai nostri fedeli «che il Signore è con noi e opera con noi. Questo senso della presenza di Gesù, che attraverso lo Spirito ci parla, ci interroga, ci incoraggia è fondamentale, così come la certezza che noi abbiamo Gesù; è lui che ci dice qualcosa per affrontare il dolore e la morte. Gesù non si è chiesto da dove venisse il dolore, ma come questo dolore potesse diventare una forma di amore. Non ha detto “prendetelo e vediamo se siete bravi”, ma ha preso su di sé il peccato del mondo, il dolore del mondo». È importante, come pastori, ricordare che il tema fondante della fede cristiana è la Resurrezione: è questa che dà senso alla fede e accompagna alla comunione con Cristo.

Tra le tante tematiche importanti esplicitate negli interventi, l’Arcivescovo ha sottolineato in particolare la centralità della famiglia e l’importanza di una preghiera e di una celebrazione che permettano di vivere la fede in modo comunitario più coinvolgente, capace di vincere la solitudine. L’Arcivescovo ha augurato a tutti di fare tesoro delle testimonianze ascoltate, per un percorso sapienziale che accompagni tutti durante il nuovo anno pastorale e aiuti a camminare insieme come presbiterio.

 

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