Scopo del concorso è individuare e valorizzare giovani portatori di buone idee evangeliche che possano offrire un contributo innovativo alla società

L’8 luglio è il termine ultimo per la consegna dei progetti per il “Premio Ernesto Combi per una buona idea evangelica”. Scopo del concorso è individuare e valorizzare idee di giovani che, ispirandosi ai valori evangelici, offrano reali e innovativi contributi alla vita della società. È promosso dall’Istituto Superiore di scienze religiose di Milano in collaborazione con la Fondazione Lambriana e il Credito Artigiano. Ne parliamo con monsignor Claudio Stercal, Vicario episcopale per gli Affari economici ed Economo della Diocesi di Milano.

Ormai siamo alla terza edizione del Premio Combi, qual è il senso di questa iniziativa?
Noi vorremmo premiare le buone idee dei giovani. Per cercare di orientare la loro scelta abbiamo proposto questi tre criteri: primo che facciano riferimento a uno dei grandi valori evangelici, come la solidarietà, l’attenzione all’altro, il bene, la carità; secondo, che con questa idea diano un reale contributo alla vita civile e a tutti i suoi aspetti, artistico, culturale, educativo, sociale; terzo, che siano iniziative sostenibili economicamente, cioè con il passare del tempo possano raggiungere un sostanziale equilibrio economico.

Sulla base dei riscontri che avete avuto nelle scorse edizioni, che tipo di progettualità hanno i ragazzi di oggi?
Nelle prime due edizioni abbiamo ricevuto fra i 35 e i 40 progetti. La prima caratteristica che li unisce è che normalmente fanno riferimento a progetti già in corso, segno quindi che, piuttosto che "pensare a tavolino", i giovani si danno da fare e da lì ricavano nuove idee. La seconda caratteristica è che gli ambiti più rappresentati sono quelli educativi ed assistenziali: oratori, scuole, esperienze di musicoterapia, famiglie in difficoltà, multiculturalità, missioni… Nonostante quello che comunemente si pensa, i giovani si lasciano coinvolgere più facilmente in ciò che può essere direttamente di aiuto agli altri. Meno sviluppata è, invece, la capacità di progettare in vista di una sostenibilità economica: in Italia, la distanza tra beneficenza e capacità imprenditoriale è ancora molto accentuata. I partecipanti, ormai, provengono da tutte le regioni d’Italia. Per la premiazione li abbiamo riuniti una giornata intera a Milano e abbiamo potuto verificare direttamente le loro qualità umane e intellettuali. Un vero piacere ragionare con loro e un invito a proseguire con la terza edizione.

Questo Premio è dedicato a monsignor Ernesto Combi, una figura significativa della Diocesi di Milano, ci ricorda i suoi tratti essenziali?
È stato insegnante, preside dell’Istituto Superiore di scienze religiose e poi Vicario episcopale per gli Affari economici. Di fatto il Premio incrocia molti dei campi nei quali egli si è impegnato e dei valori che ha perseguito: l’educazione dei giovani, la ricerca e il sostengo di buone idee, l’equilibrio tra investimenti e risultati. Il premio è nato proprio dal desiderio di ricordarlo non solo con una commemorazione, ma cercando di dare seguito alle sue intuizioni e al suo lavoro.

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