Usciranno in permesso premio dal carcere e saranno ospitati in due case di San Giuliano Milanese. «Hanno i parenti lontani e non avrebbero ricevuto visite, dopo l’iniziale perplessità hanno accettato – spiega il cappellano don Antonio Loi -. Un’iniziativa molto bella perché partita dal basso»

di Luisa BOVE

Don Antonio Loi

Sarà un Natale diverso per Giovanni e Salvatore (i nomi sono di fantasia). Dopo anni di detenzione, nella mattinata del 25 dicembre usciranno in permesso premio dal carcere di Opera e andranno a pranzo da due famiglie, che apriranno la loro casa ai nuovi ospiti.

Un gesto bello, che ha stupito lo stesso cappellano don Antonio Loi. Dopo aver vissuto con 19 reclusi il Giubileo dei carcerati a Roma, voleva proporre qualcosa di significativo. Ma qualcuno l’ha preceduto. «Finita la Messa, una domenica di novembre, una famiglia mi ferma e mi chiede: “È possibile avere al pranzo di Natale un detenuto?”. Ho risposto che dovevo sentire il direttore, perché non dipendeva da me. Ho parlato con il dottor Siciliano, che si è messo a ridere e ha risposto: “Anche più di uno”. Il direttore è sempre disponibilissimo a queste iniziative, seppure con prudenza», assicura don Loi.

Così, dopo l’ok del parroco don Luca Violoni, durante le Messe della domenica a San Marziano (San Giuliano Milanese), con la collaborazione della Caritas parrocchiale è stato lanciato il progetto “Adotta un detenuto per il pranzo di Natale”. Due famiglie hanno dato la loro disponibilità e si è avviato l’iter burocratico, iniziando dagli educatori del carcere fino ai magistrati di sorveglianza.

«Attraverso la direzione abbiamo intercettato due detenuti che avevano parenti lontani e non avrebbero ricevuto visite – spiega don Loi -. Poi ho parlato con loro e ho chiesto se erano disponibili: all’inizio erano un po’ perplessi, ma poi hanno accettato. Quello di domani è il primo permesso premio che ottengono e potrà servire per sbloccare i successivi», si augura il cappellano.

La mattina del 25 dicembre le famiglie andranno a prendere i detenuti a Opera e li porteranno a casa loro. «A me toccherà mangiare l’antipasto e il primo da una parte, il secondo e il dolce dall’altra», scherza don Loi, molto contento per questa iniziativa «nata dal basso e non dall’istituzione». Le due famiglie che accoglieranno gli ospiti sono diverse: la prima con figli grandi di 20 e 14 anni, la seconda con una bimba appena nata e un’altra di 7 anni. L’anno prossimo il loro esempio sarà seguito da altri?

 

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