Caloroso incontro tra l’Arcivescovo e la Comunità del Seminario. Da Scola raccomandazioni alla comunione, ma anche alla franchezza nei rapporti e impegno nella «lotta inevitabile tra credere e non credere»

di Maria Teresa ANTOGNAZZA

Cardinale Scola

Grande calore e intensità: questo il clima respirato martedì pomeriggio al Seminario di Venegono Inferiore, dove il cardinale Angelo Scola si è incontrato con i giovani del quadriennio teologico e poi con i professori e gli educatori che ne hanno a cuore la formazione, sotto l’attenta guida del rettore monsignor Peppino Maffi. «Un appuntamento davvero memorabile, un momento intenso e inedito – ha commentato Maffi -, in cui l’Arcivescovo ha voluto dialogare personalmente con i giovani che si preparano al sacerdozio, con i loro insegnanti ed educatori, esprimendo concretamente il desiderio di comunione ecclesiale e la condivisione del cammino che tutti ci impegniamo a compiere in questo anno dedicato alla riscoperta delle ragioni della nostra fede. Per il quadriennio teologico di Venegono questa è una grossa novità, che ha avuto un significato importante per il nostro lavoro di formazione dei futuri preti.»

Dialogo e confronto, naturalmente a porte chiuse, centrati sui temi della nuova lettera pastorale, sulla condivisione delle «preoccupazioni che il vescovo ha nel cuore e sul modo in cui vede la figura del presbitero in questo tempo di confusa attesa», come ha sintetizzato lo stesso Scola.

Ai seminaristi l’Arcivescovo si è poi rivolto con grande calore durante la celebrazione eucaristica che ha concluso il pomeriggio: li ha esortati paternamente ad avere «franchezza, nei rapporti con il vescovo e con i superiori» e «gioia da portare sempre nei vostri cuori».

Accorato poi l’appello di Scola all’impegno scolastico, in particolare allo studio della teologia, alla ruminatio delle Scritture e all’intelligenza della fede, «come condizione fondamentale di quell’addestramento alla “lotta” inevitabile tra il credere e il non credere, che il dramma della fede oggi porta con sé. Nessuno di noi è esente da questo combattimento, tanto più in un contesto culturale che è già oltre l’individualismo della modernità». Una lotta che il Cardinale ha collegato alle parole dell’Apocalisse ascoltate nella liturgia: «La tentazione e la prova sono dentro di noi; nulla è risparmiato nella lotta del drago di cui parla Giovanni. Anche la lotta tra la fede e l’incredulità, che percepiamo così acuta nel nostro tempo, ce l’abbiamo addosso tutti». E per «vincere» il combattimento Scola ha esortato alla «perseveranza», cioè «l’entusiasmo da ritrovare ogni mattina nel riprendere il proprio impegno e il gusto di affrontare una nuova giornata nell’esercizio bello e faticoso del nostro magistero». Perseveranza che poggia sulla fede e sui santi, ha ricordato il Cardinale, citando ampiamente le parole del Papa e dei Padri nel recente Sinodo sulla nuova evangelizzazione.

E sempre additando la necessità di accettare innanzitutto nella propria vita la dimensione di lotta, l’Arcivescovo ha ben sintetizzato il ruolo del Seminario per la formazione dei nuovi giovani preti: «Esso è per voi la dimora, il luogo vivo, la compagnia di questo addestramento alla lotta – ha detto -. Esso vi educa all’unità del proprio io, con se stesso, nonostante i propri limiti e le proprie fragilità; unità che è poi condizione dell’unione con gli altri. Unità e comunione che vi raccomando di vivere attraverso tutte le occasioni formative e gli impegni che vi propone la vita del seminario».

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