Presiedendo a Cuggiono la Celebrazione Eucaristica e inaugurando il nuovo oratorio, il cardinale ha ricordato la grande importanza educativa degli spazi oratoriani e ha invitato a non dimenticare mai la “corsa” verso il Signore

di Annamaria BRACCINI

San Giorgio_Cuggiono

Un sabato di festa, sotto un sole splendido degno dell’estate che anche qui, nella bella zona verde e fertile vicino al Naviglio, a Cuggiono, è stata un poco latitante.
Per il cardinale Scola che arriva tra la gente, tanta, accolto sul sagrato della bella e grande chiesa di San Giorgio – quasi una Cattedrale, osserva – si è mobilitato tutto il paese, dallo storico Corpo musicale di “Santa Cecilia” fondato nel 1830, ai ragazzi che porgono allArcivescovo la fiaccola che hanno portato dal Santuario di Oropa da cui sono partiti in mattinata a piedi.
Insomma, lo si capisce, la giornata è attesa, importante e anche “storica” perché il Cardinale, dopo l’Eucaristia, concelebrata da oltre 10 sacerdoti del decanato di Castano Primo, benedice l’oratorio a lungo atteso. Lo ricorda nel suo indirizzo di saluto, don Franco Roggiani, decano (Scola al termine incontrerà tutti i sacerdoti del Decanato) e parroco delle due parrocchie di Cuggiono, San Giorgio e Santi Giacomo e Filippo in Castelletto.
«Eminenza – dice, infatti – siamo felici di averla qui e di vederla di persona in un momento particolarissimo per la nostra Comunità. Quattordici anni fa abbiamo posto la prima pietra dell’oratorio e finalmente ora lo inauguriamo come luogo di condivisione ed educazione». Quasi una risposta le prime parole del Cardinale nella sua omelia.
«Sono grato di essere tra voi in un’occasione di crescita come è sempre l’inizio di un nuovo oratorio dove vivere insieme i tempi della riflessione, della relazione carica di amore fraterno, nella fedeltà alla nostra grande tradizione ambrosiana che – come confermano i dati della partecipazione all’oratorio estivo, in notevole crescita -, dimostrano quanto l’oratorio, appunto, sia sempre più efficace perché è una cerniera tra la vita ecclesiale e quella quotidiana». Quella realtà di tutti i giorni nella quale deve “passare” Gesù, vero «motivo per cambiare qui e ora l’esistenza in vista della realizzazione di felicità» che ogni uomo porta nel cuore e che, come cristiani, possiamo definire con una parola sola: santità.
Da qui, allora, la gioia espressa alla gente, in prima fila ci sono le autorità tra cui il sindaco di Cuggiono, Flavio Polloni, dal Cardinale: «Capite bene come l’Arcivescovo sia contento di poter benedire tale realtà educativa, in una società travagliata quale è la nostra di oggi. Come testimoniano i ragazzi che hanno portato la fiaccola da Oropa a qui, il Signore è vivo e nella luce del suo volto camminiamo come Comunità, nel concreto della vita, nel modo in cui viviamo gli affetti, in cui concepiamo il lavoro e il riposo, in cui guardiamo con realismo la faccia del dolore, nel modo in cui vogliamo edificare una vita sociale buona, volendo pensare e agire come Gesù”.
Cosa possibile, se solo si affronta in maniera giusta la realtà, suggerisce Scola, «ascoltando la Parola di Dio» e chiedendosi «se realmente ci stiamo educando attraverso i rapporti e le circostanze dell’esistenza, al destino delle risurrezione, nostra speranza».
Una “speranza sicura e affidabile”, come «dicono tutte le Letture di oggi». Semmai l’interrogativo è perché, come uomini, facciamo tanta fatica a comprendere la speranza evangelica.
«Perché – scandisce l’Arcivescovo – pensiamo alla vita eterna come a qualcosa che verrà solo dopo la morte, mentre essa è già presente in colui che crede, che ascolta la Parola di Cristo e la mette in pratica, in chi vede nell’Eucaristia, un anticipo della risurrezione che ci attende». Criterio fondamentale per questo cambiamento di mentalità lo insegna e lo pone nel nostro Dna, il Signore stesso, con il suo insegnamento di amore che diviene amore reciproco e umano.
«Neppure i nostri peccati, se domandiamo perdono sono un’obiezione a questa crescita nella quale lentamente impariamo a dare del tu a Gesù».
Da qui la conseguenza decisiva: «quella che abbiamo sentito proclamare nell’Annuncio della Risurrezione di Giovanni in questa Messa vespertina attraverso la frequenza del verbo correre, correre verso il Signore per incontrarlo e comunicarlo. Che la vostra ricchissima storia ecclesiale e civile trovi nuovo vigore dall’importante inaugurazione dell’oratorio e nella corsa verso il Signore».
Poi, a conclusione della Celebrazione, ancora un richiamo alla missione educatrice della Chiesa, in questo anno, messa al centro in particolare dai cammini della nostra Dicesi. Per gli adulti richiamo alle sinergie da mettere in campo per il bene dei ragazzi e per i giovani l’indicazione di imparare a riconoscere la vocazione ad amare, sia nella scelta matrimoniale, sia in quella di darsi al Signore «per chi lo avesse nel cuore».
Un pensiero è anche per la pace e per tante difficoltà della società di oggi con il lavoro che non c’é. «Preghiamo per questo, ogni giorno, anche in maniera breve, ma non dimentichiamoci del Signore».
E, a sera, ormai, la processione per le vie del paese, con la. Banda e le autorità in testa, verso il nuovo oratorio, spazio ed edificio funzionali, moderni e adatti ad accogliere, come auspica l’Arcivescovo adulti e ragazzi – gli oltre 400 dei paesi di Cuggiono e. Castelletto, come ricorda il coadiutore don Lorenzo Truccolo.
Il parroco ringrazia i tanti volontari che con il loro lavoro e impegno nei diversi momenti della progettazione e costruzione “ci hanno fatto risparmiare 350-400 mila euro” e il sindaco, prima della brve visita del Cardinale ai locali dice: «l’oratorio di San Giovanni Bosco è un bene della Comunità intera perché tutti pensiamo al bene dei nostri ragazzi». Uno spazio, insomma, tutto da vivere, coem augura tra gli applausi l’Arcivescovo.

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