Tra i protagonisti della serata, l’attore definisce così l’obiettivo di “Tutti siete invitati”: «Parleremo del cibo materiale, ma soprattutto di quella tensione spirituale che sfama veramente»

di Stefania CECCHETTI

Giacomo Poretti

Interno: una cucina bianca, piena di luce. Sul bancone un arrosto che sta per andare in forno. Lui ha il grembiule, taglia le patate e intanto parla di un altro cibo, un cibo speciale, che va bene per tutti, perfino per chi soffre di celiachia. Così appare Giacomo Poretti, l’attore componente del celebre trio Aldo Giovanni e Giacomo, nel divertente spot in cui invita i milanesi a «Tutti siete invitati», il grande evento organizzato dalla Diocesi e da Caritas Ambrosiana per la serata del 18 maggio in piazza Duomo. Una sorta di grande inaugurazione della presenza della Chiesa milanese a Expo, e anche l’occasione per accogliere i delegati delle Caritas provenienti da 164 Paesi di tutto il mondo che, il giorno dopo, celebreranno la loro assemblea generale. Ma anche una “replica” della grande serata di musica, teatro, arte, fede, e preghiera voluta dall’Arcivescovo, che l’8 maggio 2014 riempì piazza Duomo di migliaia di persone.

La manifestazione vedrà protagonisti, tra gli altri, Piera Degli Esposti, Davide van De Sfroos, Tania Kassis e naturalmente lui, Giacomo Poretti, che l’anno scorso aveva incantato i presenti con un dialogo surreale tra la Madonnina e suo figlio in croce.

È la seconda volta che accetta l’invito del cardinale Scola. Che ricordi ha dell’anno scorso?
Mi sembra importante partecipare a eventi come questi. Dell’anno scorso ho ricordi straordinari: la partecipazione della gente, numerosissima; la grande attenzione della piazza… Speriamo che la magia si replichi anche quest’anno.

Che valore hanno questi momenti collettivi in una Milano che va di fretta, che consuma come un prodotto anche il tempo libero e che sembra troppo distratta per le questioni di fede?
Credo che abbiano un grande valore: è importante che per i milanesi ci siano anche momenti più pacati e di riflessione e che non siano solo episodi isolati. Sulla fede, non so quanto Milano sia effettivamente distratta… La serata del 18 maggio è un tentativo di rivolgersi a chi già crede, ma anche a tutti gli altri. Quanto poi questo riesca davvero ad “agganciare” i non credenti, non lo so, non sono io a doverlo dire. La mia speranza è che lo spettacolo raggiunga il cuore di tutte le persone.

Cosa si devono aspettare gli “invitati”?
Una riflessione legata al tema del cibo, sviluppata attraverso la lettura del Vangelo e diverse forme di spettacolo. Ma attenzione: più che di cibo “materiale” parleremo di qualcosa di più importante, che soddisfa una fame più grande.

È il cibo buono per tutti di cui si parla nel suo spot?
Sì, noi sappiamo che il cibo buono, per un credente, è il messaggio del Padre. È il comprendere che non veniamo da noi stessi, ma c’è qualcuno che ci ha pensato e ha un progetto su di noi. È questa tensione spirituale che sfama per davvero.

Il legame con Expo è abbastanza evidente…
Sì, la serata vuole mostrare, attraverso le diverse forme dello spettacolo, un punto di vista diverso sulla “nutrizione”.

Ci può anticipare i contenuti del suo intervento?
Ci sto ancora lavorando. Sa, io sono uno che arriva sempre due minuti prima! Comunque parlerò dei molti banchetti e delle ubriacature raccontati nella Bibbia, dove il cibo, quello materiale, ritorna molto di frequente. Cercherò di farlo con umorismo, per poi approdare al racconto, questa volta serio, del banchetto per eccellenza, quello che ha istituito l’Eucarestia. Spero di riuscirci: in genere mescolare il linguaggio sacro a quello profano è molto difficile.

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