L’attrice, tra i protagonisti di «Tutti siete invitati», racconta le sue sensazioni alla vigilia dell’evento in piazza Duomo: «Spero che la serata ci aiuti a rileggere con cuore e occhi diversi il nostro modo di comportarci nei confronti del creato e degli altri»

di Veronica TODARO

 Piera Degli Esposti

È stata chiamata dal regista Andrea Chiodi per far emozionare piazza Duomo con la sua voce e la sua interpretazione. Sarà lei, Piera Degli Esposti, a doversi infatti cimentare nella lettura della Genesi in apertura di serata e dell’inno alla carità di San Paolo alla fine. «Due testi densi di messaggi forti – commenta l’attrice -. Per me è molto importante che oggi si parli della Terra, di come sia trascurata e vissuta in maniera indifferente, come se il privilegio di stare qui fosse dovuto. Tutte riflessioni che mi portano a ricordare l’inizio della Genesi, le meraviglie del creato, le specie di animali, del cielo, del mare, oggi tinto di rosso, e l’indifferenza con cui le calpestiamo. È il primo motivo che mi ha convinto ad accettare l’invito in piazza Duomo: essere rapita da questa straordinaria storia che è la Genesi e voler provare a coinvolgere il pubblico e a rapirlo a mia volta sulla “costruzione” di un “Grande Lavoratore”. È una grande possibilità che mi è stata offerta come attrice: non leggere passivamente un testo, ma farlo vibrare, e così far rivivere, far risentire ed emozionare».

Se sulla creazione Piera Degli Esposti si infervora, pensando a come oggi la natura e gli animali siano calpestati, anche sulla lettera di San Paolo ai Corinzi e sulla carità l’attrice esprime il suo rammarico, pensando alla mancanza di attenzione verso gli altri: «Oggi nessuno vede nessuno. C’è un interesse verso gli altri solo quando c’è la possibilità di ricavarne potere, di avere riscontri, di far fruttare opportunità. Eppure “vedere” gli altri è molto importante, sentirne l’esistenza, essere sensibili davanti a chi subisce delle prove dovrebbe far parte della vita di tutti».

Di sé e del suo legame con la fede l’attrice racconta: «Vengo da una famiglia laica. Di conseguenza mi isolavo, ma ho sempre pensato che non potevo vivere così e che non sarei mai riuscita a vivere senza fede». E tiene a precisare: «A volte assistiamo a manifestazioni di fede completamente sbagliate. Io non credo che nessun dio voglia i kamikaze o l’uccisione dei bambini. Ma una cattiva interpretazione della fede può portare a questo. Si possono avere vari tipi di fede: basterebbe però comportarsi tenendo a mente le parole di San Paolo, applicate a una vita sensibile. Questo non significa che le persone senza fede siano insensibili, ma chi ha la fede è illuminato: le persone di fede mettono sempre davanti gli altri, i malati, i sofferenti, chi patisce prove, chi vive in terre massacrate. Per questo mi sembra molto importante sostenere la Caritas Internationalis e quanti si interessano delle persone più svantaggiate». In questo senso, per l’attrice la lettura dell’inno alla carità servirà anche a «capire quanto ognuno di noi si distanzi dalla carità o quanto invece ne tenga conto, perché la carità dovrebbe essere una cosa naturale, altrimenti saremmo soli…».

L’emozione per l’appuntamento di domani sera condirà le letture con un alone di maggiore partecipazione: «È la prima volta che mi esibisco in piazza Duomo. Sono abituata ai grandi spazi dei teatri greci, ma sapere di avere davanti una platea di migliaia di persone rende l’evento emozionante. Ringrazio il regista per questa opportunità e per avermi scelta per affidarmi le parole di San Paolo, sulla carità e sull’amore. Spero sia una serata “espansa” con diversi modi di pregare e di riflettere, rileggendo con cuore e occhi diversi il proprio modo di comportarsi nei confronti delle meraviglie del creato e nei confronti degli altri, abbandonando l’indifferenza».

 

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