«La nostra città è la più inquinata d’Italia dalle polveri sottili, e questo ha aggravato gli effetti della pandemia», rileva il presidente della rete di associazioni ambientaliste in quel territorio, presente all’incontro del 27 novembre a Milano. «All’Arcivescovo chiederemo di promuovere un evento che coinvolga istituzioni e cittadini sui temi della “Laudato si’”»

di Annamaria Braccini

smog

Marco Pezzoni è il coordinatore di «Stati Generali Clima Ambiente Salute», una rete alla quale aderisce la quasi totalità delle associazioni che si interessano di questi temi a Cremona e nella sua provincia. Sorti due anni e mezzo fa, gli «Stati» rappresentano una quarantina di associazioni e comitati locali, alcuni anche con caratteristiche molto specifiche legate al territorio, che si tengono in contatto ogni settimana, confrontandosi su numerosi temi. In questa veste Pezzoni parteciperà all’incontro del 27 novembre dedicato alla questione ambientale.

Di quali istanze vi farete portatori, confrontandovi con l’Arcivescovo e altre realtà del territorio lombardo?
Per prima cosa, sottolineeremo l’evidente interdipendenza tra clima, ambiente e salute, che nel nostro territorio è particolarmente grave. Cremona è, infatti, la città più inquinata d’Italia per quanto riguarda le polveri sottili, Pm 2,5 e Pm 10, nonché la seconda, in questa triste classifica dell’Agenzia Europea per l’Ambiente, considerando l’intero nostro continente. Grazie ai rapporti che abbiamo realizzato con istituti indipendenti medico-scientifici, a cominciare dall’Istituto Ramazzini che è una delle più grandi realtà in Europa di ricerca sul cancro, abbiamo visto che vi è una diretta interrelazione tra l’inquinamento da polveri sottili e l’aggravamento della situazione dovuta alla pandemia, perché il Covid-19 colpisce là dove le persone sono più fragili e predisposte a malattie cardiocircolatorie e cardiovascolari. Certamente tutto questo è legato all’intera condizione della Pianura Padana, una delle quattro o cinque aree più inquinate d’Europa, ma occorre notare che sussistono anche cause più specifiche. Ecco perché, da oltre quattro anni, abbiamo richiesto e incoraggiato un’indagine epidemiologica ufficiale da parte dell’Osservatorio dell’ATS Valpadana, che riguardi Cremona e Mantova.

Marco Pezzoni

Marco Pezzoni

La ricerca si è concretizzata?
Di fatto i tempi si sono molto allungati e non c’è stata reale collaborazione da parte di tutte le istituzioni coinvolte e interessate. Al momento sono stati individuati tre punti – ovviamente da verificare – come cause principali di inquinamento, soprattutto nell’aria-atmosfera: il termovalorizzatore inceneritore di Cremona, l’acciaieria Arvedi e l’autostrada Piacenza-Cremona-Brescia. Alcuni dati sono stati forniti: per esempio l’inceneritore emette 90 mila metri cubi di vapori all’ora, mentre l’acciaieria ne emette 5.500.000 sempre nei 60 minuti. La gravità e l’insostenibilità della situazione dovrebbero essere evidenti per tutti.

Quali sono i temi su cui punterete la vostra attenzione?
Faremo presenti due richieste: la diffusione di una maggiore sensibilità e la forte difficoltà di dialogo con le istituzioni locali che non ascoltano a sufficienza le proteste di chi vive accanto a tali realtà e le subisce. Dal punto di vista dei credenti – e ovviamente anche dei non credenti – questo produce lacerazioni profonde nel tessuto sociale, con comunità che rischiano di spezzarsi e fraternità che non si riconoscono più vicendevolmente. È un problema complessivo di tipo culturale, sociale, etico e politico.

Cosa vi aspettate dall’incontro e cosa chiederete all’Arcivescovo?
Crediamo che l’Arcivescovo possa avere un ruolo particolarmente importante come Metropolita di Lombardia. Gli chiederemo – se sarà d’accordo – di poter promuovere, insieme alle Diocesi della regione, un convegno nazionale a Milano che coinvolga le istituzioni, ma anche i cittadini, mettendo in discussione quel paradigma tecnocratico-globale di cui parla papa Francesco nella Laudato si’. Pensiamo che la fraternità e la conversione ecologica siano contesti che vanno ben oltre i singoli confini territoriali e possano fare da motore a un nuovo modo di dialogare, ma anche di rigenerare comunità e democrazia.

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