Redazione

La Diocesi di Monze si è preparata a questo grande momento con un percorso pastorale di cinque anni scanditi dalle lettere pastorali del Vescovo, e avendo come icona i due discepoli di Emmaus che erano giunti a comprendere che la morte di Gesù sulla croce non era la sconfitta di Colui nel quale avevano riposto tutta la loro speranza, ma era la rivelazione del grandissimo amore di Dio che è venuto a salvarci. Questa Lieta Notizia li spingeva a partire immediatamente per rendere testimonianza a Gesù, il Signore.

Così deve essere per la Diocesi che è chiamata a rinnovare lo stesso impegno che aveva consentito al primo sparuto gruppo di cristiani di portare il Vangelo in tutta la regione e dar vita a una grande comunità, oggi la Chiesa di Monze.

Celebrare il centenario significa dunque ricordare la storia dei cento anni trascorsi nella consapevolezza che nulla per i cristiani accade casualmente: Dio parla alla Chiesa attraverso la storia.

In questo modo la celebrazione diventa momento di Grazia per un rinnovato impegno missionario che guidi il cammino che la Diocesi ha davanti a sé, sicuri che Dio sarà fedele come lo è stato nel passato.

Ecco allora le grandi domande che mons. Emilio Patriarca nell’ultima lettera pastorale, intitolata appunto “Sarete miei testimoni”, pone a sé stesso e a tutta la sua gente: “la Chiesa di Monze è una Chiesa missionaria? Siamo missionari nel senso di essere una comunità di credenti che, avendo riconosciuto il Signore dallo spezzare del pane, partiamo immediatamente per testimoniarlo?

E’ ancora vivo in noi lo spirito missionario e lo zelo apostolico che condussero padre Moreau e i suoi quattro compagni a iniziare l’opera di evangelizzazione a Chikuni all’inizio del secolo scorso? Siamo pronti a soffrire, a offrire la nostra vita per il Vangelo come essi fecero”?

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