Comunità pastorali e diaconie al centro dell’ultima sessione dell’organismo diocesano, svoltasi online. È stato chiesto all’Arcivescovo di riprendere il tema nella sua prossima lettera pastorale

di Valentina SONCINI Segretaria del
Consiglio pastorale diocesano

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In modalità online, come la situazione ci ha costretto da quasi un anno, nello scorso fine settimana si è svolta la sessione XVII del Consiglio pastorale diocesano sul tema «La Comunità pastorale e l’esercizio della responsabilità presbiterale al servizio della comunione ecclesiale nell’Arcidiocesi ambrosiana». Proprio per la complessità e la delicatezza del tema, un intenso lavoro ha caratterizzato la preparazione di questa sessione. Tutto il Consiglio è stato mobilitato a raccogliere elementi tramite brevi interviste ai membri dei Consigli pastorali di Comunità pastorali e delle diaconie.

Dopo la presentazione dei dati relativi al sorgere delle Comunità pastorali (dal 2006 al 2020) e delle rispettive diaconie, il ricco materiale raccolto è stato riportato sabato pomeriggio dal presidente della commissione Carlo Gatti, che ha presentato i dati secondo tre linee tematiche: la consapevolezza della corresponsabilità, l’immagine di diaconia e il profilo del presbitero. È seguito un intervento mirato del vicario episcopale monsignor Luca Bressan, teologo pastoralista, che, su quanto presentato, ha offerto alcune coordinate interpretative per esprimere «il volto di una Chiesa che accompagna le trasformazioni della sua forma».

Dopo un prima fase di confronto con già quindici interventi, l’Arcivescovo ha concluso la giornata di lavoro richiamando l’attenzione dei consiglieri sui seguenti quattro aspetti:

  • il criterio di azione della Comunità pastorale deve essere sempre quello missionario; come deve essere la comunità per realizzare la missione?
  • Cosa si intende con «volto di Chiesa», un luogo fisico o un processo da far accadere?
  • La stranezza di vedere che, dopo 15 anni, la diaconia risulti anche per molti addetti ai lavori un “oggetto misterioso” e di constatare come nella realtà pastorale il rapporto diaconia – Consiglio pastorale sia capovolto rispetto all’intento iniziale. La diaconia infatti indirizza l’azione pastorale, mentre il Consiglio pastorale rischia solo di ratificare. Anche questo punto merita chiarimenti
  • L’auspicio che in diocesi si giunga ad avere linee più omogenee, benché non uniformi, riguardo all’impostazione pastorale, in modo che le scelte non debbano dipendere dall’arbitrio di singoli, per esempio dai preti, con il cambio dei quali nelle Comunità avvengono brusche modifiche.

Il lavoro è continuato il giorno dopo con il dibattito in assemblea e molti interventi dei consiglieri (ben ventisei), che hanno messo in luce la complessità del tema circa il funzionamento dei vari organismi o la necessità di una loro migliore definizione di compiti procedure e ruoli con particolare attenzione alla varietà delle vocazioni e dei carismi del popolo di Dio.

Al termine dei lavori si è colta la necessità di darvi seguito attraverso la richiesta all’Arcivescovo di riprendere questo tema tra quelli della prossima lettera pastorale (che verterà sulla sinodalità) ed eventuali laboratori sulle Comunità pastorali. L’Arcivescovo in chiusura ha espresso il suo impegno a farsi carico con il Cem delle richieste espresse dalla mozione, invitando tutti a contribuire ulteriormente a ripensare le modalità di lavoro dei Consigli pastorali.

È stato via via più chiaro che il focus non risultasse più il presbitero, isolatamente preso, ma i processi di sistema dell’agire pastorale, che hanno come soggetto tutto il popolo di Dio. La sessione ha messo in luce anche un possibile modo nuovo di esercitare il compito del consigliere a livello diocesano: attivo, in ascolto del territorio, coinvolto nella riflessione e poi disponibile a ritornare a una verifica sul territorio stesso.

Ormai il IX mandato del Consiglio pastorale è in scadenza, l’ultimo tema sarà «Processi per la promozione della reciprocità donne-uomini nella Chiesa ambrosiana».

 

 

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