Redazione

La Legge quadro sul volontariato (n.266/1991), che attende le numerose modifiche da più parti suggerite, si sta incamminando verso il 15° anniversario dell’approvazione. Occorre però mantenere vivo il cuore dei principi, che l’hanno ispirata e che sono custoditi nell’art. 1: solidarietà, pluralismo, partecipazione.

di Carlo Mario Mozzanica

Avevo avuto occasione, commentando la Legge 266/91 appena promulgata in un seminario della Caritas Ambrosiana, di ricordare – del volontariato – la passione adolescenziale e l’ardore giovanile: di esperienze e di sperimentazioni, di gruppi, di movimenti e di associazioni. La crescita, sino all’attuale stagione adulta, mi pare si sia attuata, come evoca il termine assunto (da crescere, di cui adolescente, da adolesco, è participio presente e adulto , appunto, come participio passato segnala una crescita compiuta).

Molte ricerche sembrano confermare una decrescita quantitativa del volontariato (soprattutto giovanile): forse è giusto interrogarsi sul perché, non accusando, come spesso si fa, una condizione giovanile distratta e lontana dai valori. Dovremmo forse chiederci quali sono le ragioni, dentro l’orizzonte di una cultura neoliberista, che, propiziando libertà e diritti individuali, rimuovono e censurano solidarietà e fraternità: laddove si spegne un ethos condiviso, per l’assenza di una metanarrazione, di cui lo scenario socioculturale postmoderno, ha decretato, inesorabilmente, prima l’inutilità e poi la fine, l’orizzonte della solidarietà, conseguentemente, si atrofizza, nella prevedibile logica di una dialettica sempre crescente tra l’ipertrofia (liberista) dei mezzi e l’atrofia (solidaristica) dei fini.

In questo senso il messaggio che il volontariato, fattosi adulto nei soggetti, nei referenti, nelle forme associative, nelle finalità, negli obiettivi (aiuto, ma soprattutto advocacy) e negli esiti ci consegna ècertamente significativo: abbiamo di più, ma siamo di meno; l’avere ci sta togliendo l’essere. A questa deriva, che appare inarrestabile e ineludibile, la voce adulta del volontariato, spesso fatto da professionisti, rende ragione di una nuova stagione, che ridescrive gli stessi orizzonti del welfare: si fa valore aggiunto, nelle regioni della libertà (mercantile) e dell’uguaglianza (del welfare), di fraternità: valore aggiunto, non aggiuntivo, bensì istitutivo e costitutivo del vivere civile.

Si pensi, ma solo esemplificativamente, all’associazione "Avvocati per niente" . Essa riunisce un gruppo di volontari, avvocati e studiosi di diritto, che hanno voluto formalizzare l’impegno, che molti di loro già garantivano nelle situazioni di forte disagio, con cui entravano in contatto, nel corso della loro attività professionale. La difficoltà ad accedere ai servizi della giustizia costituisce, infatti, un inesorabile moltiplicatore di disagi e sofferenze, impedendo, di fatto, qualsiasi percorso di reintegrazione sociale.

E’ così disatteso il secondo comma dell’art. 3 della Costituzione, che pone le basi per la definizione di quell’uguaglianza sostanziale, considerata uno dei capisaldi per la reale democraticità del nostro ordinamento giuridico. Uguaglianza sostanziale che riempie di nuovi significati l’uguaglianza formale sancita dal primo comma dello stesso articolo 3. Ma sono molteplici le esperienze di volontariato professionale (nell’ambito medico, imprenditoriale e della stessa ricerca), che propiziano gli itinerari di un’uguaglianza sostanziale.

Volendo, molto sinteticamente, riassumerne la prospettiva, possiamo raccogliere le indicazioni prospettiche più significative: il volontariato ormai adulto (giustamente separato dagli altri soggetti del terzo settore) svolge una funzione profetica: quella di dare nome a una giustizia qualitativa, che riconosca il limite oggettivo della più grande rimozione del e nel postmoderno: tra libertà (mercato) e uguaglianza come diritto (stato) c’è la dimensione del dono, della fiducia, della riconoscenza, della prossimità: della fraternità (società); il valore: non d’uso, non di scambio, ma di legame sociale; l’utopia: il volontariato come profezia dell’alterità sociale; l’altro è: alius (per lo stato); aliud (per il mercato); alter (per il volontariato); il mantenimento e la proclamazione del “bene comune” (valore di legame), contro il riduzionismo del “bene privato” (valore di scambio, che, nella mercantilizzazione della società, confonde il bene privato con il bene pubblico) o del “bene pubblico” (valore d’uso, che, nella statalizzazione della società, confonde il bene pubblico con il bene comune).

Il volontariato mantiene iscritti dentro di sé i valori del dono, della gratuità, della fiducia e della riconoscenza e trascrive il concetto autentico di sussidiarietà (istituzionale e sociale); anticipa le forme di una democrazia matura, nell’orizzonte della community care.

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