Presentato il documento di lavoro del Sinodo straordinario dei vescovi in programma dal 5 al 19 ottobre sulle sfide pastorali che i nuclei familiari trovano davanti a loro

di Rita SALERNO

famiglia

La famiglia di fronte al Vangelo, alle difficoltà e alla trasmissione della vita e della fede: sono i tre ambiti in cui si sviluppa l’Instrumentum Laboris, il documento di lavoro del Sinodo straordinario sulla famiglia, in programma in Vaticano dal 5 al 19 ottobre, presentato oggi in conferenza stampa.

La famiglia, cellula fondamentale della società, e l’istituzione familiare in crisi: su questi due perni si basa il documento di lavoro del Sinodo, che analizza con franchezza principali sfide e difficoltà in cui si dibattono i nuclei familiari oggi. Pur tra elementi negativi, la famiglia offre segnali di speranza, come la voglia delle giovani generazioni di scommettere sull’unione sponsale, emersa dal questionario diffuso nelle parrocchie.

Tre le parti che compongono l’Instrumentum laboris. Nella prima, dedicata alla comunicazione del Vangelo della famiglia, due gli aspetti affrontati: la difficoltà di comprendere il valore della legge naturale, posta alla base della dimensione sponsale tra uomo e donna, e la privatizzazione della famiglia. La famiglia, in quanto autentica “Chiesa domestica”, deve avere un legame costante con la parrocchia, in quanto “famiglia di famiglie”.

La seconda parte dello strumento di lavoro analizza le situazioni critiche che la famiglia è chiamata ad affrontare: dalla debolezza della figura paterna alla frammentazione dovuta a divorzi e separazioni, dalle droghe all’alcolismo, passando per la dipendenza dai social network che impediscono il dialogo e rubano tempo alle relazioni interpersonali. Nelle pagine del testo sono presenti anche gli scandali sessuali, la pedofilia e lo stile di vita incoerente di alcuni presbiteri, che portano a una rilevante perdita di credibilità morale da parte della Chiesa. Non mancano poi le situazioni di irregolarità canonica, dato che le risposte pervenute si concentrano soprattutto sui divorziati risposati. Dopo aver messo in evidenza ilnumero consistente di chi vive con “noncuranza” tale condizione e non richiede, quindi, di potersi accostare ai sacramenti, si prendono in esame i tanti, invece, che si sentono emarginati, avvertono il divieto di accedere ai sacramenti come una punizione e aprono la via a una “mentalità rivendicativa”. Alcune Conferenze episcopali, in proposito, chiedono quindi nuovi strumenti per aprire la possibilità di esercitare “misericordia, clemenza e indulgenza” nei confronti delle nuove unioni. Altre soluzioni – come guardare alle Chiese ortodosse che, in determinate circostanze, ammettono le seconde nozze – non eliminano il problema dei divorzi. E sulla proposta di semplificare le cause matrimoniali – per esempio, riconsiderando se sia davvero necessaria la doppia sentenza conforme quando non c’è richiesta d’appello – il documento sinodale invita alla prudenza, per evitare ingiustizie ed errori e per non alimentare l’idea di un “divorzio cattolico”. Al contrario, si suggerisce una preparazione adeguata di persone qualificate per seguire tali casi. Ad ogni modo – si legge nel testo – snellire il processo canonico è utile solo se si affronta la pastorale familiare in modo integrale.

Nella terza parte, dedicata alla responsabilità educativa, l’Instrumentum rileva come la dottrina della Chiesa sull’apertura alla vita da parte degli sposi sia poco conosciuta e quindi considerata un’ingerenza nella coppia. Di qui, per esempio, la confusione che si crea tra i contraccettivi e i metodi naturali di regolazione della fertilità: erroneamente ritenuti inefficaci, essi andrebbero, invece, spiegati, anche in collaborazione con centri universitari appositi. Necessario, inoltre, dare più spazio alla formazione dei presbiteri, poiché spesso i sacerdoti risultano impreparati sull’argomento.

«Le convivenze non istituzionalizzate molto spesso non hanno il carattere di preparazione al matrimonio – ha precisato il cardinale Peter Erdo, arcivescovo di Budapest in Ungheria e relatore generale della III assemblea generale straordinaria del Sinodo dei vescovi -, ma rappresentano una forma di vita durevole».

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