Redazione

Un mercoledì di novembre, in Curia: «L’Arcivescovo e il Vicario Generale sarebbero contenti se il Seminario potesse partecipare al pellegrinaggio di marzo per il cinquantesimo anniversario di ordinazione sacerdotale del nostro Arcivescovo e l’ottantesimo compleanno del cardinale Martini». Così diceva mons. Gianni Zappa, responsabile della Curia milanese, al rettore del Seminario, mons. Peppino Maffi.

di Peppino Maffi

Da quel pellegrinaggio sono appena rientrato: una grazia del Signore; una gioia grande. Fatico ancora a dare ordine a quanto ho visto e ascoltato. Tento di raccontare in poche righe un’esperienza di grande intensità. Certo i primi sentimenti che mi attraversano sono quelli dello stupore e della gratitudine. Dopo quindici anni ho rivisto i luoghi di Gesù. Non mi è semplice dire la bellezza dello stare a lungo davanti alla casa dell’Annunciazione, nella Chiesa di S. Caterina a Betlemme, accanto al luogo della nascita di Gesù, oppure presso il Calvario, nella Basilica del Santo Sepolcro, nel posto che è il vertice del nostro pellegrinare in Terra Santa e del nostro cammino di fede; lo stupore che ti prende nel guardare il sepolcro vuoto e nel sentire crescere dentro di te l’invito alla missionarietà, all’annunciare una speranza nuova per tutte le donne e per tutti gli uomini di questo mondo.

Ho vissuto tutto questo dentro alcuni sentimenti molto forti, che sono emersi nei giorni del pellegrinaggio. Non dimentico innanzitutto il duplice incontro con il cardinale Martini. Molto intenso è stato il suo impatto con i 1300 pellegrini; sul volto di tante persone, anche su quello dell’Arcivescovo emerito, è apparsa una commozione molto forte; ho sentito scorrermi addosso i ventidue anni e cinque mesi del suo episcopato, del suo insegnamento, della sua paternità. «Vi ringrazio molto – ha osservato all’inizio della sua seconda riflessione, quella pronunciata nella Chiesa dei Getsemani – perché l’Arcivescovo Tettamanzi mi ha confermato il vostro amore per la Parola, per la “lectio”; ho sentito poi molto in questi giorni il vostro affetto, la vostra tenerezza nei miei confronti».

Un secondo sentimento è la gratitudine nei confronti dell’Arcivescovo Tettamanzi per le tante esperienze vissute insieme in questi giorni, ma soprattutto per aver testimoniato con le sue scelte concrete la bellezza della comunione; è stato ed è un segno molto bello per noi l’aver visto i due Cardinali insieme sull’altare a dire l’amore per la comunità diocesana; conferma che, quando si opera per il Signore, alcuni sentimenti meno nobili della carità e della fraternità non possono trovare spazio nella nostra vita. E il grazie ancora per l’Arcivescovo Tettamanzi che ha testimoniato alla comunità diocesana la bellezza del dire la propria riconoscenza.

E infine la presenza dei seminaristi: erano i diaconi che diventeranno preti il 9 giugno e coloro che diventeranno diaconi il prossimo 7 ottobre. Certo, avevano accolto volentieri la proposta di tornare in Terra Santa; c’erano stati per più di tre settimane, in questi ultimi anni. In particolare è stata interessante l’opera di animazione che hanno svolto nei gruppi loro affidati. E quanti sacerdoti mi hanno ripetuto nei giorni scorsi la gratitudine al Seminario per la loro presenza. Non ne ho ancora parlato, in maniera dettagliata, con loro; certo, quando li ho incrociati in Terra Santa, mi hanno espresso più e più volte la soddisfazione per l’esperienza che stavano vivendo.

È importante ora saper «custodire nel nostro cuore» quanto abbiamo gustato in questi giorni. Certo, nell’amore, il Signore ci precede sempre. Anche in questo pellegrinaggio ha bussato e ha chiamato. Desidera che sostiamo sempre in casa sua.

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