Redazione

Il più grande pellegrinaggio in Terra Santa dall’inizio della seconda intifada? Pare non fosse questa la notizia. La gratitudine di 1300 ambrosiani giunti a Gerusalemme per festeggiare gli ottant’anni del loro arcivescovo emerito? Poco degno di nota. Le profonde riflessioni spirituali proposte dai due cardinali? In pagina solo se consonanti con i dibattiti in corso in Italia.

Interessano ai giornali i cinquant’anni di ministero sacerdotale dell’attuale pastore Dionigi Tettamanzi festeggiati a Nazareth? Giusto qualche riga per il folclore. L’incontro con il patriarca di Gerusalemme Michel Sabbah e il comune desiderio di pace? Rilevante per pochi…

Documentandosi sul pellegrinaggio ambrosiano in Terra Santa leggendo solo i due quotidiani italiani più diffusi, si ricava l’impressione che i cardinali Martini e Tettamanzi si siano preoccupati di operare un presunto “strappo sui Dico”, di lanciare fantomatici moniti quali “la Chiesa non comandi dall’alto” o “la famiglia non si impone”, di proporsi per improbabili ruoli da “antipapa” o per intervenire su questioni politiche italiane o milanesi.

Riascoltando senza precomprensioni le registrazioni di quanto i due cardinali hanno detto durante il pellegrinaggio (il tutto disponibile su www.chiesadimilano.it, conferenze stampa comprese) è impossibile operare simili distorsioni. Ma se nelle redazioni in Italia il desiderio era quello di inventare le prove di una Chiesa milanese non in sintonia con il Papa, allora si capiscono “certe” titolazioni, la costruzione a tesi di “certe” pagine e “certi” articoli realizzati stralciando qua è là dai discorsi di Tettamanzi e Martini piccole tessere poi ricomposte in un mosaico difforme dall’immagine originale.

Poco importa se nel bel mezzo del pellegrinaggio il cardinale Tettamanzi ha richiamato i giornalisti al rispetto della verità: «Bisogna che i media resistano alle loro comprensibili tentazioni di forzare alcune realtà. Sono forzature, infatti, che accontentano solo qualcuno. Io penso che la Chiesa, in ogni luogo e in ogni persona, sia una realtà che ascolta e che cerca di calarsi il più possibile nella realtà. Resto colpito in una maniera straordinaria dagli interventi di Benedetto XVI. Tutti, ma in particolare mi colpiscono quelli che sfuggono all’attenzione dei media: le omelie, i colloqui più personali, più legati all’incontro con le persone. Non a caso la sua prima enciclica è intitolata Deus caritas est, dove la verità cristiana è l’amore di Dio. Una delle forzature che trovo nei media è quella di creare una contrapposizione là dove in realtà esiste una profonda e inscindibile unità. La verità che non scaturisce dall’amore e non riconduce a questa realtà e non è rapportata alla persona, è una forzatura. Se non un vero e proprio intervento ereticale, anzi, diabolico. Dove il diavolo è inteso come colui che scinde, che separa».

Un richiamo, questo, poco ascoltato, visto quanto hanno pubblicato alcuni giornali nazionali. Fa impressione come in molti siano cascati in questo triste giochetto: politici, opinionisti, ahinoi anche un Vescovo da poco emerito.

Consolano le testimonianze rese dai pellegrini e da alcuni operatori della comunicazione che hanno partecipato ad un “altro” pellegrinaggio. Quello vero.

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