Nel 51° anniversario della morte di papa Roncalli, nel suo paese natale il cardinale Scola ha celebrato una messa con i vescovi lombardi: «Oggi c'è più che mai bisogno dello stile di vita buona che egli alimentava immergendosi nella Parola di Dio e nei Padri della Chiesa»

di Annamaria BRACCINI

Sotto il Monte San Giovanni XXIII

San Giovanni XXIII come «un punto di arrivo di una plurisecolare tradizione pastorale e solidissimo punto di partenza per una rinnovata proposta della storia della salvezza a ogni uomo».  Lo dice il cardinale Scola che, come metropolita della Regione ecclesiastica Lombarda, nella chiesa parrocchiale San Giovanni Battista a Sotto il Monte, presiede l’Eucaristia di ringraziamento per la canonizzazione e in memoria di papa Roncalli nel 51° anniversario della morte. Nel paese natale – «culla di Angelino, come lo chiamavano ancora da adulto» – sono in tantissimi: accanto al Cardinale, il cardinale Dionigi Tettamanzi, monsignor Beschi , vescovo di Bergamo, i Vescovi lombardi, alcuni ausiliari ambrosiani, Vescovi e sacerdoti nativi o legati alla Diocesi orobica, anche gli otto preti novelli bergamaschi ordinati la settimana scorsa.

Prima della celebrazione molti di loro hanno fatto visita al cardinale Loris Capovilla, segretario del Papa Santo, nella sua casa a Ca’ Maitino, dove, in un clima di fraterna cordialità, il 98enne porporato ha ripercorso alcuni ricordi personali di Roncalli, la cui figura è stata illuminata nei suoi tratti fondamentali di «buon pastore», poco dopo nell’omelia, particolarmente sentita, del cardinale Scola.

«Qual è il cuore ardente di questa straordinaria autorevolezza della santità di Giovanni XXIII? La risposta è quasi ovvia, ma non per questo meno vera: è l’immedesimazione personale e diuturna con Gesù buon pastore», chiarisce subito l’Arcivescovo, successore di Roncalli come Patriarca di Venezia. Questo «il mio proposito, la mia vita» scriveva il Santo nel 1954, quando era appunto Patriarca. 

Un Pastore che si fece padre, «capace di amore generativo», portatore della «carica espressiva dell’amore oggettivo ed effettivo per i suoi fedeli» e che oggi segna la strada per i Vescovi lombardi, come sottolinea ancora il Cardinale: «Noi riconosciamo questa sera, davanti a voi fedeli carissimi, nella figura e nell’intercessione di San Giovanni XXIII una strada sicura per meglio comprendere e assumere il compito pastorale che la Chiesa ci ha affidato. E vogliamo impegnarci davanti a voi tutti in questo senso». È qui, nel Signore che «tutti ci precede con il suo amore», nella «rigenerazione del Popolo di Dio», il primo e fondamentale scopo dei ministeri ordinati in tutte le vocazioni e gli stati di vita che lo Spirito suscita, «affinché la Chiesa possa adempiere nell’oggi la sua missione». Un compito che coinvolge, con la sua profondità, l’intera comunità cristiana, dal cui volto deve trasparire un cristianesimo capace di passare «dalla convenzione alla convinzione», come disse una volta al cardinale Scola il vescovo di Bergamo Amadei. 

Di fronte a un mondo «attraversato da fatiche e violenze, la cui portata spesso spaventa», a chiese dove si notano «più capelli bianchi che giovani», l’oggi ha più che mai «bisogno di questo stile di vita buona che San Giovanni XXIII alimentava immergendosi nella Parola di Dio e nei Padri della Chiesa». E osserva allora il Cardinale, in riferimento alla definizione – magari, talvolta un poco stucchevole, di «Papa buono»: «Questo stile non fu certo bonomia o buonismo, ma discreta e costante volontà di farsi carico degli altri, per camminare insieme verso la casa del Padre».

La domanda è sempre quella, centrale e ineliminabile: «Che ne facciamo di Dio nel quotidiano? Ciò domanda a noi tutti conversione continua. Le nostre comunità cristiane sono chiamate a essere, sempre più, case dalle porte aperte, capaci, nella verità che la carità legittima, di ricevere tutti e tutti consolare, perché tutti possano conoscere il volto del Padre e vivere da figli di Dio».

Questo il dono da implorare nella preghiera dal santo papa Giovanni, la cui reliquia esposta alla canonizzazione verrà conservata nella Cattedrale di Bergamo, come spiega il parroco di Sotto il Monte, monsignor Claudio Dolcini. Preceduta appunto dal reliquiario, al termine della Messa, si snoda la breve processione dalla parrocchia verso il Giardino della Pace dove, di fronte alla statua di papa Roncalli viene recitata la supplica a San Giovanni XXIIII.

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