Redazione

Sono ragazzi come tanti altri, esuberanti, imprevedibili; parlano italiano, eppure sono stranieri. Sono i giovani migranti. La loro presenza sta cambiando il volto di Milano e della Chiesa, che si colora e rallegra di nuove musiche e canti. Per favorire l’inserimento di questi ragazzi, la Pastorale giovanile dei Migranti propone periodicamente opportunità di incontro e di formazione orientate alla conoscenza e alla condivisione con giovani di diverse nazionalità abitanti in Diocesi.

di Alessandro Vavassori Garlaschini

Giovani e adolescenti: un mondo da sempre volubile, esuberante, imprevedibile. Aggiungiamoci l’aggettivo “immigrato”, e quel mondo si carica di nuove attese, risorse, possibilità, insieme a incertezze e sogni negati. La Pastorale Giovanile Migranti, espressione coniata di proposito, si occupa di questo: accompagnare le attese e i sogni perché si trasformino in realtà; sostenere le incertezze e le fatiche perché il futuro si apra anche a loro con generosità. Tutto questo vuol dire scuola, amici, casa e ancora oratorio, sport, campi scuola, ritiri, festa: in una parola, ricerca di Dio, e proprio qui a Milano, come per tanti altri giovani e adolescenti che qui sono nati. Qual è la differenza? Spesso è sottile, quasi impercettibile. Il volto lo dice subito: sono stranieri, eppure parlano italiano, ridono e scherzano, giocano a calcio e sono vivaci o pigri, proprio come qualsiasi adolescente. Con loro si costruisce il futuro di Milano: il volto di una città che cambia, di una Chiesa che si colora e si rallegra di nuove musiche e canti, che ringrazia Dio per questo dono inatteso: la venuta di nuovi fratelli, di nuovi figli dello stesso Padre.

Pastorale Giovanile Migranti vuol dire accompagnare l’inserimento di questi giovani sul territorio dove vivono, ma vuol dire anche visitare parrocchie e oratori, progettare momenti di incontro e di scambio, per costruire legami d’amicizia e generare familiarità. Pastorale Giovanile Migranti èun nome nuovo per una missione nuova nella Chiesa di Milano, quella di avvicinare mondi diversi che rischiano di viaggiare paralleli, senza mai incontrarsi; è bussare la porta di parrocchie, preti ed educatori, per far conoscere meglio proprio quei giovani e adolescenti che così spesso occupano gli spazi di campi e cortili, senza però avventurarsi tra le aule di catechismo o tra i banchi di Chiesa.

Pastorale Giovanile Migranti significa sfuggire alla tentazione di rinchiudersi ciascuno nel proprio gruppo, senza accorgesi che si trasforma in un piccolo ghetto che lascia da parte i più piccoli e si esclude nel contempo.
Pastorale Giovanile Migranti vuol dire anche impegno e attività in Diocesi ormai da quattro anni. Vuol dire incontri settimanali di formazione e di preghiera aperti a tutti: il “Giovedì del Discepolo”, che vede riuniti una trentina di giovani di diversa nazionalità per ascoltarsi e confrontarsi, riflettere e pregare.

Pastorale Giovanile Migranti significa anche ritiro spirituale nella cornice suggestiva del Triduo Pasquale, dove insieme si celebra e si medita il mistero della salvezza che ha fatto di tutti i popoli la famiglia di Dio.

Pastorale Giovanile Migranti vuol dire anche “Campo Scuola” durante l’ultima settimana di luglio, in un quartiere della città dove alta è la percentuale di immigrati, per conoscere dal di dentro la convivenza sempre nel rispetto della diversità e non solo della cultura, ma anche della religione. Pastorale Giovanile Migranti equivale anche a “Laboratorio Diocesano”, dove si pensa e progetta, dove si cerca la radice dei pregiudizi per sfatarli e trasformali in risorse che generano cultura: quella che apre la mente e la orienta a cogliere il bello dovunque si fa vedere.

Ai tanti giovani si sono aggiunti in quest’ultimo tempo anche una schiera di adolescenti portati qui dai ricongiungimenti familiari. Ragazzini alla ricerca di punti di approdo dopo anni di sofferenza e rinunce, condizionati dall’assenza, per loro immotivata, di mamma e papà. Adolescenti più incerti che inquieti, che gustano lo stare insieme come non si vedeva da tempo a Milano. Si mischiano tra italiani, sudamericani, filippini e cingalesi: nuovi arrivati e di “seconda generazione”, talora più italiani di chi, di milanese, aveva già i nonni. Tra loro si parla e si gioca “italiano” senza tralasciare radici più o meno remote. Per loro si parla spesso di ciò che li riporta indietro nel tempo, per imparare a non perdere la memoria, anzi per riconciliarsi con la loro giovane storia.

Pastorale Giovanile Migranti traduce nella concretezza quella “nuova evangelizzazione” di cui parlava qualche anno fa Giovanni Paolo II. Gli eventi della storia, si sa, spesso precedono e indirizzano le forme dell’insegnamento della Chiesa, la aiutano a riscoprire il perenne contenuto dell’Evangelo, buona notizia, per un tempo reso opaco dalla voglia di sé e del proprio successo ad ogni costo. Crederci è assegnare un posto non marginale a questi amici, nuovi fratelli giunti da lontano.

Tutto questo avviene già a Milano, dove si è avviato uno spazio cittadino di collaborazione e confronto. Un ulteriore tentativo è in atto anche a Lecco e dintorni che, a sorpresa, si rivela un territorio abitato da molti immigrati, lavoratori delle numerose e fiorenti imprese, ma anche studenti nella nuova università.

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