Giuseppe Laras, a lungo Rabbino capo di Milano, anticipa i temi della Lectio che terrà con il Cardinale mercoledì all’Università Cattolica. È questa la prima volta che i due relatori dialogheranno in pubblico

di Annamaria BRACCINI

Sinagoga di Milano

«È chiaro che il dialogo si alimenta e si rafforza se riflettiamo insieme sul patrimonio comune straordinario che sono le Sacre Scritture, sulle pagine della Bibbia, soprattutto per la lezione etica che ne deriva: l’obbligo di tradurre nella realtà quotidiana ciò che la Parola indica. Mi pare che il dialogo che avremo il cardinale Scola e io rappresenti bene questa convinzione e questa certezza».

Dice così rav Giuseppe Laras, presidente del Tribunale rabbinico del Nord e Centro Italia, a lungo Rabbino capo di Milano, che mercoledì 23 gennaio, presso l’Aula Magna dell’Università cattolica alle 18.30, incontrerà l’Arcivescovo per una lectio a due voci dal titolo “Il ruolo della Scrittura nel dialogo tra ebrei e cristiani”. Inserita appunto nell’iniziativa “Dialoghi a due Voci tra ebrei e cristiani”, promossa dalla Fondazione Maimonide e da San Fedele, la serata verrà moderata da Gioacchino Pistone della Chiesa Valdese. Insomma, un’occasione di confronto importante – sarà la prima volta che, in una sede pubblica e ufficiale, i due relatori dialogheranno – che si inserisce, tuttavia, in un lungo e fecondo solco di conoscenza reciproca e amicizia tra ebrei e cristiani ambrosiani, segnato da tanti momenti indimenticabili.

«È così, eppure non si può mai “abbassare la guardia”», nota subito rav Laras, che aggiunge: «Questo appuntamento si colloca proprio in una logica capace di rilanciare lo spirito genuino di dialogo basato su riflessioni condivise, fonti di pensiero comuni ad entrambi come è il tesoro della Scrittura, senza mai, però, dimenticare le ricadute concrete che questo confrontarsi ha e deve avere nella vita di tutti i giorni – lo ribadisco – e gli stimoli che, quindi, ne possono venire ai comportamenti».

Grande sostenitore del dialogo ebraico-cristiano negli anni in cui è stato Rabbino capo di Milano con interlocutori eminenti e privilegiati come il cardinale Martini soprattutto e, poi, con il cardinale Tettamanzi, Laras ammette, tuttavia, che occorre «non vivere di rendita», ma anzi «fare sempre di più» e, forse, pare suggerire la sua riflessione, non fermarsi alla pura teoria. Infatti dice: «Credo che si possa sintetizzare questo "di più" nell’invito a un camminare insieme che ci riporti alle sorgenti comuni. Io cerco di non essere troppo ottimista, perché penso che non si possa mai dare niente per scontato e credo che non dovremmo considerare “straordinario” un dialogo come quello che approfondiremo con il cardinale Scola».

Parole, queste, che in momenti difficili come gli attuali, non possono che convincere della necessità di un confronto in diverse agorà: di vertice, come sarà, ovviamente, l’appuntamento con l’Arcivescovo, ma anche di base, soprattutto se si affronta la questione della vera e profonda radice santa, la Parola di Dio, con quel ruolo ineliminabile che la Scrittura ha nella vita e nella testimonianza di fede concreta delle due religioni. Lo sapevano i padri conciliari che scrivevano, sotto il pontificato dell’oggi venerabile Paolo VI, nella dichiarazione Nostra Aetate: «Essendo tanto grande il patrimonio spirituale comune a cristiani e ad ebrei occorre promuovere e raccomandare tra loro la mutua conoscenza e stima, che si ottengono soprattutto con gli studi biblici e teologici e con un fraterno dialogo».

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