Questo il saluto del Vescovo ausiliare di Katowice ai giovani ambrosiani ospiti a Rybnik nell’ambito del pellegrinaggio che precede l’evento di Cracovia. Nella prima giornata, Messa nella Basilica di Sant'Antonio, festa d’accoglienza nel campus universitario e serata nelle parrocchie con le famiglie

di Davide MAGGIONI
Equipe Gmg

Gmg 2016

Mercoledì 20 luglio è ufficialmente iniziato il gemellaggio dei giovani ambrosiani con la diocesi polacca di Katowice. Bandiere, cartelloni, striscioni e famiglie gioiose di condividere: è questo ciò che i giovani provenienti dalla diocesi di Milano hanno trovato nelle diverse parrocchie che li ospitano. Witajcie é la parola che l’ha fatta da padrona: «Benvenuti!», benvenuti nel nostro Paese, nella nostra città, nella nostra comunità, nelle nostre famiglie! Benvenuti a condividere questo pezzo di cammino con noi!

«L’ospitalità, che è una delle opere di Misericordia, appare veramente come una virtù umana e cristiana»: in questa prima giornata abbiamo davvero avuto modo di sperimentare e toccare con mano queste parole, pronunciate da papa Francesco nell’Angelus di domenica 17 luglio.

La giornata di giovedì, prima vera giornata di gemellaggio, è iniziata con la celebrazione della Santa Messa nella Basilica di Sant’Antonio da Padova a Rybnik, l’edificio più alto di tutta la Slesia, che per l’occasione diventa cuore della città e del mondo intero. Ben 53 nazioni hanno reso viva e colorata la celebrazione. Il vescovo ausiliare di Katowice ci ha consegnato queste parole: «Apprezzo la scelta di coraggio che avete fatto nello scegliere di partecipare a questa Gmg».

Con l’augurio di vivere una Giornata della gioventù piena di esperienze capaci di farci crescere e di relazioni edificanti abbiamo lasciato la Basilica e ci siamo recati nel Campus dell’università di Rybnik, dove un grande palco ha fatto da sfondo a una magnifica festa! Canti, balli, la presentazione dei vari gruppi internazionali e l’aria di una vera e propria festa di accoglienza. Siamo a Rybnik, ma allo stesso tempo siamo un po’ a casa. Qualcosa, non a caso con la Q maiuscola, ci unisce, rispondiamo a una chiamata.

In serata preghiere nelle varie parrocchie ospitanti insieme alle famiglie. Ci si trova insieme perché questo è il senso di gemellarsi, di diventare prossimi di qualcuno, di conoscere qualcuno che ha lingua e tradizioni diverse. Andiamo a riposare con la sensazione tangibile che anche lontano da casa qualcuno domattina si prenderà cura di noi, in quanto pellegrini e fratelli. 

 

 

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