Redazione

L’allarme lanciato dal Cardinale Dionigi Tettamanzi nel messaggio per la Giornata della solidarietà è forte e deciso: «Troppi nostri fratelli sono oppressi dalla precarietà economico-sociale e ancor più dalla precarietà familiare». Se l’instabilità del mondo del lavoro è chiara e davanti agli occhi di tutti, che significato ha definire anche le famiglie come precarie? «Innanzitutto riconoscere che non si trovano in una situazione tranquilla» è la risposta preoccupata di Riccardo Pontiggia, responsabile della Pastorale familiare per la Zona di Monza.

di Filippo Magni

Quali elementi hanno portato i nuclei familiari a questa condizione di instabilità?
Innanzitutto la società in cui viviamo, che non riconosce l’importanza fondamentale della famiglia e di conseguenza non le attribuisce la considerazione fondamentale che merita, come invece accadeva fino a qualche decennio fa. In secondo luogo, nella nostra cultura è ormai radicata l’idea che l’amore “dura finché va”, e quindi la concezione della relazione non è di qualcosa che durerà per sempre: le crisi di coppia sono presenti in ogni relazione, ma molti non tentano neanche di superarle, semplicemente accettano il fallimento, anche se molto doloroso.

È questa una delle cause dell’aumento delle convivenze?
Sì, ma da questo punto di vista è stato rilevato un dato che fa ben sperare: tra le coppie che convivono è in costante aumento la richiesta di contrarre il matrimonio religioso; il 40% di queste persone, dopo alcuni anni di convivenza, chiede di sposarsi, segno che forse sta emergendo una sorta di riconsiderazione dell’unione coniugale.

Quali sono le cause che al contrario creano maggiormente motivi di separazione familiare?
Dalla mia esperienza ho rilevato che la causa più frequente è economica, un’instabilità lavorativa che si riflette anche sulla coppia togliendole la possibilità di progettare serenamente il futuro. In secondo luogo l’educazione dei figli è spesso motivo di divisioni: o i genitori condividono lo stesso progetto, anche da un punto di vista religioso, nei confronti della prole, oppure i litigi e le spaccature sono all’ordine del giorno, purtroppo. Ho in mente numerosi esempi di adulti che si sono rivolti a noi cercando un aiuto per trovare delle linee guida nell’educazione dei bambini, ammettendo la difficoltà che provavano in questo ambito. In una società che invecchia come la nostra, infine, anche gli anziani sono spesso considerati un problema e fonte di separazione, in quanto economicamente onerosi quando compaiono le pluripatologie dovute all’età avanzata.

Per trovare una soluzione alla precarietà, il Cardinale Tettamanzi propone la solidarietà, non solo personale ma anche a livello comunitario: cosa significa questo per una famiglia?
Quella indicata dal Cardinale è la vera sfida: una rete di solidarietà tra famiglie, cioè il superamento della privatizzazione della famiglia. Se le cerca solo al proprio interno, è difficile che una coppia trovi le risposte ai problemi della vita, anche i più semplici; è invece necessario un gruppo al quale potersi appoggiare. Vi faccio un esempio, semplicissimo: quando ero piccolo vivevo in una corte, e se i miei non potevano curarmi per qualche ora, sicuramente c’era qualcun altro che si sarebbe occupato di me. Al giorno d’oggi questo tipo di relazione non esiste più, basti pensare a cosa succede nei condomini, dove spesso nascono delle vere e proprie guerre tra gli inquilini…

Dunque a cosa siamo chiamati noi laici?
Per prima cosa la politica non può esimersi dall’affrontare il problema della precarietà delle famiglie italiane, dando segnali forti e decisi che ne rivalutino il ruolo; a questo è chiamata anche la Chiesa, che sappia farsi carico dei bisogni della coppia e sappia costruire risposte adeguate ai problemi del nostro tempo. Per quanto riguarda noi, siamo chiamati ad assumerci le nostre responsabilità, con il coraggio di entrare nel merito della questione. Noto che molti nuclei familiari che incontro ogni giorno sono insicuri: i cristiani perciò devono avere la forza di essere testimoni della concezione di famiglia insita nel matrimonio, perché nonostante tutti i problemi già detti sono numerose le famiglie belle che vivono relazioni che arricchiscono tutta la comunità.

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