Redazione

Il filosofo ed editorialista di diverse testate cattoliche: «Le pubbliche prese di posizione della gerarchia, doverose, e di per sé di grande valore, non possono, da sole, modificare l’opinione pubblica. Ciò che occorre è un capillare lavoro di formazione che coinvolga le parrocchie, realtà che hanno uno stretto rapporto con il territorio, le associazioni e i movimenti. Le parrocchie dovrebbero ritornare ad essere spazi pubblici di riflessione, confronto ed elaborazione, di formazione delle nuove generazioni sul duplice piano della verità della fede e della dottrina sociale della Chiesa. Un ambito, quest’ultimo, che affronta le concezioni politiche del bene comune con elementi che possono essere presentati in modo assolutamente laico, sulla base cioè di argomenti razionali in grado di coinvolgere la totalità dei cittadini, non solo dei credenti. La Chiesa è l’agenzia educativa che può intervenire più efficacemente su questo terreno».

di Giovanna Pasqualin Traversa

«Oggi è urgente investire soprattutto sull’educazione, perché è la formazione integrale della persona il vero presupposto del bene comune». Giuseppe Savagnone, filosofo ed editorialista di diverse testate cattoliche, esprime soddisfazione per la forte sottolineatura che la 45ª Settimana Sociale, ha riservato alla questione educativa.

«E’ la prima volta», afferma tracciando un bilancio da osservatore "esterno", «che l’educazione entra fra i temi di questo appuntamento, ma non è un caso: ciò conferma che essa costituisce la vera emergenza del nostro Paese». Solo insegnando «che cosa è veramente la persona è possibile educare alla cittadinanza e al bene comune».

Dunque, è urgente una seria proposta formativa?
Sì. Essa è il migliore baluardo contro quel nuovo totalitarismo che pretende di rifondare la natura umana in base a grandi movimenti di opinione pubblica che finiscono per avallare certe discutibili scelte giuridiche e politiche. Oggi non siamo più di fronte a un dittatore che pretende di manipolare la natura della persona; abbiamo piuttosto a che fare con un sentire comune che perde di vista l’autentico significato dell’essere uomini e donne. Ecco perché il primato deve andare all’educazione. Sono molteplici le storture che compromettono il bene comune (tra queste la cosiddetta biopolitica, ulteriore questione che ha trovato spazio a Pisa, e che ambisce a ridefinire e a regolamentare aspetti molto privati della vita delle persone) ed esse non si possono correggere soltanto sul piano strettamente giuridico. Vi è infatti alla loro base un’opinione diffusa che, influenzata in larga misura dai mezzi di comunicazione e dai cattivi maestri che su di essi ottengono spazio e visibilità, accetta e condivide certe situazioni. Per questo appare indispensabile educare l’intelligenza e la sensibilità della gente, e ciò passa attraverso un fortissimo e qualificato impegno formativo.

Quale, allora, il ruolo della Chiesa?
Si tratta di un ruolo decisivo. Le pubbliche prese di posizione della gerarchia, doverose, e di per sé di grande valore, non possono, da sole, modificare l’opinione pubblica. Ciò che occorre è un capillare lavoro di formazione che coinvolga le parrocchie, realtà che hanno uno stretto rapporto con il territorio, le associazioni e i movimenti. Le parrocchie dovrebbero ritornare ad essere spazi pubblici di riflessione, confronto ed elaborazione, di formazione delle nuove generazioni sul duplice piano della verità della fede e della dottrina sociale della Chiesa. Un ambito, quest’ultimo, che affronta le concezioni politiche del bene comune con elementi che possono essere presentati in modo assolutamente laico, sulla base cioè di argomenti razionali in grado di coinvolgere la totalità dei cittadini, non solo dei credenti. La Chiesa è l’agenzia educativa che può intervenire più efficacemente su questo terreno. A partire dal suo ruolo che non è immediatamente politico ma pre-politico, ossia di formazione e orientamento delle coscienze, ineludibile per elevare il livello qualitativo della cittadinanza. E’ quest’ultima, infatti, il nodo cruciale. Oggi si tende a criticare la classe politica ma essa è specchio della società, all’interno della quale sono venuti meno molti pilastri valoriali. E’ la società a dover essere innanzitutto sanata.

Questione antropologica e questione sociale: come coniugarle insieme?
Dalla Settimana è emersa la necessità di riscoprire le categorie umane dell’economia, che diventa disumana quando viene meno al suo obiettivo primario, il benessere dell’uomo, e mira esclusivamente al profitto. Di qui, molto opportunamente, il richiamo a una dimensione etica che tenga conto della dignità e dei diritti della persona, di valori come la solidarietà, la fraternità, il rispetto dei lavoratori. Una lezione di fondo da prendere sul serio e da immettere nel dibattito pubblico. Una strada aperta da tradurre nella realtà come, ad esempio, sta facendo l’Università di Palermo, attraverso una formazione di giovani imprenditori che ne valorizza le energie intellettuali, le intuizioni, la creatività, la capacità di relazioni: espressioni della persona umana di cui la dottrina sociale della Chiesa si è sempre fatta promotrice e custode. In tale prospettiva il mercato e l’economia diventano una risorsa per la persona stessa.

In che modo gli spunti emersi si inseriscono nel Progetto culturale?
L’evangelizzazione, oggi più che mai, non può prescindere dall’educazione del cristiano alla cittadinanza che la Chiesa, come ho avuto modo di dire, cura nelle sue radici più profonde. In questo senso il Progetto culturale rimane in prima linea. Occorre immettere nella pastorale ordinaria la formazione alle idee e alla sensibilità per aiutare la gente comune a percepire valori e modelli fondamentali per una società sana. Ma qui si apre anche il grande capitolo dei cattolici all’interno della scuola. E’ strategica, infatti, la presa di coscienza da parte dei docenti cristiani del proprio ruolo educativo al bene comune e a una visione corretta della persona. Un compito che passa attraverso il taglio da dare all’insegnamento delle rispettive discipline.

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