Il messaggio del Santo Padre per la 53ª Giornata mondiale di preghiera sul tema “Ricco di misericordia... ricchi di Grazie”

Papa Francesco

«La Chiesa è la casa della misericordia, ed è la terra dove la vocazione germoglia, cresce e porta frutto». A ricordarlo è il Papa, nel messaggio per la 53ª Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni (17 aprile).

«Come vorrei che, nel corso del Giubileo Straordinario della Misericordia, tutti i battezzati potessero sperimentare la gioia di appartenere alla Chiesa! E potessero riscoprire che la vocazione cristiana, così come le vocazioni particolari, nascono in seno al popolo di Dio e sono doni della divina misericordia», l’esordio di Francesco, che invita i destinatari del messaggio «a contemplare la comunità apostolica, e a ringraziare per il ruolo della comunità nel cammino vocazionale di ciascuno». «L’azione misericordiosa del Signore perdona i nostri peccati e ci apre alla vita nuova che si concretizza nella chiamata alla sequela e alla missione – prosegue il Papa -. Ogni vocazione nella Chiesa ha la sua origine nello sguardo compassionevole di Gesù».

Contro «indifferenza e individualismo»

«La chiamata di Dio avviene attraverso la mediazione comunitaria. Dio ci chiama a far parte della Chiesa e, dopo una certa maturazione in essa, ci dona una vocazione specifica». Il Papa ricorda che «il cammino vocazionale si fa insieme ai fratelli e alle sorelle che il Signore ci dona: è una con-vocazione». «Il dinamismo ecclesiale della chiamata è un antidoto all’indifferenza e all’individualismo», la tesi di Francesco: «Stabilisce quella comunione nella quale l’indifferenza è stata vinta dall’amore, perché esige che noi usciamo da noi stessi ponendo la nostra esistenza al servizio del disegno di Dio e facendo nostra la situazione storica del suo popolo santo». Di qui l’appello del Papa, rivolto a tutti i fedeli, «ad assumersi le loro responsabilità nella cura e nel discernimento vocazionale. Anche oggi, la comunità cristiana è sempre presente nel germogliare delle vocazioni, nella loro formazione e nella loro perseveranza», assicura Francesco citando l’Evangelii gaudium.

«Nessuno è chiamato per un gruppo o un movimento»

«La vocazione nasce nella Chiesa. Fin dal sorgere di una vocazione è necessario un adeguato senso della Chiesa – raccomanda il Papa -. Nessuno è chiamato esclusivamente per una determinata regione, né per un gruppo o movimento ecclesiale, ma per la Chiesa e per il mondo». Ammonisce Francesco: «Un chiaro segno dell’autenticità di un carisma è la sua ecclesialità, la sua capacità di integrarsi armonicamente nella vita del Popolo santo di Dio per il bene di tutti. Rispondendo alla chiamata di Dio, il giovane vede espandersi il proprio orizzonte ecclesiale, può considerare i molteplici carismi e compiere così un discernimento più obiettivo». Spiega il Papa, entrando nel dettaglio del cammino vocazionale: «La comunità diventa, in questo modo, la casa e la famiglia dove nasce la vocazione. Il candidato contempla grato questa mediazione comunitaria come elemento irrinunciabile per il suo futuro. Impara a conoscere e amare fratelli e sorelle che percorrono cammini diversi dal suo; e questi vincoli rafforzano in tutti la comunione».

«Servire la Chiesa dove ne ha bisogno»

«La vocazione è sostenuta dalla Chiesa»: per questo «dopo l’impegno definitivo, il cammino vocazionale nella Chiesa non finisce, ma continua nella disponibilità al servizio, nella perseveranza, nella formazione permanente – rileva il Papa -. Chi ha consacrato la propria vita al Signore è disposto a servire la Chiesa dove essa ne abbia bisogno». Come esempio di «disponibilità ecclesiale», il Papa cita Paolo e Barnaba: «Inviati in missione dallo Spirito Santo e dalla comunità di Antiochia, ritornarono alla stessa comunità e raccontarono quello che il Signore aveva fatto per mezzo loro… I missionari sono accompagnati e sostenuti dalla comunità cristiana, che rimane un riferimento vitale, come la patria visibile che offre sicurezza a quelli che compiono il pellegrinaggio verso la vita eterna».

«Accurata selezione dei candidati»

«Tra gli operatori pastorali rivestono una particolare importanza i sacerdoti» e «la cura pastorale delle vocazioni è una parte fondamentale del loro ministero pastorale». Il Papa chiede «un’accurata selezione dei candidati al ministero ordinato e alla vita consacrata». «I sacerdoti accompagnano coloro che sono alla ricerca della propria vocazione, come pure quanti già hanno offerto la vita al servizio di Dio e della comunità», prosegue Francesco, che subito dopo lancia un appello: «Tutti i fedeli sono chiamati a rendersi consapevoli del dinamismo ecclesiale della vocazione, perché le comunità di fede possano diventare, sull’esempio della Vergine Maria, seno materno che accoglie il dono dello Spirito Santo». La Chiesa «è madre delle vocazioni nel continuo sostegno di coloro che hanno consacrato la vita al servizio degli altri… Chiediamo al Signore di concedere a tutte le persone che stanno compiendo un cammino vocazionale una profonda adesione alla Chiesa e che lo Spirito Santo rafforzi nei Pastori e in tutti i fedeli la comunione, il discernimento e la paternità e maternità spirituale».

«Conoscere sempre meglio la comunità»

«La vocazione cresce nella Chiesa», e «durante il processo di formazione, i candidati alle diverse vocazioni hanno bisogno di conoscere sempre meglio la comunità ecclesiale, superando la visione limitata che tutti abbiamo all’inizio». Lo raccomanda il Papa, che consiglia ai candidati al sacerdozio e alla vita religiosa di «fare qualche esperienza apostolica insieme ad altri membri della comunità». Francesco fa alcuni esempi molto concreti: «Accanto a un buon catechista comunicare il messaggio cristiano; sperimentare l’evangelizzazione delle periferie insieme a una comunità religiosa; scoprire il tesoro della contemplazione condividendo la vita di clausura; conoscere meglio la missione ad gentes a contatto con i missionari; e con i preti diocesani approfondire l’esperienza della pastorale nella parrocchia e nella diocesi». «Per quelli che sono già in formazione, la comunità ecclesiale rimane sempre l’ambito educativo fondamentale, verso cui si sente gratitudine», precisa il Papa.

«Adesione alla comunità cristiana»

Uno dei «passi del processo dell’evangelizzazione» è «l’adesione alla comunità cristiana, quella comunità da cui ha ricevuto la testimonianza della fede e la proclamazione esplicita della misericordia del Signore». Lo sottolinea il Papa, citando l’Evangelii nuntiandi di Giovanni Paolo II: «Questa incorporazione comunitaria comprende tutta la ricchezza della vita ecclesiale, particolarmente i sacramenti. E la Chiesa non è solo un luogo in cui si crede, ma è anche oggetto della nostra fede – ricorda il Papa -. Per questo nel Credo diciamo: “Credo la Chiesa”».

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