Il Santo Padre, ricevendo il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in visita ufficiale, ha sottolineato come «in questo anno 2013 si ricorda il XVII centenario dell'Editto di Milano, da più parti visto come simbolo della prima affermazione del principio della libertà religiosa». Il Capo dello Stato: «Consideriamo nostro dovere prenderne le difese ovunque, specie là dove siano colpite la libertà e la vita dei cristiani»

papa francesco napolitano

«È un dovere di tutti difendere la libertà religiosa e promuoverla per tutti. Nella tutela condivisa di tale bene morale si trova anche una garanzia di crescita e di sviluppo dell’intera comunità». È uno dei passaggi del discorso rivolto da papa Francesco al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nel corso della sua visita ufficiale in Vaticano che si è svolta sabato 8 giugno. Il Pontefice ha sottolineato in proposito come «in questo anno 2013 si ricorda il XVII centenario dell’Editto di Milano, da più parti visto come simbolo della prima affermazione del principio della libertà religiosa». «Un secolo fa – ha affermato papa Francesco – le celebrazioni di questa ricorrenza rappresentarono una tappa nel processo storico che favorì la presa di coscienza e il contributo dei cattolici nella costruzione della società italiana, contributo che continua a essere importante per il cammino della Nazione».
«Nel mondo di oggi la libertà religiosa è più spesso affermata che realizzata – ha continuato il Papa -. Essa, infatti è costretta a subire minacce di vario tipo e non di rado viene violata. I gravi oltraggi inflitti a tale diritto primario sono fonte di seria preoccupazione e devono vedere la concorde reazione dei Paesi del mondo nel riaffermare, contro ogni attentato, l’intangibile dignità della persona umana».
«In un momento di crisi come l’attuale – ha aggiunto il Pontefice – è urgente che possa crescere, soprattutto tra i giovani, una nuova considerazione dell’impegno politico, e che credenti e non credenti insieme collaborino nella promozione di una società dove le ingiustizie possano essere superate e ogni persona venga accolta e possa contribuire al bene comune secondo la propria dignità e mettendo a frutto le proprie capacità.  La distanza tra la lettera e lo spirito degli ordinamenti e delle istituzioni democratiche è sempre da riconoscere e occorre l’impegno di tutti i soggetti coinvolti per colmarla ogni volta di nuovo».
«Sulle solide basi poste dalla nostra lungimirante Costituzione e dal nuovo Concordato le istituzioni repubblicane e la Santa Sede sono protagonisti e guide di una limpida collaborazione per la promozione dell’uomo e per il bene del Paese – ha sottolineato il presidente Napolitano -. Cardine della Costituzione italiana, come dell’ordinamento di ogni Stato di diritto, è il principio della libertà religiosa: invece ancor oggi in troppi luoghi negata e brutalmente calpestata. E consideriamo nostro dovere prenderne le difese ovunque, specie là dove siano colpite la libertà e la vita dei cristiani».
«Santità – ha concluso il Capo dello Stato -, il rapporto tra Stato e Chiesa cattolica in Italia non è qualcosa di freddamente istituzionale ma qualcosa di profondamente vissuto, radicato nella storia, e cresciuto, sempre di più, parallelamente al dialogo interreligioso e al dialogo tra credenti e non credenti».

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