Nella lista dei porporati che saranno creati il 28 novembre figurano 6 italiani, tra i quali un parroco e un religioso non ancora vescovo. “Prima assoluta” per il Ruanda e il sultanato del Brunei. A Washington il primo cardinale afroamericano

di Maria Michela NICOLAIS

Concistoro
Foto Osservatore Romano / Sir

«Preghiamo per i nuovi cardinali, affinché, confermando la loro adesione a Cristo, mi aiutino nel mio ministero di vescovo di Roma, per il bene di tutto il santo popolo fedele di Dio». Con queste parole Papa Francesco – a sorpresa – ha annunciato direttamente ai fedeli, come è ormai sua consuetudine, la creazione di 13 nuovi cardinali, nell’apposito Concistoro – il settimo del pontificato – in programma il 28 novembre, vigilia della prima domenica dell’Avvento romano.

Nella lista delle 13 nuove porpore, letta da Bergoglio al termine l’Angelus di ieri, figurano sei cardinali italiani, di cui tre elettori ed altrettanti non elettori, cioè non presenti in un eventuale Conclave in quanto ultraottantenni. Tra di loro, anche un parroco e un religioso non ancora vescovo.

In tutto ammontano a 9 le nuove porpore con diritto di voto in Conclave, e 4 gli ultraottantenni. Con il Concistoro del 28 novembre quindi i cardinali diventeranno 232, di cui 128 elettori, otto in più rispetto al limine massimo di 120 stabilito da Paolo VI, ma più volte superato dai suoi successori. Dopo il prossimo Concistoro i cardinali elettori creati da Papa Francesco saranno 73, rispetto ai 39 di Benedetto XVI e ai 16 di Giovanni Paolo II. Gli europei saranno 53 (di cui 22 italiani), i latinoamericani 24, gli africani 18, gli asiatici 16, i nordamericani 13, 4 i provenienti dall’Oceania. A salutare con gioia l’ingresso dei suoi nuovi confratelli, a nome di tutta la Chiesa italiana, è stato il cardinale Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e presidente della Cei, ricordando che i nuovi porporati annunciati «sono frutto e dono delle nostre comunità. Conosco ciascuno di loro e sono certo che sapranno vivere questa nuova responsabilità con intensità e umiltà. Il Cardinalato – ci ricorda il Santo Padre – non significa una promozione, né un onore, né una decorazione; semplicemente è un servizio che esige di ampliare lo sguardo e allargare il cuore. A nuovi cardinali l’amicizia e l’affetto dell’episcopato italiano, insieme al ricordo nella preghiera».

Gli italiani

I sei cardinali italiani. A guidare la lista dei cardinali italiani elettori è monsignor Marcello Semeraro, vescovo di Albano e segretario del Consiglio dei cardinali che aiutano il Papa nella sua opera di riforma della Curia Romana. Recentemente, è stato nominato dal Santo Padre prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi, dopo che il cardinale Becciu si è dimesso da tale carica e ha rinunciato ai diritti del cardinalato, tra i quali figura appunto quello di entrare in Conclave. Riceverà la berretta cardinalizia anche monsignor Paolo Lojudice, arcivescovo di Siena-Colle Val d’Elsa-Montalcino e segretario della Commissione episcopale per le Migrazioni della Cei, noto per il suo impegno a fianco dei rom. Ad arrivare alla porpora senza essere ancora vescovo è invece fratel Mauro Gambetti, custode del Sacro Convento di Assisi, città natale del “poverello” a cui il primo Papa della storia che ha scelto di prendere il suo nome è molto legato, come dimostra anche la decisione di firmare sulla tomba di Francesco la sua terza enciclica, Fratelli tutti, il 4 ottobre scorso. «Scherzi da Papa – il commento a caldo del francescano dopo l’annuncio della sua nomina -. Accolgo con riconoscenza e gioia questa notizia in spirito di obbedienza alla Chiesa e di servizio all’umanità in un tempo così difficile per tutti noi. Affido a San Francesco il mio cammino e faccio mie le sue parole di fratellanza. Un dono che condividerò con tutti i figli di Dio in un percorso di amore e compassione verso il prossimo nostro fratello». Tre, infine, i cardinali italiani non elettori: monsignor Silvano Tomasi, arcivescovo titolare di Asolo e nunzio apostolico, padre Raniero Cantalamessa, predicatore della Casa Pontificia – volto noto anche della televisione – e monsignor Enrico Feroci, parroco a Santa Maria del Divino Amore a Castel di Leva e ex direttore della Caritas di Roma.

Prime porpore in Ruanda e nel Brunei

Tra i nuovi cardinali non italiani, una “prima assoluta” per il Ruanda e il sultanato del Brunei, a conferma della caratura sempre più universale impressa al Collegio cardinalizio da Papa Francesco, che va a pescare i suoi confratelli anche dalle “periferie” del mondo. Riceveranno infatti la berretta mons. Antoine Kambanda, arcivescovo di Kigali, e mons. Cornelius Sim, vescovo titolare di Puzia di Numidia e vicario apostolico di Brunei. Il primo della lista delle future porpore è mons. Mario Grech, di recente nominato segretario generale del Sinodo dei vescovi come successore del card. Lorenzo Baldisseri. Saranno cardinali elettori anche mons. Wilton D. Gregory, arcivescovo di Washington, il primo cardinale afroamericano; mons. José F. Avincula, arcivescovo di Capiz, nelle Filippine, e mons. Celestino Aòs Braco, arcivescovo di Santiago del Cile. Papa Francesco, oltre ai tre cardinali italiani non elettori, ha deciso infine di unire al Collegio cardinalizio mons. Felipe Arizmendi Esquivel, vescovo emerito di San Cristobal de Las Casas, in Messico.

 

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