Redazione

I cristiani vivono spesso situazioni di “frustrazione per il senso di inefficacia della propria azione; stanchezza, per un’attività che sfocia sempre più spesso nell’attivismo e chiusura delle comunità su se stesse”.

Essere, come cristiani, “persone capaci di dialogo con tutti e che esprimono la loro fede nell’amore”: èquesto, secondo Paola Bignardi, direttrice di “Scuola Italiana Moderna” e coordinatore nazionale di ReteInOpera, un modo di vivere la dimensione spirituale della testimonianza, come ricordato oggi nella sua relazione al IV Convegno ecclesiale nazionale di Verona.

Tra le sfide da affrontare per “essere Chiesa oggi” Bignardi intravede “l’incontro con i fedeli di altre religioni; il confronto con un mondo laico che tende a relegare la fede nello spazio delle questioni private; la tentazione di chiudere il cristianesimo dentro una cultura; la fatica di comunicare con persone apparentemente indifferenti ad ogni dimensione di profondità”, la “fatica di vivere” in quanto “difficoltà di stare in relazione con un contesto frammentato e disperso”.

Bignardi ha parlato anche della “gracilità della fede dei credenti; la difficoltà delle comunità di mostrarsi come case accoglienti di tutti; la stanchezza di un modello pastorale articolato e complesso”. I cristiani vivono spesso situazioni di “frustrazione per il senso di inefficacia della propria azione; stanchezza, per un’attività che sfocia sempre più spesso nell’attivismo” e “chiusura delle comunità su se stesse”.

In un contesto culturale in cui ci si sente estraniati bisogna, a suo avviso, “assumere la percezione dell’essere stranieri non come esito di un’espropriazione di identità, ma come frutto di un’identità riscoperta in forma più pura e più profondamente nostra”. Alla comunità cristiana è richiesto di vivere “l’essenziale”, ossia la Parola di Dio, la liturgia, la comunione, per “proiettare la comunità cristiana oltre se stessa”.

“Una Chiesa che spera – ha sottolineato – èlibera, aperta, coraggiosa, capace di affrontare ogni difficoltà: non senza sofferenza, ma con l’audacia che le viene dal suo sguardo oltre il tempo”. Fondamentale la presenza e l’operato dei laici, per portare il Vangelo “nei luoghi della vita”. Alla comunità cristiana i l aici chiedono che sia valorizzata la loro esperienza spirituale nella vita quotidiana, e “non solo quando ci impegniamo come catechisti, o animatori, o operatori della pastorale”.

Le strade da percorrere sono quelle della “corresponsabilità e del dialogo intraecclesiale”, e “dei cammini formativi non strumentali o finalizzati a cose da fare”. “La sofferenza delle comunità cristiane di oggi assomiglia ai dolori del parto", ha concluso Bignardi, e si sa che “come per la donna, il dolore del dare alla luce si dimentica subito”.

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