Assistenza all’avanguardia e preziosa testimonianza cristiana nell’Istituto dove l’Arcivescovo alle 11 celebra una Messa prenatalizia. Parlano don Vincenzo Barbante e Roberto Costantini, rispettivamente presidente e vicedirettore generale della Fondazione Don Gnocchi, che da vent’anni ha accolto il Palazzolo nella sua “famiglia”

di Annamaria BRACCINI

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L'Arcivescovo al Palazzolo nel dicembre 2017

Come ormai da anni tradizione prenatalizia, sabato 22 dicembre l’Arcivescovo di Milano visiterà e celebrerà l’Eucaristia all’Istituto Luigi Palazzolo, che quest’anno “compie” 80 anni e da 20 è entrato a far parte della grande famiglia della Fondazione Don Carlo Gnocchi. «Per noi tutti è un’occasione importante per ricordare fondamentalmente l’orizzonte all’interno del quale si svolge l’opera che la Don Gnocchi e il Palazzolo portano avanti, ossia essere luoghi in cui la misericordia di Dio si fa incontro alla fragilità», sottolinea don Vincenzo Barbante, presidente della Fondazione.   

Su quali problematiche si incentra l’attività dell’Istituto?
Soprattutto sulle infermità degli anziani e di coloro che sono vittime di patologie a carattere degenerativo. L’opera di don Palazzolo e di don Gnocchi qui trovano una coincidenza assolutamente singolare e unica. Da sempre, infatti, la nostra missione è quella di accompagnare queste persone in un cammino che non ha come traguardo la salute, ma ha come prospettiva il non essere soli nell’affrontare il tramonto della vita. Questo aspetto mi pare davvero molto prezioso come testimonianza e servizio.

Le realtà e le strutture di cui parliamo sono oggi di assoluta avanguardia, ma nascono con pochi mezzi concreti e da una sola ricchezza: l’intuizione profetica di due sacerdoti beati. Queste origini sono ancora vive e contano?
Certamente. Sono grandi carismi della carità in cui si inseriscono anche altre opere come l’Istituto Sacra Famiglia di Cesano Boscone, o La Nostra Famiglia di Bosisio Parini. Realtà nate dalla sensibilità e dall’attenzione di alcuni sacerdoti (tutti ambrosiani, tranne il bergamasco Palazzolo) che hanno colto, in questo tipo di missione, un’occasione rilevante per testimoniare che, oltre all’assistenza dal punto di vista clinico o strettamente tecnico, è necessario offrire qualcosa in più. Ed è proprio in questa capacità di condivisione e di accompagnamento – nella quale la carità diventa un’esperienza particolarmente forte – che si manifesta il carisma anche della Chiesa, del farsi prossimo di Gesù accanto ai piccoli, ai poveri, ai fragili. Così la testimonianza di questi preti è diventata, non solo esemplare, ma contagiosa, perché ognuno di loro ha saputo coinvolgere tanti altri nel corso di anni di testimonianza e di servizio. Ciò ha offerto, alla Chiesa, l’opportunità di mostrare uno dei volti più belli della propria missione, nel contesto sociale e anche culturale, che ha fatto il bene di tutti. 

Struttura all’avanguardia

Insomma, un solido passato alle spalle e un grande futuro davanti: basti pensare che l’Istituto Palazzolo è una delle più grandi strutture geriatriche del Paese, come spiega Roberto Costantini, direttore del Presidio Nord 1 e vicedirettore generale della Fondazione Don Gnocchi.

Quali sono i “numeri” della struttura?
Abbiamo 820 posti-letto articolati in modo molto eterogeneo, ma coerente con i bisogni degli anziani più in difficoltà. Tra questi, 40 sono i letti dedicati alla Medicina a indirizzo geriatrico; 27 per i cosiddetti subacuti, 40 per la riabilitazione e 80 per le cure intermedie. Questo consente, dal punto di vista strettamente sanitario, di accogliere direttamente dai Pronto soccorso degli ospedali del territorio le persone anziane e di collocarle nell’unità più appropriate per il loro disagio. Vi è poi la sezione dei posti-letto sociosanitari, con i 420 di Residenza Sanitaria Assistenziale tradizionale e quelli dei reparti specifici, per l’Alzheimer, gli stati vegetativi, le cerebrolesioni gravi e l’hospice da 10 posti.

Tutti reparti di eccellenza?
Senza dubbio. Sono stati costruiti in questi ultimi venti anni, un periodo molto intenso di sviluppo per dare risposte sempre più personalizzate ai bisogni del territorio milanese e dell’area metropolitana. A tutto questo è importantissimo aggiungere l’enorme attività svolta sul “campo”. Infatti raggiungiamo nelle loro abitazioni alcune migliaia di persone per l’Assistenza Domiciliare Integrata e per fare attività di Rsa aperta. Questo crea un’osmosi, ancora più profonda e integrata, tra “interno” ed “esterno” della struttura. Per il reparto degli stati vegetativi e della Sla abbiamo 47 posti. È un’attività di nicchia che si lega, tuttavia, a quella molto ampia che eroga l’Ircss Santa Maria Nascente (sempre della Don Gnocchi e a soli 3 chilometri di distanza dal Palazzolo) attraverso la riabilitazione delle cerebrolesioni. È un reparto appena avviato, unico a Milano, che ci permetterà di integrare il servizio offerto dall’Ircss all’intero nostro Paese.

Come si svolgerà la visita dell’Arcivescovo?
Oltre la celebrazione nella chiesa interna all’Istituto, che è un poco il cuore della struttura, il vescovo Mario visiterà alcuni reparti, salutando centinaia di ospiti e di loro familiari con la consueta generosità. Poi, vi saranno gli auguri e l’incontro più riservato con il Presidente e il personale.

A proposito di personale, è vero che il Palazzolo è una sorta di laboratorio multietnico?
Sì. Tra noi ci sono rappresentanti di 46 Nazioni diverse. 800 persone che lavorano, che si integrano, che condividono culture diverse, essendo, però, sempre fortemente orientate ad accogliere e a donare amore agli ospiti dell’Istituto.

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