Redazione

Commentando parti della prima Lettera di Pietro, testo guida del Convegno, mons. Carraro ha ricordato che essa “è rivolta ai cristiani di comunità lontane da Roma, disperse che scoprono di vivere in una dimensione fuori dal mondo perché le rende diverse e deboli agli occhi del loro mondo. In molti casi perseguitate, e lo sono oggi come ieri”. Prima della messa inaugurale il sindaco di Verona, Paolo Zanotto, nel suo saluto all’apertura del Convegno, ha ricordato “le radici di fede e la tradizione di santi che hanno dato a Verona e al mondo istituzioni missionarie, sociali e assistenziali ancora oggi di grande vitalità”.

E’ stata una lunga e appassionata riflessione sul dono della “divina elezione” l’omelia di mons. Flavio Roberto Carraro, vescovo di Verona, durante la celebrazione che ha aperto il 16 ottobre scorso presso l’arena di Verona il IV Convegno ecclesiale nazionale. Commentando parti della prima Lettera di Pietro, testo guida del Convegno, mons. Carraro ha ricordato che essa “è rivolta ai cristiani di comunità lontane da Roma, disperse che scoprono di vivere in una dimensione fuori dal mondo perché le rende diverse e deboli agli occhi del loro mondo. In molti casi perseguitate, e lo sono oggi come ieri”.

Ma cosa vuol dire essere eletti, se poi il mondo ci rifiuta? “Iniziata con Abramo – ha spiegato il presule – l’elezione trova compimento in Cristo. Essa non dipende criteri sociali di appartenenza, nemmeno da un comportamento retto, il quale potrà esserne, casomai, un frutto. È l’iniziativa del Cristo Risorto che attesta questa nuova cittadinanza celeste”. “Cristo – ha aggiunto mons. Carraro – ci insegna a prendere sul serio il mondo, ci libera dalla tentazione della disincarnazione che talvolta si insinua nei nostri percorsi spirituali, nei nostri progetti pastorali, nel nostro sguardo sull’uomo, sulla società e tinge di paure il presente”.

Secondo il vescovo, “l’elezione non è una maledizione né un privilegio escludente, ma comporta una nuova posizione sul mondo, sulle cose, sugli affetti, sulla gestione del tempo, sul lavoro, sul disagio, sulla festa, sulle relazioni sociali, sull’impegno politico, sul corpo, sul male, sul bene comune, sulla storia, sui giovani, sulla famiglia, sull’anziano, sulla vita nascente… Nulla rimane inesplorato dalla Grazia. E la proposta martellante che proviene da tante voci di sbarazzarsi della fede, di umiliare la Chiesa, è solo un preludio di morte. Ma la Lettera di Pietro ci conforta evidenziando la forza persuasiva e pervasiva del Vangelo, gocciolante speranza”. “Il Vangelo – ha concluso – ci interpella sui dettagli, ci scuote ogni volta che ci adagiamo, ci appassiona e ci seduce. In poche parole ci salva oggi, qui. La nostra elezione ha la sua radice in Cristo”.

Prima della messa inaugurale il sindaco di Verona, Paolo Zanotto, nel suo saluto all’apertura del Convegno, ha ricordato “le radici di fede e la tradizione di santi che hanno dato a Verona e al mondo istituzioni missionarie, sociali e assistenziali ancora oggi di grande vitalità” e ha definito l’evento ecclesiale “un segno di speranza per tutti perché ci aiuta a superare la rassegnazione ed il diffuso pessimismo verso cui spinge il clima sociale e culturale del nostro tempo”.

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