La celebrazione con l’Arcivescovo per la festa della Madonna del Rosario in una comunità cittadina dell’hinterland che, tra immigrazione antica e recente, ha contribuito a trasformare Milano da città in metropoli

di Annamaria BRACCINI

scola Cesano Boscone

«Voglio dire a tutti voi la mia gratitudine per questo invito alla bella festa della Madonna del Rosario, gratitudine che scaturisce dalla commozione del mio cuore di Vescovo quando ho l’occasione di incontrare faccia a faccia i fedeli che mi sono affidati». A Cesano Boscone, grosso centro alle porte di Milano, ma ormai inglobato quasi interamente nella città, il cardinale Scola riflette proprio a partire dal ruolo civile ed ecclesiale di comunità come quella cesanese, in festa grande per ben 15 giorni, appunto nel nome della Madonna del Rosario. Trentatreesima edizione, tra momenti culturali, di svago e appuntamenti come il Palio del Cinghiale (alla fine della serata il sindaco D’Avanzo premia i rioni), che si chiude con l’attesissima presenza dell’Arcivescovo, ringraziato dal parroco don Luigi Caldera, che dice: «Eminenza, le vogliamo bene». Parole che da sole spiegano il sentimento delle quasi mille persone che si affollano nel Teatro Cristallo, dove è approntato l’altare per la Messa concelebrata dal Vicario di Zona Sesta, monsignor Franco Carnevali e molti parroci. Fuori piove – non sarà possibile portare in processione la venerata statua della Madonna -, ma sono comunque moltissimi i fedeli che seguono la celebrazione anche all’aperto.

«Non c’è azione più grande che una persona possa compiere che partecipare all’Eucaristia, con la presenza di Gesù reale nella storia e tra noi – nota subito il Cardinale -. Ed è bello poter incontrare in questa occasione, da vicino, una delle nostre grandi comunità ecclesiali, significative delle fasce che circondano Milano e che fanno della città una metropoli, soprattutto in questa fase di grande cambiamento».

Un mutamento che oggi è fatto di tante etnie straniere, oltre trenta quelle presenti sul territorio, mentre negli anni Sessanta fu caratterizzato dall’immigrazione proveniente dal sud, segnatamente dalla Puglia, che con i suoi 12 mila cittadini originari della regione rappresenta ancora una delle prime componenti della popolazione (per l’occasione anche la Banda musicale che accompagna la Festa patronale è pugliese).

A tali flussi, lontani e vicini, fa riferimento esplicito l’Arcivescovo. «Voi rappresentate ciò che ha permesso la congiunzione tra la città e la sua cintura, che ormai ci consente di parlare di una Milano del futuro che sta al passo con i tempi e nel confronto con tutte le grandi metropoli europee. A ognuno spetta, in questa edificazione del domani, la responsabilità di dare il suo contributo e “timbro” a un’Europa stanca, anche se molti sono i germogli di speranza».

Poi, nel commento alle Letture del giorno, l’Arcivescovo definisce la grande sfida che attende i cristiani: «La scommessa è chiedere “chi è l’uomo”, “chi sono io”. Ridestiamoci dalla tiepidezza, giochiamo la nostra libertà in prima persona: questo è già un primo modo di rispondere alla sfida. Non dimentichiamo che l’iniziativa di Dio, la sua misericordia, ci sorprende a tal punto che non si può che provare dolore per il nostro peccato». E se siamo dei «permanentemente salvati», è tenendo fisso lo sguardo sui Gesù che dobbiamo quotidianamente fondare la nostra speranza.

Da qui l’impegno di testimonianza che vogliamo «quest’anno, come Chiesa ambrosiana, affrontare nel campo che è il mondo». Campo vissuto dall’uomo attraverso gli affetti, il lavoro e il riposo, lo stile di vita ogni giorno. Una testimonianza che a Cesano trova matura concretezza in tante attvità di volontariato e associative, ma soprattutto nella grande Fondazione Sacra Famiglia, per il sostegno della disabilità. L’Arcivescovo – che proprio presso questa istituzione volle iniziare il suo ministero a due giorni dal suo ingresso a Milano – la indica ai fedeli come modello. «Occorre costruire la nostra esistenza, imparando l’amore vero che domanda la vita intera, perché solo se si dona la vita essa si realizza», dice.

Un’esistenza riuscita, insomma, se donata in comunione, in relazione con gli altri e in questo – conclude il Cardinale – «abbiamo il soccorso di Maria, che sta ai piedi della croce. Vi invito a pregare magari spegnendo la televisione, con il Rosario». E il pensiero torna alla Madre di Cristo ai piedi della croce nella preghiera finale alla Vergine Santissima composta da Papa Francesco, recitata tutti insieme, fuori e dentro il Teatro.

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