Le esequie del missionario del Pime nella chiesa parrocchiale di Castelletto, concelebrate dal vicario generale del Pime, padre Livio Maggi, e da monsignor Mario Delpini, vicario generale della Diocesi. Messaggio di cordoglio dell'Arcivescovo

Padre Giancarlo Bossi

Si sono celebrati oggi alle 15, presso la chiesa parrocchiale di Castelletto di Abbiategrasso (Milano), i funerali di padre Giancarlo Bossi, il missionario del Pontificio Istituto Missioni Estere morto domenica notte alla clinica Humanitas di Rozzano sul Naviglio (Milano), dopo essere stato colpito oltre un anno fa da un male incurabile ai polmoni.

Le esequie sono state concelebrate dal vicario generale del Pime, padre Livio Maggi, e da monsignor Mario Delpini, vicario generale della Diocesi di Milano. Prima della celebrazione il feretro di padre Bossi è rimasto esposto per il saluto dei fedeli nella chiesa di Castelletto. Uno dei suoi ultimi gesti, secondo quanto riferisce Asianews, è stata la benedizione a due padri del Pime in partenza per la missione del Bangladesh e della Guinea Bissau.

Nato ad Abbiategrasso il 19 febbraio 1950, padre Bossi era entrato nel Pime a Genova nel 1973. Emise il giuramento perpetuo il 3 febbraio 1978 e fu ordinato sacerdote il 18 marzo 1978 da monsignor Aristide. Pirovano. Destinato alle Filippine, vi ha trascorso – con qualche intermezzo in Italia – circa 32 anni.

Il 10 giugno 2007 padre Bossi venne rapito a Mindanao (Filippine) da guerriglieri dissidenti del Milf (Moro Islamic Liberation Front). Rimase nelle mani dei rapitori per quaranta giorni. In quel periodo la sua comunità si mobilitò con veglie di preghiera e altre iniziative. Anche Benedetto XVI si appellò ai rapitori e pregò per lui. Venne liberato il 19 luglio, grazie alla collaborazione del Governo italiano e di quello filippino. Dopo la liberazione, rese una toccante testimonianza in occasione della Veglia missionaria diocesana (in allegato nel box a sinistra) e incontrò il Papa durante il raduno dei giovani italiani a Loreto. Qui descrisse i 40 giorni insieme ai suoi rapitori, dai quali disse sempre di essere stato «trattato bene» e di aver «pregato per loro». Ricordando poi il suo incontro con Benedetto XVI, padre Bossi parlava della «emozione di un figlio che ritrova il padre».

Nel gennaio 2008 tornò nelle Filippine: avrebbe voluto andare di nuovo a Payao (Mindanao), dov’era stato rapito: i vescovi però lo frenarono e lui si stabilì a Paranaque (Metro Manila) per un anno, spostandosi poi nella missione di Mindoro Occidentale.

Padre Bossi raccontò l’esperienza del rapimento in un libro, Rapito. Quaranta giorni con i ribelli, una vita nelle mani di Dio (Emi). Non solo la cronaca di quei giorni drammatici, ma soprattutto il racconto di una vita affidata a Dio. Fino al punto di leggere negli eventi drammatici di cui era stato protagonista un rinnovato invito a proseguire sulla via del dialogo e a «lasciarsi rapire dagli ideali». Il ritratto di un missionario abituato ad agire nel silenzio, divenuto improvvisamente il simbolo di quanti operano nel nascondimento al servizio del Vangelo e dei poveri.

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