Saranno ordinati dall’Arcivescovo in una celebrazione che si terrà alle 17 nel cortile del Seminario di Monza con 300 invitati. Per tutti la diretta sui social. Parla il rettore padre Bonalumi

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I diaconi del Pime con il Rettore padre Bonalumi e il Superiore padre Brambillasca (al centro)

Hanno terminato la formazione durante il periodo del lockdown. E per loro adesso uscire vuol dire imboccare direttamente le strade del mondo. È la storia dei cinque nuovi missionari del Pime che domani, lunedì 15 giugno, saranno ordinati sacerdoti dall’Arcivescovo. La celebrazione si terrà alle ore 17 nel cortile del Seminario teologico internazionale di Monza, il seminario del Pime che ha sede in via Lecco in una villa adiacente al grande Parco. Originari di quattro diversi Paesi (Italia, India, Filippine e Thailandia) Ivan Straface, Mauro Pazzi, Sravan Kumar Koya, Fel Catan e Nathi Lobi quest’anno non verranno ordinati insieme agli altri sacerdoti novelli della Diocesi, ma in una celebrazione ad hoc che rappresenterà un momento simbolico importante per l’intera comunità di Monza.

«Il motivo è evidentemente legato alla pandemia – spiega padre Luigi Bonalumi, missionario del Pime per tanti anni a Hong Kong e oggi rettore del Seminario dove attualmente studiano 57 futuri missionari provenienti da undici Paesi -. Alla fine dell’anno scolastico le nostre ordinazioni solitamente avvengono nelle Diocesi di provenienza di ciascun candidato al sacerdozio. Quest’anno però, per via del Covid-19, non c’erano certezze su quando si sarebbero potute tenere e anche la Diocesi di Milano ha rinviato a settembre quelle diocesane. Ma i nostri nuovi sacerdoti sono già attesi in missione. Così abbiamo chiesto all’Arcivescovo la possibilità di celebrare le ordinazioni in Seminario e lui ha subito acconsentito, dando anche la sua disponibilità a venirle a presiedere personalmente».

La data del 15 giugno non è casuale: è il giorno della festa liturgica del beato Clemente Vismara, missionario del Pime che ha vissuto per quasi 70 anni nell’allora Birmania, oggi Myanmar. Un missionario ambrosiano cresciuto ad Agrate Brianza, poco lontano da Monza, e morto nel 1988. «Quando abbiamo chiesto all’Arcivescovo il permesso per le ordinazioni eravamo ancora in piena emergenza e pensavamo a una celebrazione molto ristretta – racconta ancora padre Bonalumi -. Ora però la situazione è un po’ cambiata e dunque nel cortile del nostro Seminario, nel rispetto delle norme indicate dalle autorità sanitarie, potremo avere con noi 300 invitati. Anche per tutti gli altri amici del Pime sarà comunque possibile seguire la diretta della celebrazione in streaming sui canali Youtube e Facebook del Seminario di Monza e del Centro Pime di Milano».

Le ordinazioni dei nuovi missionari saranno un segno per la città e la comunità ecclesiale di Monza, che vive la presenza del Seminario del Pime come una ricchezza particolare. «Al rito, insieme al nostro superiore generale padre Ferruccio Brambillasca, saranno presenti anche l’arciprete di Monza, monsignor Silvano Provasi, e il vicario episcopale di Zona, monsignor Luciano Angaroni – continua il rettore del seminario del Pime -. Ma è bello ricordare che, alla fine di quest’anno così particolare anche per la nostra comunità, dal 16 giugno alcuni seminaristi del Pime saranno impegnati, per quanto è possibile, nell’animazione degli oratori della città. E poi dal 29 giugno al 7 agosto anche il nostro Seminario ospiterà un centro estivo per i ragazzi organizzato dall’Ufficio educazione mondialità del Centro missionario di Pime di Milano. Sappiamo quanto bisogno vi sia in queste settimane di questo tipo di proposte e dunque la festa per le ordinazioni sacerdotali accompagna anche questo volto del ritorno alla vita in città».

Ma ai giovani che diventeranno sacerdoti domani che augurio rivolge il rettore del Seminario del Pime? «Augurerò loro di ricordarsi che questa ordinazione è avvenuta in un tempo di prova – risponde padre Bonalumi -. In un momento in cui tutti parlano di pessimismo, loro hanno deciso di compiere un passo per la missione, che è una parola di speranza. Vorrei che se lo ricordassero anche in futuro nel loro ministero, identificandosi come quelli chiamati ad accendere la speranza anche nelle situazioni più difficili».

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