Due tra i dieci termini elencati dall’Arcivescovo nella “Regola di vita” offrono lo spunto per il convegno in Curia promosso da Nonni 2.0. L’evoluzione e i progetti dell’associazione nelle parole del vicepresidente Giuseppe Zola

di Annamaria Braccini

Nonni

Si rinnova anche quest’anno l’appuntamento con il convegno organizzato dall’Associazione Nonni 2.0 in collaborazione con l’Arcidiocesi, nel quale, nel pomeriggio del 7 marzo in Curia, si parlerà di “Libertà e responsabilità tra le generazioni” e del contributo che i nonni che possono dare a una crescita armonica dei giovani e della società. Proprio a partire dal titolo, Giuseppe Zola, cofondatore e vicepresidente dell’Associazione, spiega il senso dell’incontro in cui sarà relatore, e che vedrà anche un confronto tra i partecipanti e l’intervento conclusivo dell’Arcivescovo: «Abbiamo voluto prendere spunto dal libretto Regole di vita per i nonni che l’Arcivescovo distribuisce nelle parrocchie durante la sua Visita pastorale, e nel quale elenca dieci parole su cui i nonni dovrebbero meditare e impegnarsi. Scegliendo due di questi 10 termini – “Responsabilità” e “Insieme” -, vogliamo sottolineare la responsabilità che i nonni, e più in generale gli anziani, hanno verso figli e nipoti, ma anche nei confronti dell’intera società, dovendo contribuire a portare idee e azioni. D’altra parte, ci sembra che questa stessa responsabilità venga facilitata se ci mettiamo insieme come sta facendo la nostra associazione, nei suoi intenti e nei programmi concreti».

In aprile Nonni 2.0 compie i suoi primi 5 anni. Quale il bilancio?
Siamo molto soddisfatti. Abbiamo focalizzato la nostra attività su tre punti-cardine. Anzitutto un’attività culturale, per ribadire quello che i nonni sanno già per esperienza, ma di cui non sempre prendono coscienza, soprattutto riguardo la responsabilità educativa. Poi una direzione ecclesiale, perché crediamo che, anche all’interno delle comunità cristiane, occorra essere consapevoli del valore “attivo” che i nonni portano con loro. Per questo al convegno – e non per la prima volta – partecipa l’Arcivescovo di Milano. Gli anziani non sono unicamente da sostenere o da assistere, facendoli magari ballare o giocare a carte; in ogni caso, non sono solo baby-sitter. Infine, il terzo aspetto a cui teniamo molto: la promozione di un inizio di presenza sociale diversa.

Come?
Per esempio, lavorando sui rilievi fiscali che possono avere gli aiuti economici offerti dai nonni ai propri nipoti e figli. Proprio in questi giorni stiamo anche pensando a qualche emendamento da apportare alla legge che regola l’affidamento dei minori in caso di separazione o divorzio dei genitori. In tali contesti, i nonni dovrebbero avere una funzione di cui il giudice deve, quantomeno, tenere conto.

Altre iniziative?
Per questo anno scolastico, abbiamo proposto alle scuole – elementari, medie e superiori – un concorso avente per oggetto il componimento dal titolo “Io e i miei nonni”. Stanno giungendoci moltissimi temi: tutto fa pensare che arriveremo ad averne circa 2000. Un numero non indifferente, soprattutto se consideriamo che è la prima volta che abbiamo lanciato una simile proposta. Leggendo qualcuno di questi scritti, abbiamo potuto osservare che c’è un affetto dei nipoti verso i nonni largamente sconosciuto: forse hanno più coscienza loro, dell’importanza dei nonni, che i nonni medesimi. È una bella esperienza che è in atto in queste settimane.

Quando premierete i migliori tra questi componimenti?
La premiazione si terrà in maggio. Abbiamo nominato una giuria presieduta dal poeta Davide Rondoni, che esaminerà ogni contributo tra fine marzo e aprile.

Insomma, anche i nonni crescono. L’Associazione è presente ormai in tutt’Italia?
Nonni 2.0 è nata nella città di Milano e nel territorio milanese, ma ci stiamo diffondendo. Mi pare indicativo notare che proprio l’istituzione del concorso, di cui ho fatto cenno, abbia avuto la funzione anche di diffondere, tra insegnanti e genitori, la notizia dell’esistenza dell’Associazione.

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