L’Arcivescovo ha presieduto la messa nella chiesa prepositurale dei Santi Pietro e Paolo. Accolto dalla Comunità Pastorale in festa, ha richiamato la tradizione cristiana della valle, ma ha detto: «occorre recuperare il rapporto tra fede e vita»

di Annamaria BRACCINI

Santi Pietro e Paolo_Primaluna

«La Madonna di Biandino, patrona della nostra Comunità e venerata nell’intera valle la protegga nel suo prezioso ministero episcopale». Il cardinale Scola è Primaluna e così lo saluta, nell’antica chiesa di san Pietro e Paolo, a capo della Pieve della Valsassina fin dal 1231 e oggi sede del Decanato, don Mauro Malinghetti, decano e responsabile della Comunità pastorale, “Madonna della Neve” che riunisce cinque parrocchie. 
Tutto il paese accoglie l’Arcivescovo con una festa dal sapore antico, con la banda, gli sbandieratori che danno vita a un’esibizione che ricorda tempi e sonorità medioevali,  con la delegazione degli Alpini e il sindaco Artusi che, citando l’Arcivescovo stesso nel Discorso alla Città del 2011, dice: «Lei ha indicato la forza della coesione sociale e dell’amicizia civica: qui tra noi, come vede, esiste concretamente». 
Poi, in una sorta di processione – sono presenti anche altri quattro sindaci dei paesi interessati dalla Comunità pastorale – , si arriva al piccolo sagrato, da cui si scorge un angolo di monti che pare dipinto tanto è bello sotto il cielo di Lombardia.   «Voglio ringraziavi per l’impegno che avete dimostrato testimoniando quanto vi stia a cuore la tradizione pur nella doverosa attenzione ai grandi cambiamenti in una valle così storicamente radicata».
Valle che è luogo di turismo – «venni qui per la prima volta nel 1946, quando ero in prima media per fare un po’ di vacanza» ricorda il Cardinale, – ma dove ora, nota, inizia a mordere la crisi.  «Il nostro pensiero va ai giovani e a tutti coloro che perdono il lavoro, ma anche a tante povertà del sud del mondo, oggi dimenticate», aggiunge. 
E, riflettendo sul brano del Vangelo domenicale, spiega: «Seppure Matteo scrive ‘Non preoccupatevi’, dobbiamo capire come applicare queste stupende parole di Cristo alla vita presente. La Parola non vuole certamente essere un invito all’irresponsabilità, ma chiama al saper fare ordine tra le nostre priorità, ponendo sempre al primo posto Dio». 
«Il Vangelo ci chiede di subordinare tutti gli aspetti della vita materiale al Signore, attraverso l’appartenenza alla vita di Chiesa e della comunità che offre sicurezza, secondo quella parola che tanto cara ai nostri padri, la provvidenza».  E prosegue, l’Arcivescovo, «all’angoscia per il futuro si risponde cercando un appiglio certo in Dio, che non è qualcosa di astratto, ma che è la vita stessa della Chiesa». 
Da qui una prima raccomandazione: «Non lasciate Dio alla periferia dell’esistenza e dei giorni, sappiate portare l’Eucaristia ‘fuori’ dalla chiesa, incarnandola in ogni momento, nelle relazioni, nel lavoro e nel riposo». 
In gioco c’è un futuro capace di recuperare «il rapporto, che si è perduto, tra la fede e vita», di «perseverare nella speranza», anche se «la smania tutta contemporanea di cambiare, ci porta a sottovalutare, appunto la virtù della perseveranza». 
Infine l’augurio alla Comunità di Primaluna arriva con le parole del Siracide: «Il Signore è paziente, vede e sa che la nostra sorte è penosa dopo il peccato perciò abbonda nel perdono. La misericordia del Signore riguarda ogni essere vivente, la misericordia dell’uomo riguarda il suo prossimo. Che questo donarsi agli altri, nella generosità, generi vita buona e bella». 

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