Dopo gli appelli del Pontefice e dei vescovi italiani, anche Caritas Ambrosiana aderisce alla colletta nazionale e invita i fedeli a sostenere gli interventi che le Caritas nazionali dei paesi colpiti stanno realizzando a favore delle popolazioni locali

bambino africano

La carestia nel Corno d’Africa rischia di diventare una catastrofe umanitaria dimenticata. La guerra in Libia, le rivolte a Damasco, la crisi economia e finanziaria in Europa e negli Stati Uniti hanno distratto l’attenzione della comunità internazionale e del nostro Paese da un’emergenza che al momento coinvolge 12,4 milioni di persone. Per questa ragione, dopo gli appelli del Pontefice e dei vescovi italiani, anche Caritas Ambrosiana, mentre aderisce alla colletta nazionale promossa dalla Conferenza episcopale italiana il 18 settembre, invita a non dimenticare i fratelli e le sorelle afflitti dalla carestia in quel vasto territorio che si estende dal Kenya al Sudan, dalla Somalia all’Uganda.

In questa regione, la scarsità e l’irregolarità delle piogge dell’autunno scorso – unite ad altri fattori quali la crescente desertificazione di alcune aree, i limitati investimenti nelle politiche agricole – hanno portato ad una allarmante scarsità di scorte alimentari, a una riduzione dei pascoli per gli animali, a una drammatica mancanza di acqua potabile. Alla denutrizione della popolazione si sono aggiunti il peggioramento delle condizioni igienico sanitarie e il rischio del diffondersi di epidemie tra le fasce più deboli e nelle aree più colpite. In particolare torna ad affacciarsi l’incubo del colera.

Sin dai primi giorni di luglio Caritas Ambrosiana, d’intesa con Caritas Italiana e Caritas Internationalis, sta seguendo l’evoluzione della situazione e, attraverso fondi propri e le donazioni dei fedeli, sta facendo la sua piccola parte per finanziare un vasto piano di interventi realizzato dalle Caritas nazionali in Somalia, Gibuti, Kenia, Etiopia, Eritrea, i paesi più colpiti e dove già da anni erano in corso degli interventi. Interventi di entità diversa a seconda dei contesti nazionali in cui si opera e delle capacità organizzative dei partner locali, ma che consentono sempre di dare una riposta certa ai bisogni reali della popolazione.

In particolare, Caritas Somalia, nonostante sia una realtà piccola, è riuscita a distribuire viveri (riso, farina, zucchero, datteri, olio) a soggetti particolarmente vulnerabili. In una zona a circa 200 chilometri a sud di Mogadiscio, assiste 515 famiglie sfollate (costo al mese dell’intervento 26.084 dollari); in altre aree del sud del Paese aiuta 2.730 bambini delle scuole elementari (costo al mese 13.300 dollari). È inoltre impegnata nella costruzione di un ambulatorio in una zona agricola, a 30 chilometri dalla capitale, dove vivono molte famiglie sfollate dalla guerra e dalla siccità (costo per la costruzione 56.571 dollari, per spese di gestione 12.000 all’anno). All’interno di Mogadiscio assiste oltre un migliaio di famiglie sfollate nei campi profughi (costo al mese 52.700 dollari).

Nel piccolo stato di Gibuti, la Caritas distribuisce viveri e acquista medicinali per gli abitanti della capitale e di altre quattro località (Ali Sabieh, Obock, Arta e Tadjourah (costo totale per 6-9 mesi 50mila dollari). In Kenya la Caritas ha implementato un piano complessivo di emergenza e riabilitazione in 14 diocesi, su 16, con un budget totale di 3.959.919 euro, della durata di 8 mesi destinato a 30.420 famiglie, attraverso un programma di assistenza alimentare e approvvigionamento idrico. In particolare distribuisce razioni alimentari a 9.220 famiglie nelle sette diocesi dove la crisi è più acuta (Marsabit, Lodwar, Garissa, Isiolo, Maralal, Ngong e Nakuru). In Etiopia, la Caritas locale in collaborazione con le altre Caritas estere presenti nel Paese, sta lavorando in 5 diocesi (Adigrat, Harar, Hosonna, Meki, Soddo) nella zona Nord- Est e Centro-Sud con un piano d’intervento della durata di 8 mesi in favore di 65.120 beneficiari.

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