La celebrazione eucaristica presieduta dall’Arcivescovo ha aperto i festeggiamenti per i 30 anni del Centro, realtà attiva nell’accoglienza, nel reinserimento lavorativo e sociale, nel doposcuola, nel dialogo ecumenico e interreligioso

di Annamaria BRACCINI

Nocetum

«Vogliamo dare il benvenuto in tutte le lingue delle persone e degli ospiti che sono passati da qui in questi 30 anni». È un saluto affettuoso quello che Gloria Mari, alla guida del Centro Nocetum, rivolge all’Arcivescovo che non ha voluto mancare al giorno inaugurale dei festeggiamenti, che proseguiranno fino al 5 maggio con molti eventi, appunto, per il trentennio del Centro stesso, nato da un’intuizione profetica di suor Ancilla Beretta anche lei presente.
La Celebrazione eucaristica, che, per l’occasione viene presieduta da monsignor Delpini nel salone centrale gremito di amici, volontari, ospiti passati e presenti, bimbi, diviene così un modo per dire tutti insieme “grazie” con riconoscenza a questa realtà di accoglienza, dialogo tra le religioni, rispetto per il Creato e per ogni donna o uomo. Accanto a monsignor Delpini concelebrano 12 sacerdoti, tra cui il vicario Episcopale, monsignor Luca Bressan, l’abate della vicina Abbazia di Chiaravalle, padre Stefano Zanolini, il parroco di “San Michele e Santa Rita”, don Andrea Bellò, il delegato arcivescovile per l’Ordo Virginum – 2 consacrate che vivono a Nocetum appartengono all’Istituto –, don Davide Milanesi e altri presbiteri; ci sono anche i ministri di altre Confessioni cristiane, come padre Ionut Radu della Comunità Ortodossa Romena, accompagnato da alcuni fedeli, che utilizzano la chiesetta di Nocetum, dedicata ai santi Filippo e Giacomo, come loro parrocchia. Il Comune di Milano è rappresentato dalla vicesindaco Anna Scavuzzo.
E, poi, gli scouts che danno sempre una mano, gli anziani del quartiere, tanta gente, la decina di volontari qui impegnati… Insomma, tutti coloro che, negli anni, hanno reso sempre più bella questa porzione di territorio inserita nella Rete virtuosa e sostenibile della Valle dei Monaci. D’altra parte, l’accoglienza, il doposcuola aperto a tutti i bimbi delle elementari della zona, la distribuzione dei pacchi-viveri due volte al mese che sostiene un centinaio di nuclei familiari, i percorsi di inserimento lavorativo per persone svantaggiate, donne soprattutto. Senza dimenticare l’attività svolta su un ettaro di terreno agricolo (nata da un progetto in sinergia con l’IEO e il Comune di Milano per la compensazione ambientale e ricomposizione del paesaggio) , con operazioni anche di trasformazione dei prodotti ortofrutticoli e un servizio di ristorazione, sono fatti che dicono molto, ma non tutto, così come la presenza delle 15 donne e bambini ospitati in questo periodo e l’essere parte, dal 2014, della Rete del laboratorio Mazzini – Corvetto. Più di 2000 persone accompagnate, negli anni, verso l’autonomia e a uscire dal disagio e dalla povertà; dal 2001, inoltre, sono stati 2 milioni gli euro di fondi propri spesi vincendo bandi per il risanamento strutturale di Cascina Corte San Giacomo la chiesa antica e il verde circostante.

L’omelia dell’Arcivescovo

Di una presenza che «vuole essere un abbraccio», parla il vescovo Mario. «30 anni hanno trasfigurato questo spazio. Siamo qui per ringraziare perché riconosciamo che Nocetum è stato benedetto da Dio e ben interpretato da chi vi opera».
Se la «città sembra smarrita», se non si sa dove abiti la speranza e dove «è il futuro, se non nascono i bambini»; dove sia la giustizia, se prevalgono i prepotenti; «dove il lavoro e il pane; dove la gente che riempiva le nostre chiese; dove il gruppo che abbiamo coltivato come un promessa di futuro per la nostra comunità», è evidente che la domanda sia grave, urgente e interpelli ognuno, suggerisce Delpini.
«Lo smarrimento è un insidia che rende inquieti anche i discepoli, ma tutti siamo invitati ad ascoltare la risposta di Gesù : “Io vado nella casa dalle molte dimore, vado a prepararvi un posto”. Questa casa è l’attenzione del Signore, la direzione comune che raduna il popolo in cammino e lo salva dallo smarrimento, perché dice che abbiamo una meta a cui guardare. Tutti siamo chiamati a scrivere una storia, pluriforme e sinfonica, e ecumenica e comunionale, se ascoltiamo la promessa di Gesù».
Quella che – sola – offre una possibilità di futuro, perché «ciò che ci convoca non è unicamente una buona educazione, non è una convenienza che fa guadagnare qualcosa, non è l’avere in comune dei nemici da cui difendersi, non è simpatia. Ciò che fa da fondamento per superare lo smarrimento è individuare una direzione, volgendo lo sguardo a una stessa meta». Appunto, la casa dalle molte dimore, perché – continua l’Arcivescovo, in riferimento al Vangelo giovanneo del giorno – «non basta un Gesù che ci sia il buon esempio, un uomo che dice buone parole e offre saggi consigli. Abbiamo bisogno di Dio, di conoscerlo, di sapere che non è un enigma minaccioso, da cui può venire il bene o il male, ma è il Dio che si rivela in Gesù».
Per questo abbiamo necessità che il Figlio ci riveli il Padre, anche se oggi questa consapevolezza sembra scomparsa. «Abbiamo bisogno del Creatore del cielo e della terra come principio della provvidenza e origine del mondo».
E questo vale anche per «il rispetto del Creato, il senso dell’ecologia, della custodia, non è calcolo utilitaristico, per godere meglio della terra, ma un modo per aver una visione teologica del mondo. Abbiamo bisogno di Dio per una visione sensata della natura e della storia. Andiamo al Padre; così superiamo lo smarrimento e la visione utilitaristica di tanti pensieri e progetti. Questa presenza ci illumina».
Il pensiero va a Nocetum. «Qui tante cose ci richiamano al cristianesimo, prima delle divisioni, con un’antica presenza che indica una direzione e un presenza amica. Qui possiamo trovare un luogo dove si prega Gesù, dove vi è un suo segno e dove, nel suo nome, si pratica la carità e si percorre la sua stessa via. Celebriamo i 30 anni di questo sogno e di questa profezia, con tanti buoni progetti».

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