Luogo di spiritualità, di custodia del creato e insieme di accoglienza delle persone più fragili e “invisibili” a sud di Milano, traduce nei fatti l’«ecologia integrale» auspicata da papa Francesco per coniugare la dimensione ambientale con quella sociale

di Annamaria BRACCINI

Centro_Nocetum
Il complesso di Nocetum

Immerso nel verde, “porta” di accesso al Parco agricolo sud Milano, inserito nel Cammino dei Monaci che hanno fatto la storia del Medioevo cristiano in Italia, eppure – se solo si alza lo sguardo – è circondato dai classici palazzoni della periferia metropolitana. È Nocetum, da anni luogo di spiritualità, accoglienza, condivisione e dialogo, oggi Associazione Cooperativa sociale, riconosciuta per il suo impegno a favore dell’«ecologia integrale della persona», come Comunità Laudato si’. Un laboratorio in progress, un’esperienza virtuosa che coniuga ambiente, lavoro, futuro, perché tutto è connesso nel pianeta che speriamo, per parafrasare il tema della 49ma Settimana sociale dei Cattolici italiani, che si svolgerà a Taranto dal 21 al 24 ottobre (www.settimane sociali.it).

«La storia di Nocetum inizia con la preghiera nella chiesetta dedicata ai Santi Filippo e Giacomo, che abbiamo scoperto essere luogo di rifugio per i primi cristiani di Milano in fuga dalle invasioni barbariche. Come allora, anche nel terzo millennio Nocetum continua a essere un rifugio per chi sfugge alla confusione e alla convulsione della città», spiega la responsabile Gloria Mari, che sottolinea come, nei mesi più duri della pandemia, «tanta gente del quartiere sia venuta qui per accendere una candela e pregare».

Ma dagli inizi nel 1988 come Nocetum è divenuto un simbolo di coesione sociale e sostenibilità ambientale? «Venendo da una spiritualità che risente molto della vicinanza dell’abbazia di Chiaravalle e di altre realtà legate al monachesimo – risponde Gloria Mari -, abbiamo sentito, poi, negli anni la necessità di abbinare alla preghiera anche una fattibilità». Insomma, accanto all’ora, anche il labora. «Ricordo che il cardinale Martini ci disse di ascoltare i bisogni della città. E, così, con molto coraggio, e un poco di incoscienza, abbiamo affittato la Cascina Corte San Giacomo, allora abbandonata e nel cuore di una zona di forte degrado sia ambientale, sia civile».

Da allora, lo sviluppo di tante attività diversificate. «Nel tempo il labora è diventato una parte fondamentale della nostra esistenza, per cui ora siamo orientati all’accoglienza: da quella originaria dell’offerta di uno spazio di fede, alla creazione di una comunità educativa mamma-bambino. Nella ristrutturazione della Cascina abbiamo sempre pensato primariamente alle persone fragili e più disagiate. Oggi diamo un tetto sicuro a mamme in difficoltà con i loro bimbi, inviate dai Servizi sociali della Città metropolitana. Siamo infatti una “Comunità educativa-alloggio per l’autonomia”, convenzionata con il Comune di Milano e accreditata con Regione Lombardia».

La storia di Daisy

Così a raccontare la sua vicenda si avvicina Daisy, originaria della Bolivia: «Sono arrivata nel 2017, dopo essere stata in Spagna. A Milano vivo dall’aprile scorso e ora finalmente sono qui: faccio le pulizie, sistemo i tavoli, aiuto nel servizio catering. Ho ricevuto aiuto per mezzo della mia assistente sociale, che mi ha portato a Nocetum, perché ero di fatto una senzatetto. Spero di sistemarmi con il lavoro e di trovare un’abitazione, però con una bambina è più difficile», aggiunge, tenendo per mano la sua Diana, 3 anni a novembre.

Una storia purtroppo come tante altre, di quelli che il cardinale Dionigi Tettamanzi chiamò «gli invisibili», perché ci passano accanto e non ci accorgiamo della loro esistenza, delle fatiche, della sofferenza che assume molti volti. Per questo, continua Mari, «ci occupiamo di inserimenti lavorativi, sempre di persone svantaggiate, che permettono di portare avanti l’area produttiva di Nocetum: un ettaro di campo da coltivare, con i prodotti da trasformare, il nostro laboratorio, la cucina a chilometro zero».

Anzi, a metri zero, perché a Nocetum, si cammina davvero tra le zolle, le erbe aromatiche, gli alberi da frutto. A coltivare e ad accudire gli animali (che, però, non servono per fini alimentari), insieme a professionisti e tirocinanti, c’è Elias, 22 anni, perito agrario, prima volontario e oggi regolarmente assunto: «Produciamo tutto in modo biologico, non usiamo pesticidi o insetticidi», puntualizza.

E il sogno per il futuro? «Andare sempre avanti e sempre meglio – conclude Gloria Mari -. Facendo tutto quello che già stiamo offrendo con l’anima che ci ha mosso fin dagli inizi. Ossia nella logica di quella ecologia integrale che è stata indicata dai più recenti Pontefici e da papa Francesco, appunto nella Laudato si’. Vogliamo abbinare la dimensione sociale con l’accoglienza per gli ultimi; l’aiuto per le fasce più svantaggiate con le dimensioni ambientali, della custodia del creato, e spirituale, da vivere, per noi cristiani, a livello diocesano e di Chiesa locale. Quindi, con una visione integrata, uno sguardo pieno, che non è solo lo sviluppo di una parte a favore di un’altra».

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