Rossella Guaragni, 45enne milanese, pronuncerà il suo “sì” definitivo nella celebrazione presieduta dal cardinale Scola nella Basilica di San Lorenzo Maggiore: «Questa consacrazione mi permetterà di servire la Chiesa pur continuando il mio lavoro»

di Luisa BOVE

Rossella Guaragni

Dopo sette anni di cammino e discernimento nell’Ordo Virginum, sabato 3 settembre Rossella Guaragni pronuncerà il suo “sì” definitivo davanti a Dio e alla Chiesa. A presiedere la solenne celebrazione alle 10 nella Basilica di San Lorenzo Maggiore (corso di Porta Ticinese 39, Milano) sarà il cardinale Angelo Scola, alla presenza della comunità, di fedeli, parenti e amici.

Rossella (45 anni), nata a Pioltello, ora vive a Milano, in zona San Siro: aiuta in parrocchia mantenendo il suo impiego. «Mi sono diplomata in Ragioneria alla fine degli anni Novanta, quando le banche cercavano personale – racconta -. Ho partecipato a tre concorsi e li ho vinti, così ho potuto scegliere dove andare a lavorare. Altri tempi…».

E la sua vocazione come è nata?
Sono sempre stata impegnata in parrocchia come educatrice, prima come catechista dei bambini delle elementari e poi con i ragazzi più grandi. L’arrivo di un prete giovane in parrocchia ha favorito la ricerca di senso per la mia vita. Intorno ai vent’anni lavoravo già in banca: con fatica cercavo di tenere insieme il desiderio di una vita spesa per gli altri e per il Signore con un lavoro che era tutt’altro. Mi ero avvicinata alle Piccole Sorelle del Vangelo, ma poi mi sono accorta di avere uno spirito più diocesano che missionario. Poi amici e sacerdoti hanno iniziato a dirmi: «Hai mai pensato all’Ordo Virginum?», «Ti vedrei bene nell’Ordo Virginum»…

A quel punto cosa ha fatto?
Mi sono detta: «Vado a conoscerlo». Ero già su questa linea, perché stavo cercando un Istituto secolare o comunque una forma di consacrazione per «rimanere nel mondo» e non in una congregazione religiosa. Fin dall’inizio mi sono ritrovata molto in questo aspetto dell’essere presente nel mondo del lavoro. Sono sempre stata convinta che bisogna vivere in tutti gli ambienti da cristiani. Questa forma di consacrazione mi dà la possibilità di rimanere a contatto con i miei colleghi e disponibile allo sportello con i clienti.

Però non spende la sua vita solo in banca?
No. Abito a Milano, presso la parrocchia Beata Vergine Addolorata in San Siro, dove vivo l’esperienza di vita fraterna con i sacerdoti presenti, perché la struttura è molto grande. C’è però autonomia e ognuno ha la propria stanza; poi mangiamo insieme, condividiamo alcuni momenti di preghiera durante la giornata e ci confrontiamo sul Vangelo della domenica. Vivendo lì sono disponibile in oratorio il sabato e la domenica. Inoltre seguo i giovani universitari.

Cosa rappresenta per lei la consacrazione perpetua?
È come arrivare a un traguardo, a un momento molto atteso. In questi ultimi mesi mi sto accorgendo quanto fosse desiderato. Ho scelto di donare la mia vita a Dio: ora c’è un gesto ufficiale e la Chiesa che mi riconosce questa vocazione, questa chiamata. Significa aprirsi a qualcosa di nuovo, anche se non so come sarà dal 4 settembre. Esteriormente mi dico: «Non cambia niente», e i miei colleghi mi rivedranno come sempre al lavoro. Dentro di me però qualcosa cambia…

Quale consiglio darebbe oggi a una giovane?
Le direi di cercare il senso della sua vita, come spenderla, come donarla. Non è facile districarsi nel mondo di oggi, ci sono tante proposte e tante forme di vita. Occorre avere molta pazienza e affidarsi alle persone che abbiamo vicino (educatori, sacerdoti, suore…) che sanno guidarci. A volte aprirsi e confidarsi con qualcuno permette di farsi aiutare a scoprire la propria strada.

 

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