Assicurano l’assistenza religiosa e promuovono la Pastorale della salute

di Nino PISCHETOLA

Sono 173 i cappellani in servizio pastorale nella Diocesi di Milano. Tra questi ministri ordinati figurano sacerdoti diocesani, extradiocesani, preti stranieri con permesso di studio, religiosi/e, nonché i diaconi. Assicurano l’assistenza religiosa in ospedali, case di cura e case di riposo situate nel territorio della Diocesi. Istituite dal Sinodo Diocesano 47°, le Cappellanie ospedaliere sostituiscono le precedenti Delegazioni Arcivescovili e Rettorie Indipendenti o sono state costituite per la prima volta dove si trovino uno o più presbiteri.

Un Protocollo d’Intesa firmato il 21 marzo 2005 dalla Regione Lombardia e dalla Regione Ecclesiastica Lombarda norma la disciplina del Servizio di assistenza religiosa negli Enti sanitari pubblici e privati accreditati.

Il servizio di assistenza religiosa è da sempre presente nelle istituzioni sanitarie, ne è responsabile il ministro ordinato e ha per oggetto le attività dirette all’amministrazione dei sacramenti, alla cura pastorale degli operatori sanitari, dei malati e dei loro famigliari, alla catechesi e all’esercizio del culto. Questo servizio, inoltre comprende la promozione di attività culturali a carattere religioso, il contributo in materia di etica e di umanizzazione nella formazione degli operatori sanitari, l’eventuale partecipazione nel Comitato Etico, l’attenzione al dialogo interconfessionale ed interreligioso, la promozione del volontariato.

Per lo svolgimento adeguato della sua missione accanto ai malati, oltre a una profonda spiritualità, il cappellano possiede una competenza e preparazione professionale che gli permettano sia di conoscere adeguatamente la psicologia del malato e di stabilire con lui una relazione significativa, sia di praticare una valida collaborazione interdisciplinare. Il cappellano è centro e propulsore di un’azione tesa a risvegliare e sintonizzare tutte le forze cristiane presenti nell’ospedale, anche quelle potenziali.

Inoltre, da alcuni anni la pastorale della salute, anche per l’impostazione sanitaria che favorisce la deospedalizzazione costituendo un’ampia rete di assistenza extra-ospedaliera domiciliare, ha oltrepassato le mura dell’ospedale coinvolgendo l’intera comunità territoriale e parrocchiale.

Per questo motivo uno dei compiti dei sacerdoti, sia di quelli che operano nelle istituzioni sanitarie in qualità di cappellani sia dei parroci e dei loro vicari, è appunto quello di coinvolgere nella pastorale della salute i fedeli laici.

Ti potrebbero interessare anche:

Questo sito fa uso dei cookie soltanto per facilitare la navigazione Maggiori Informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi