Il volume, che raccoglie tra le altre anche le testimonianze di due sacerdoti ambrosiani, è stato presentato a mons. Mario Delpini sabato 4 gennaio in Arcivescovado

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«I sacerdoti non sono indenni dalla malattia perché la fede non è un talismano che rende immuni dalla sofferenza fisica e psicologica. Sono come ognuno di noi. Il sacerdote nella malattia sperimenta come l’amore di Dio non protegge da ogni sofferenza, ma protegge in ogni sofferenza». Lo scrive Vittore De Carli, nell’introduzione al suo ultimo libro Come seme che germoglia. Sacerdoti nella malattia (Lev – Libreria editrice vaticana, 124 pagine, 11 euro), con la prefazione del cardinale Angelo Comastri, inserito nella collana «I volti». Il libro, presentato a Roma a dicembre, è stato consegnato a mons. Mario Delpini, sabato 4 gennaio in Arcivescovado.
I «volti» di questo volume sono quelli di 12 sacerdoti che hanno dovuto fare i conti con la malattia o la disabilità. Ed è la provocatoria «contabilità» evangelica del «centruplo quaggiù» quella che si fa incontro dai loro racconti. De Carli, giornalista e scrittore, dal 2011 presidente dell’Unitalsi Lombarda, ne ha raccolto le storie senza farne «santini», ma restituendo figure e vicende con le luci, le gioie, le consolazioni della loro condizione, senza mai nascondere fatiche e dubbi. E la provocazione feconda, che i preti ammalati o disabili rappresentano per la Chiesa e la società d’oggi, assediate dalla «cultura dello scarto». Come non esistono vite di scarto, così non esistono «preti di scarto», anche quando sono inchiodati a una carrozzina o a un letto d’ospedale. Tra i 12 sacerdoti, un paio sono ambrosiani: don Mario Monti, malato di Sla, che tutti i giorni celebra la Messa nella chiesetta dell’Assunta, in fondo a via Ripamonti a Milano; don Mario Galbiati, fondatore di Radio Maria e Radio Mater, artefice dell’apostolato radiofonico tra carrozzina e dialisi.
«Il cuore di Vittore ci fa scoprire storie di vero eroismo sacerdotale. Il sacerdote, soprattutto nella società contemporanea, deve lottare contro l’indifferenza per aprire strade a Gesù nel cuore della gente. E, in questa difficile opera di rievangelizzazione, i sacerdoti ammalati sono un sostegno, una forza, un vero carburante che tiene acceso lo zelo degli apostoli di oggi», scrive il cardinale Comastri nella prefazione.
Il libro mostra come il prete ammalato o disabile è anzitutto una provocazione per la comunità cristiana, chiamata a non emarginarlo bensì a riconoscerlo come dono. Ma la sfida è per lo stesso sacerdote, chiamato a riconfigurare la propria missione, servizio alla Chiesa, appartenenza al presbiterio. Perciò non va lasciato solo. E serve una comunità che lo sappia ascoltare, accogliere, valorizzare. La storia di questi preti «è storia di un seme che – nella malattia, nella disabilità, nella sofferenza e nell’amore – germoglia e porta frutto, per il bene di tutti», scrive De Carli nell’introduzione. E questo è davvero un libro nato dall’ascolto. E dalla capacità di farsi prossimo a chi soffre. Nello stile dell’Unitalsi. Per questa via è possibile raccogliere «germogli» e «frutti» per il bene di tutti.
I proventi del libro saranno destinati alla realizzazione di un polo di accoglienza per i genitori costretti a lasciare le case per il ricovero dei loro bambini nelle grandi strutture ospedaliere milanesi prendendo spunto dal «Progetto dei piccoli» di Unitalsi, già in atto in alcune città italiane. La casa di accoglienza, intitolata a Fabrizio Frizzi, sarà un edificio di tre piani, tutto da ristrutturare, per 250 metri quadrati complessivi e si troverà accanto al santuario della Madonna delle Grazie all’Ortica.

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