Lo scopo della catechesi è l’offerta della possibilità di far risuonare la parola di Dio che in modo speciale si diffonde attraverso l’incontro con le pagine della Sacra Scrittura

di Marco PARRAVICINI
Formatore catechisti dell’iniziazione cristiana

«Dio invisibile per il suo immenso amore parla agli uomini come ad amici e si intrattiene con essi per invitarli ed ammetterli alla comunione con sé» (Dei Verbum, n. 2). Lo scopo della catechesi è l’offerta della possibilità di far risuonare la parola di Dio che in modo speciale si diffonde attraverso l’incontro con le pagine della Sacra Scrittura.

La prima attenzione da avere sarà quella di “dare tempo” al testo: la fretta è infatti la sua maggior nemica, esso vive di necessari tempi lunghi. Dare tempo vuol dire che il catechista può prepararsi pregando sul brano personalmente o in équipe, magari attraverso la lectio divina prima di offrirlo ai suoi ragazzi. Bisogna poi dare tempo all’incontro con il testo affinché esso possa respirare e scongiurare così il rischio dell’appiattimento sul suo (presunto) significato, sul suo messaggio o su ciò che “vedo io catechista” in questo momento. Non si tratterà allora di «tirare fuori» qualcosa dal testo, ma piuttosto sarà l’invito a entrare in esso, come in un mondo nuovo, sapendo che è storia della Salvezza, storia delle condizioni in cui la Salvezza di sempre può raggiungerci qui e ora.

L’immersione nel mondo biblico sarà graduale e continuo. Dobbiamo abituare i ragazzi a farsi raggiungere dalle novità che il testo biblico vorrà dischiudere a ogni suo incontro. L’innesto tra la vita delle pagine bibliche e le nostre vicende concrete potrà essere vissuto in molti modi. Wittgenstein diceva che «il mio lavoro consiste di due parti: di quello che ho scritto, e inoltre di tutto quello che non ho scritto». La considerazione degli spazi bianchi potrà essere formidabile chiave di accesso al testo. Pensiamo per esempio alla chiamata di Matteo così come viene raccontata dai sinottici: due semplici versetti che dipingono in maniera quasi meccanica «l’alzati» (la sua traduzione migliore sarebbe «risorgi») e il «seguimi». Come se fosse la sintesi di una scelta che rivela però una vita molto più complicata e drammatica.

Altre volte saranno le stranezze di un testo ad attirarci a lui. Pensiamo all’episodio delle nozze di Cana. Perché il primo miracolo, in Giovanni, è così modesto? Perché alcuni elementi importanti vengono taciuti (nome degli sposi, descrizione della festa…), mentre altri di poco conto vengono inseriti (il «terzo giorno», le sei giare e la loro descrizione)? E poi, cosa significa che Gesù manifesta la sua gloria dando vino a gente già ubriaca (o quantomeno alticcia)?

Anche l’ingresso nel vissuto dei vari personaggi attraverso le tecniche della drammatizzazione risulta un’ottima opportunità di servizio al testo, così come la considerazione delle sue rappresentazioni attraverso le produzioni artistiche e letterarie disseminate nella storia. Il buon servizio alla scrittura si conclude con questa domanda nel cuore del suo «abitante»: «e io ora, che faccio?». Qui il catechista si ferma per lasciare spazio alla libertà del suo interlocutore di poter rispondere alla parola di Salvezza incontrata che sta risuonando nel suo cuore.

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