L’Arcivescovo visita Sant’Antonio Maria Zaccaria e incontra i sacerdoti del Decanato. Il parroco don Gregorio Valerio: «È l’occasione per riscoprire la nostra identità e missione»

di Cristina CONTI

Don Gregorio Valerio

Domenica 19 gennaio il cardinale Angelo Scola è in visita alla parrocchia di Sant’Antonio Maria Zaccaria a Milano, sui Navigli. Alle 10.30 celebrerà la Messa; seguirà un momento di saluto e di festa con i ragazzi e poi incontrerà a pranzo i preti del Decanato Navigli.
Quali sono le caratteristiche pastorali e sociali del territorio? L’abbiamo chiesto al parroco don Gregorio Valerio.

Come vi siete preparati a questa giornata?
La visita dell’Arcivescovo avviene in un momento molto importante per la nostra comunità, il 50° anniversario della parrocchia. È un’occasione propizia per ricordare, per fare il punto della situazione in prospettiva del futuro. L’incontro con il Cardinale deve aiutarci a riscoprire la nostra identità e missione. La parrocchia è nata nel 1963 con un decreto del cardinale Giovanni Colombo, uno dei primi dalla sua nomina a Milano. A quell’epoca il quartiere stava nascendo: negli anni ’60 ci sono state le prime costruzioni in via dei Missaglia e la popolazione proveniva prevalentemente da altre zone della città o dal resto d’Italia. L’attenzione all’altro è sempre stata molto forte.

Oggi invece com’è la situazione?
È un quartiere tranquillo con palazzoni, ma anche molto verde. Ci sono molte strade poco battute. E due aree particolarmente importanti: il parco Ticinello, che si sta attrezzando con iniziative per la popolazione, e Cascina Campazzo, che è già molto attiva con eventi e momenti di aggregazione legati al rispetto per la natura. Proprio questa settimana c’è stato il Falò di Sant’Antonio con la benedizione degli animali. Con il passare degli anni il quartiere è diventato sempre più multietnico e negli ultimi tempi sono arrivate molte famiglie straniere provenienti soprattutto da Nord Africa, Sri Lanka e Sud America. Alcuni palazzi sono abitati esclusivamente da immigrati. Si tratta di persone spesso in grosse difficoltà economiche. Ma la crisi ha creato molti problemi anche alle famiglie italiane.

Come cercate di aiutare queste persone?
Attraverso i Centri di ascolto e la Caritas. Diamo indicazioni su come procedere, parecchie decine di famiglie vengono assistite con pacchi viveri, altre ricevono sussidi per le bollette. Cerchiamo di fare il possibile per tutti.

Dal punto di vista pastorale come siete organizzati?
L’obiettivo è quello di essere una “comunità alternativa”, così come ha suggerito il cardinale Carlo Maria Martini nel ’96 nella sua lettera Ripartire da Dio. Riscoprire lo stile evangelico, cercare di viverlo, costruire rapporti animati dalla carità. Certo, è più facile a dirsi che a farsi, ma comunque ci proviamo. Cerchiamo poi di essere testimoni con la vita, rifacendoci ai programmi pastorali del cardinale Dionigi Tettamanzi prima e adesso del cardinale Scola. Dalla cura della celebrazione eucaristica, all’impegno educativo in oratorio, dal coinvolgimento delle famiglie all’attenzione verso chi ha bisogno. È bello sottolineare poi la grande apertura della comunità verso le missioni: alcuni preti da qui sono partiti come fidei donum in terre lontane, due per esempio sono andati in Brasile. Un’esperienza che sicuramente allarga gli orizzonti di tutti. Dal 1967 sono presenti in parrocchia almeno due Piccole Apostole della Carità: la loro presenza è molto importante per creare collegamento e armonia tra le persone.

Ragazzi e giovani frequentano assiduamente?
L’oratorio è particolarmente vivo grazie all’ottima direzione di don Martino Rebecchi, il coadiutore, insieme a catechiste, educatori e animatori. Nell’oratorio feriale la presenza è di circa 250-300 persone. Da non molto poi sono stati ristrutturati gli ambienti sportivi e i molti ragazzi sono impegnati in gruppi di calcio e pallavolo: un’iniziativa che permette di sfruttare le possibilità aggreganti ed educative dello sport. Molto frequentata è anche l’attività teatrale. In questo caso i ragazzi organizzano insieme ai loro responsabili vere e proprie rappresentazioni inventate nel testo e nella musica, spettacoli mirati e di contenuto educativo.

Anziani. Ce ne sono molti?
Sì nel primo insediamento del quartiere abbiamo palazzi abitati solo da loro. Per lo più queste persone sono impegnate nelle attività organizzate dal Comune, il nostro gruppo della terza età riesce a raggiungerne solo poche decine rispetto alle parecchie centinaia presenti.

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