Al Servizio accoglienza milanese giungono richieste d’aiuto non più solo da chi vive per strada, ma anche da disoccupati, persone con problemi abitativi o difficoltà relazionali. Ne parliamo con Alessandro Pezzoni di Caritas Ambrosiana

di Cristina CONTI

Maschio, tra i 35 e i 54 anni, disoccupato e con pochi legami personali. Questo l’identikit di chi si rivolge al Sam (Servizio accoglienza milanese), dedicato agli italiani, lo zoccolo duro dei senzatetto nel capoluogo lombardo. Persone gravemente colpite dalla crisi economica e che non riescono più a farcela da sole. E le difficoltà aumentano in inverno. Quando le temperature scendono, per chi è senza dimora vivere per strada diventa più duro, mentre per chi una casa ce l’ha si aggiungono spese su spese. Ma quali sono i principali problemi di chi oggi vive ai margini della società? L’abbiamo chiesto ad Alessandro Pezzoni, dell’Area grave emarginazione di Caritas Ambrosiana.

Nell’ultimo anno si sono rivolte a voi 692 persone. Il numero è diminuito o aumentato rispetto al passato?
Dopo l’apertura di altri servizi, come la Casa della Carità, abbiamo registrato una flessione. Quest’anno invece i numeri sono tornati a crescere.

Al Sam nell’ultimo anno si sono rivolti prevalentemente uomini, l’80,3% dei casi. Come mai secondo lei?
Il dato di genere è una costante. Non solo per Milano e l’Italia, ma anche per gli altri Paesi europei. Molti studi a questo proposito hanno messo in luce come le donne, in genere, “reggano” meglio le situazioni di disagio. Forse molte di loro non vengono al Sam perché è un ambiente frequentato in prevalenza da uomini. Ma certamente quante si rivolgono a noi, che offriamo un servizio di bassa soglia, hanno comunque alle spalle situazioni più disastrate rispetto a quelle degli uomini.

Si sono rivolti a voi soprattutto adulti in età lavorativa (85%). La disoccupazione sta aumentando drasticamente l’emarginazione?
Certo. Tra i vari problemi, quello del lavoro è il più sentito: si tratta prevalentemente di persone che si trovano dall’oggi al domani senza un’occupazione e non riescono più a reinserirsi nel mercato, perché troppo avanti con gli anni (la percentuale, infatti, è alta soprattutto nella fascia d’età che va dai 35 ai 54 anni, il 51,3% dell’utenza) oppure perché hanno un titolo di studio troppo basso (il 18,6% ha solo la licenza elementare, la media inferiore o una qualifica professionale).

Celibi, separati, divorziati e vedovi: il 28,7% di chi viene al Sam non ha un coniuge con cui condividere difficoltà e problemi. Questo è un altro elemento caratteristico di chi vive per strada o comunque si trova in una condizione di marginalità grave?
Sì. Si tratta di persone che hanno relazioni parentali o amicali ridotte al minimo o addirittura inesistenti. E questo indica quanto sia importante la rete familiare di fronte alle difficoltà. Avere qualcuno con cui parlare e confrontarsi è sicuramente importante.

Quali sono i principali bisogni di chi si rivolge a voi?
Fino a qualche anno fa venivano da noi quasi esclusivamente persone senza fissa dimora. Oggi, anche se questi rimangono la maggioranza (74,3%), si sono aggiunte persone che hanno problemi abitativi oppure si trovano senza lavoro da più (54%) o meno tempo (38%) o che comunque hanno un reddito insufficiente per far fronte alle esigenze di ogni giorno. Ci sono poi persone che hanno anche dipendenze o difficoltà nelle relazioni personali. Tra le richieste che arrivano, inoltre, è importante sottolineare che l’89% riguarda il sostegno personale, il 15% l’abitazione e il 10% l’aiuto economico (per pagare le bollette o fare la spesa.

Come aiutate queste persone?
Attraverso l’ascolto e la costruzione di un progetto personale. Cerchiamo soprattutto di orientarli agli altri servizi presenti sul territorio, secondo le problematiche specifiche che ciascuno di loro presenta. Presso il Sam, inoltre, grazie a un accordo che da tempo esiste con il Comune di Milano, oltre 330 persone, che non sono prese in carico da nessun servizio pubblico, hanno la propria residenza anagrafica.

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