Redazione

Andreina Colombo, milanese doc, 97 anni compiuti, è una figura esile, ma il suo spirito è ancora forte e la mente lucida. Fino a due anni fa viveva a casa sua,ora è all’istituto “Panigarola”. Gli ultimi compleanni li ha festeggiati nella casa di riposo; il Natale, però, è un giorno speciale, perché i figli vengono a prenderla al mattino per riportarla in via Panigarola la sera.

di Luisa Bove

Andreina Colombo, milanese doc, 97 anni compiuti, è una figura esile, ma il suo spirito è ancora forte e la mente lucida. Fino a due anni fa viveva a casa sua, in zona Bicocca, autonoma e indipendente. Ora è alla Residenza sanitaria assistenziale “Virgilio Ferrari”, più conosciuta a Milano come l’istituto “Panigarola”.
Gli ultimi compleanni li ha festeggiati nella casa di riposo: «Sono nata il 16 maggio 1910», dice con orgoglio. Il Natale, però, è un giorno speciale, perché i figli vengono a prenderla al mattino per riportarla in via Panigarola la sera. «L’anno scorso ho passato il Natale con i miei figli (due maschi e una femmina) e i nipoti, sono andata a casa loro – spiega Andreina -. Ci siamo divertiti molto. È bello tornare a casa, tutti mi fanno festa, soprattutto i bambini, nipoti e pronipoti. Mi fanno anche tanti regali. Quando ero ancora a casa, invece, il Natale si faceva da me».

Poi i ricordi vanno al marito, un toscano «che ho conosciuto ballando», dice. «Lavorava alla Pirelli, mentre io ho fatto la magliaia tutta la vita: facevo cose molto belle, anche per bambini. Tutti i golf che ho li ho fatti io. Ho iniziato a lavorare giovanissima in un grande stabilimento e sono rimasta lì fino alla pensione. Ho insegnato il mestiere a moltissime ragazze e ho salvato molti loro sbagli». In realtà Andreina non ha ancora smesso di lavorare, si è solo presa una pausa… «Faccio ancora scarpine per i bambini, che poi danno ai poveri, perché sono magliaia», insiste, come se per lei il pensionamento non fosse mai arrivato.

«Quando sono venuta qui, due anni fa, faticavo a muovere le mani», spiega l’anziana ospite, Eppure fino a 95 anni ha vissuto nel suo appartamento. «Poi non ho più potuto rimanere a casa – racconta -, perché il medico ha detto di non lasciarmi sola. Abbandonare la mia casa è stato doloroso, ci vivevo da 55 anni, lì erano nati e cresciuti i miei figli. Era una bella casa, l’avevamo avuta dalla Pirelli, che allora dava l’abitazione ai suoi operai. La tenevo pulita, ordinata e mettevo la cera. Anche il mio balcone era pieno di fiori. Mi è spiaciuto lasciarla, con la fatica che avevamo fatto io e mio marito, ma ora è passata anche questa. Ora non è più come una volta: noi inquilini eravamo molto affiatati, ci volevamo bene, specie io e la mia vicina. Il mondo è cambiato e oggi si ha paura a stare in casa: girano malintenzionati, gli ultimi tempi non aprivo più a nessuno, di certa gente non c’era da fidarsi. Sono dovuta venir via, ma qui mi sono adattata subito».

In effetti si vede che Andreina è serena, saluta e sorride a tutti per i corridoi, si ferma a chiacchierare con un volontario della Comunità di Sant’Egidio che frequenta la casa di riposo e gli chiede: «Come sta il tuo bambino?». «Faccio amicizia con tutti – ammette la decana del Panigarola -, è il mio carattere. Se posso, aiuto chi ha bisogno. Come si fa a non fare un piacere a questi vecchietti come me? Non sono capace di stare ferma, anche a casa con tre bambini ho sempre lavorato tanto, poi andavo in stabilimento, nel maglificio avevamo ancora le macchine a mano».
Poi riprende: «Per ora sono autonoma, mi arrangio ancora da sola a vestirmi, a mangiare… Invece qui c’è chi la mattina ha bisogno di essere vestito».

Per il pranzo si sposta nella sala comune, si muove senza difficoltà con il suo bastone, poi torna nella sua camera, che condivide con un’altra donna: «Prima c’era Angela, che però è morta e mi dispiace, aveva 103 anni. Adesso c’è un’altra signora, molto gentile e più giovane di me». I momenti più belli della casa di riposo sono le feste, «perché si balla, si canta, ci si muove un po’», spiega l’anziana ospite. Una volta al mese si festeggiano i compleanni e quando inizia la musica Andreina non rinuncia a ballare, muovendosi a ritmo e ricordando i balli con suo marito. Nella casa di riposo non si sente certo abbandonata: «Mia figlia viene tre volte alla settimana». Oltre a trascorrere il suo tempo con le altre ospiti, fa ancora qualche lavoretto a maglia e legge libri, soprattutto quelli di Lyala, perché «parlano d’amore e mi fanno ricordare i tempi in cui ho conosciuto mio marito».
Nella residenza in zona Corvetto Andreina si trova bene, ma «quando vedo qualcosa di sbagliato non sono contenta», ammette. «Il personale deve avere pazienza e rendersi conto che alcune donne non capiscono più. Io stessa a volte sbaglio perché, siccome riesco a fare le cose, penso che anche gli altri siano in grado, ma non è così».

Al “Panigarola” la domenica c’è la messa e durante la settimana le ospiti che lo desiderano si ritrovano insieme a recitare il Rosario. «Io non sono un’esagerata – spiega Andreina -, però prego sempre il Signore, lo invoco tante volte e gli chiedo di aiutarmi. E lui mi aiuta, davvero. Penso però a tante donne che non riescono a fare le cose o che non sono più in grado di capire: mi dispiace vedere che soffrono. Io capisco ancora, grazie a Dio, e sono autonoma».
E il prossimo Natale andrà ancora in famiglia? «Non lo so – dice la donna -, spero di star bene e di non morire prima. Tante volte dico: “È meglio morire!”, ma poi mi dispiace, perché voglio veder crescere i miei nipotini, che mi guardano e mi chiamano nonna, anche se io sono la bisnonna…».

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