I fidei donum ambrosiani spiegano come stanno prendendo corpo le iniziative di accoglienza di pellegrini provenienti dalle loro terre di missione

di Luisa BOVE

Family 2012

«Quando sono stato in Italia a settembre per le mie vacanze annuali – racconta don Maurizio Cacciola, fidei donum a Lezhe in Albania e da qualche mese responsabile diocesano per le famiglie – mi sono procurato il sussidio con le 10 catechesi in preparazione all’incontro mondiale. Tornato in Albania, ho scoperto che esiste una commissione nazionale (con a capo uno dei 6 Vescovi dell’Albania) che ha già organizzato il pellegrinaggio».

Don Maurizio, parlando con questo Vescovo, ha saputo però che non ci sarebbero stati finanziamenti per gli albanesi e così «il mio entusiasmo iniziale si è sgonfiato, insieme a quello del Vescovo in questione». «Insieme al mio parroco, don Enzo Zago, avevamo deciso con i nostri Consigli pastorali parrocchiali di individuare alcune famiglie all’interno dei nostri 6 villaggi, dove far convergere altre famiglie per proporre, di volta in volta, una catechesi, indipendentemente dal fatto che si vada o meno a Milano».

Ora l’unica possibilità per riuscire a far partecipare qualche famiglia albanese all’Incontro mondiale del 2012 è di cercare fondi presso le parrocchie ambrosiane. «In effetti, fin da settembre – dice don Maurizio – la mia comunità di origine (Sacconago di Busto Arsizio) mi aveva lanciato l’idea del gemellaggio, che però avevo rifiutato perché dicevo di non poter pensare solo ai nostri 6 villaggi, ma di dover avere uno sguardo diocesano». Ma ora, spiega don Maurizio, «la diocesi di Sape aspetta di sapere da me che cosa fare». La decisione non tarderà, anche grazie alla telefonata di invito arrivata da don Antonio Novazzi dell’Ufficio missionario ambrosiano. «Mi rivolgerò di nuovo alle comunità cristiane della diocesi di Milano, in cui ho lavorato fino al 2009, per cercare aiuto – dice convinto il fidei donum in Albania -. La diocesi di Sape ci sarà!».

Diverso è ciò che avviene a Lusaka, in Zambia. «In diocesi non si è parlato per nulla di questo incontro e non è stato evidenziato in nessun calendario della Chiesa mondiale – ammette don Francesco Airoldi, fidei donum in Africa -. A noi non è stato recapitato alcun sussidio per catechesi, forse perché non esiste una pastorale familiare diocesana, né un ufficio per le famiglie. Semplicemente c’è un’esperienza di spiritualità familiare chiamata Marriage encounter che organizza corsi di formazione per coppie in una prospettiva cristiana dell’amore».

«Noi della parrocchia di St. Maurice di Lusaka – continua il sacerdote – manderemo una famiglia all’Incontro mondiale, una famiglia che ha frequentato il corso di spiritualità familiare e che cerca di vivere bene la vita cristiana. Per adesso sono in 5, ma ad aprile nascerà un altro figlio che verrà a Milano a meno di un mese dalla nascita. Il parroco della mia parrocchia di origine, don Fidelmo Xodo, con un gruppo famiglie e il Consiglio pastorale hanno deciso di sponsorizzare una famiglia dello Zambia per questo incontro». La famiglia africana, che vive oggi nel poverissimo compound di Kanyama, sarà ospitata a Vignate per un mese, dal 21 maggio al 20 giugno, dove la comunità si prenderà cura di lei. «Il padre, Geoffrey Mwandila, è l’unico a parlare bene in inglese e ora sta studiando un po’ l’italiano per riuscire a comunicare».

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