Il ricordo dell’ex Rabbino capo di Roma, scomparso alla soglia dei 100 anni, attraverso la preghiera ebraica per la pace universale che elevò ad Assisi il 27 ottobre 1986

di monsignor Pier Francesco FUMAGALLI
Responsabile diocesano Rapporti con l'Ebraismo

Elio Toaff

La Chiesa ambrosiana partecipa profondamente del dolore della Comunità Ebraica per la scomparsa di Rav Elio Toaff, il grande rabbino di Roma che accolse il 13 aprile 1986 nel Tempio Maggiore il sommo pontefice San Giovanni Paolo II, dinanzi al quale riaffermò la paternità universale di Dio per tutti gli uomini, chiamati dal padre alla pace, alla giustizia, alla santità, alla libertà, alla grande speranza dei profeti d’Israele a partire dalla Terra d’Israele, germoglio della redenzione. Egli fu accanto al Papa in numerose altre occasioni, profeta di pace e di concordia, e il 27 ottobre 1986 ad Assisi elevò la preghiera ebraica per la pace universale:

«Il Nostro Dio che è nel cielo, il Signore della Pace, avrà pietà e misericordia di noie di tutti i popoli della terra che implorano la Sua misericordia, la Sua pietà, domandando la pace, perseguendo la pace.
Il Nostro Dio che è nel Cielo dia a noi la forza di agire, di operare e di vivere fino a che si manifesti su di noi lo spirito dell’alto, e il deserto diventi un vigneto, e il vigneto sia considerato un bosco.
E la giustizia avrà sede nel deserto e la carità avrà dimora nel vigneto.
E l’opera della giustizia produrrà pace, e il lavoro della giustizia produrrà tranquillità e sicurezza per sempre. E il mio popolo dimorerà in ambiente di pace, in dimore sicure e in luoghi di riposo tranquilli.
Ed allora, o Signore Dio nostro e Dio dei nostri padri, fa’ che si realizzi per noi e per tutto il mondo quello che ci hai promesso per mezzo del Profeta Michea:

“E avverrà in futuro che il monte della casa del Signore
sarà saldo al di sopra di tutti gli altri monti
e più elevato di tutte le colline,
e a lui affluiranno tutti i popoli.
Si muoveranno molte nazioni dicendo:
Su, saliamo al monte del Signore e alla casa del Dio di Giacobbe,
un modo che ci ammaestri intorno alle Sue strade
e noi possiamo procedere nelle Sue vie.
Allora da Sion uscirà l’ammaestramento
e da Gerusalemme la parola divina.
Egli giudicherà tutti i numerosi popoli,
ammaestrerà le più potenti e remote nazioni,
tanto che spezzeranno le loro spade per farne delle vanghe
e le loro lance per farne delle falci;
nessuna nazione alzerà più la spada contro un’altra
e non impareranno più l’arte della guerra.
Ciascuno sederà sotto la propria vite
e sotto il proprio fico senza timore alcuno.
E’ la bocca del Signore Tsevaoth che ha parlato”.

O Signore che sei nel cielo dai pace alla terra, dai benessere al mondo, poni la tranquillità nelle nostre dimore.
E diciamo Amen!».

 

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