Nel Decanato in cui è in corso la visita pastorale dell'Arcivescovo sono presenti diversi istituti scolastici, molti di ispirazione cristiana, «ma i religiosi che li gestiscono hanno una certa età ed è bene trovare soluzioni alternative: sarà una bella sfida», spiega il decano, monsignor Provasi. Due emergenze: lo spaccio di droga e il lavoro

di Cristina Conti

Silvano Provasi
Monsignor Silvano Provasi

È in corso la visita pastorale dell’Arcivescovo al Decanato di Monza, che proseguirà fino al 20 dicembre. «Il Decanato è formato da tre città: Monza, Brugherio e Villasanta, con rito romano, prolungamento del rito Patriarchino – spiega monsignor Silvano Provasi, arciprete del Duomo e decano di Monza -. È strutturato sulle quattro Comunità pastorali di Monza, le due di Villasanta e Brugherio, la parrocchia del Duomo, quella di San Gerardo e quella dell’Ospedale San Gerardo».

Quali sono le problematiche che dovete affrontare?
Innanzitutto il problema che emerge dal confronto con le realtà sociali è quello educativo, legato in particolare ai preadolescenti. Nel nostro territorio ci sono diversi istituti scolastici, forse anche più di Milano. Abbiamo molti collegi con indirizzo religioso: il Villoresi, quello delle Canossiane, quello dei Dehoniani, quello delle Preziosine, il Guastalla e il Bianconi, delle suore di Santa Maria Bambina. L’aspetto educativo e quello scolastico sono molto legati perché ci stiamo interrogando sulle prospettive che avranno questi istituti. I religiosi che li gestiscono ora, infatti, hanno una certa età e sarebbe un peccato perdere in futuro una così importante ricchezza per il territorio. È bene perciò trovare soluzioni alternative: il collegio dei Dehoniani, per esempio, ora è gestito da una cooperativa. Sarà una bella sfida. Strettamente legato al problema educativo c’è quello della droga. Qui di notte c’è spaccio nelle piazze. Nel suo ultimo intervento il Questore ha sottolineato che non basta darsi da fare per bloccare chi vende, perché l’utenza è alta e le persone si spostano facilmente. È dunque fondamentale dare una buona formazione ai ragazzi. In questi ultimi mesi, per il diffondersi della pandemia, si sta profilando anche il problema del lavoro. Per il momento ancora non si sente, perché qui abitano molte famiglie benestanti che avevano buoni risparmi. Ma andando avanti verrà fuori.

Come è strutturata la visita pastorale?
La visita segue lo schema delineato dall’Arcivescovo nella sua Lettera pastorale di due anni fa: andrà dunque in tutti i luoghi in cui ci sono le persone Non abbiamo potuto preparare questo momento con i consueti incontri, perché avrebbero dovuto svolgersi tra aprile e maggio. Nel 2017, durante la visita precedente, erano stati decisi due o tre passi da compiere per fare un salto in più e ogni parrocchia aveva proposto degli impegni. Adesso dobbiamo vedere come si sono concretizzati. In questo fine settimana c’è stata una celebrazione eucaristica preceduta da un incontro con i genitori dei bambini che hanno iniziato il cammino dell’iniziazione cristiana, per dare un’attenzione particolare all’esperienza che stanno vivendo. Dopo la Messa c’è poi stata la consegna della regola di vita ai nonni, per sottolineare l’aspetto educativo di queste figure che si prendono molta cura dei nipoti. Martedì e giovedì della scorsa settimana, invece, si sono svolti gli incontri con i preti del Decanato e con i giovani. All’interno della visita sono previsti inoltre alcuni momenti di confronto con le realtà locali e, in particolare, il primo sarà con gli industriali cattolici e la Confartigianato, a proposito della situazione economica grave determinata dalla pandemia, della disoccupazione e del sostegno promosso dal Fondo San Giuseppe.

 

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