Molto positivo il bilancio dei campi estivi diffusi grazie al progetto unitario che ha coinvolto una trentina di associazioni sportive, enti del Terzo settore, oratori, fondazioni, la Caritas e il Comune. Un’occasione per una Chiesa in uscita

di Fabrizio ANNARO

«Una via per l’estate» è il progetto che ha messo insieme un numero considerevole di associazioni, fra cui la Caritas di Monza e alcuni oratori della città. Questo progetto «è nato in primavera in pieno lockdown, perché – spiega Giovanni Vergani, educatore della Cooperativa Novo Millennio – si potesse rispondere con efficacia alle esigenze emerse dalle restrizioni imposte dal Covid-19. Fra queste, abbiamo puntato l’attenzione sull’apertura di centri estivi, per permettere a bambini e ragazzi di tornare a vivere una socialità essenziale nella loro crescita. Il coordinamento di questo progetto, affidato ad Asd Ascot Triante,  Asd Silvia Tremolada e Cooperativa Novo Millennio con la Caritas del Decanato di Monza, ha portato alla presentazione di un documento progettuale al Comune di Monza, nel quale si proponeva la creazione di una rete che chiamasse a raccolta associazioni sportive, enti del Terzo settore, oratori, fondazioni e il Comune stesso per una proposta univoca e coordinata di campi estivi diffusi su tutta la città».

Qual è la novità rispetto al passato? «La novità – riprende Vergani – è che siamo riusciti a mettere insieme una trentina di organizzazioni del mondo dello sport, del mondo educativo, degli oratori. Ognuno ha fatto la sua parte, ma dentro una cornice di idee e finalità condivise. Un ruolo importante lo ha avuto anche il Comune di Monza che è intervenuto attivamente in fase di co-progettazione e ha partecipato alla costruzione dell’iniziativa».

Come è stato possibile raggiungere questo risultato viste le differenze fra questi enti? «La pandemia, paradossalmente – suggerisce Vergani – ha messo in luce la necessità di una maggiore collaborazione, di una più intensa solidarietà fra gli enti che promuovono e custodiscono i beni comuni della città. Soprattutto la promozione umana non può essere considerata monopolio della singola organizzazione, ma frutto di un lavoro condiviso».

«All’inizio – interviene don Augusto Panzeri, responsabile della Caritas di Monza – abbiamo avvertito la difficoltà di mettersi in gioco. Questo progetto ha rappresentato un primo passo verso una Chiesa che esce, che si confronta con il territorio, che prova a camminare insieme con altri. Una Chiesa che prende consapevolezza della propria fragilità, una Chiesa che scopre le proprie povertà e che va incontro ai poveri. Una Chiesa che risponde alle sollecitazioni del territorio e che apre le porte a una collaborazione, perché il bene possa fiorire in tanti ambiti, in luoghi diversi che rappresentano una ricchezza per la comunità».

Il progetto è iniziato a fine giugno e si è concluso a inizio settembre con l’apertura delle scuole. Ha coinvolto circa 500 bambini e grazie alla collaborazione di specifici enti che partecipano al progetto, sono stati inseriti circa 100 ragazzini con disabilità. A 50 famiglie è stata “calmierata” o annullata la quota. Hanno collaborato 50 operatori dei diversi gruppi più 20 per la disabilità. Inoltre hanno partecipato circa 50 volontari. Risultati raggiunti grazie alla collaborazione delle tante organizzazioni che hanno aderito e promosso «Una via per l’estate». Fra queste figura anche la Fondazione della Comunità di Monza Brianza che ha sostenuto il progetto con un importante contributo economico.

«Infine – conclude Vergani – questo progetto ha inaugurato un metodo che potrà essere ripreso anche per altri servizi. Oltre a essere una possibile via per l’estate, auspichiamo che questo metodo di collaborazione fra enti del Terzo settore possa essere “Una via per la città”».

 

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